Lee Jung è nato nel 1972 e vive e lavora a Seoul, dopo aver completato un Master in Fotografia presso il Royal College of Art, in Inghilterra.
Il suo progetto Aporia consiste in una serie di fotografie di luoghi desertici in cui l’artista ha creato delle installazioni testuali al neon. L’opera è il frutto di una riflessione scaturita dopo la lettura di Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

Banali dichiarazioni d’amore da innamorati, insipide e prive di poesia, dichiarazioni d’amore che si ripetono mille volte al giorno, estrapolate da canzoni pop o da messaggi di cioccolatini che lascerebbero solo un leggero amaro retrogusto, sono prese dal loro ambiente naturale e gettate in qualche tetro, freddo e solitario deserto in un neon abbagliante. L’effetto è sconcertante.
Jung tenta di riempire nuovamente queste frasi del significato perduto, un significato immediato che la TV, internet e la cultura popolare di massa hanno reso sterile e infantile. Isola parole comuni che sembrano rivelare l’ironia, la solitudine e il dolore delle persone nella società contemporanea. Le isola perché possano essere lette in modo differente, viste in un luogo differente.
Aporia dal greco ἀπορία significa passaggio impraticabile, strada senza uscita. Il vicolo cieco di un amore finito in un luogo desolato e che non può essere risolto con la logica e la filosofia. Jung ci chiede di continuare a sognare ad occhi aperti, di ritrovare il significato di quelle parole, anche attraverso questa combinazione di neon, paesaggi e testo.

















































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