Che poi passavi da quella strettoia del cancello del consorzio ormai devastato. Era notte e sentivi solo il rumore delle bombole smezzate nello zaino, che sballottavi col tuo stesso correre sul terreno sconnesso. Neanche 100 mt ed eri in yard, due salti sulle rotaie e beccavi i treni posteggiati, fermi, vergini.



Avevo 16 anni e fu la prima e ultima volta che andai lì, dove, incappucciati, i writers catanesi scrivono chi sono. “Chi sono? L’ho scritto con l’argento sopra un treno”.
Anche Bartosz Mateńko c’è stato, non a Catania certo, ma le dinamiche dei “graffiti” sono universali, così come le emozioni. Emozioni riassunte in una fotostoria che si riferisce alle migliori tradizioni della scuola polacca di fotografia sociologica degli anni ’70: dinamica, energica, metropolitana.
Un’esplorazione ravvicinata della creazione di un messaggio visivo su un mezzo immobile ma mai fermo. Bartosz Mateńko ha saltato recinzioni e ostacoli per raccontarci cosa succede tra i vagoni di notte in un’atmosfera cupa ma a colori. È entrato nelle grazie dei writer per far parte della spedizione, non tutti sono ammessi, come una sorta di circolo segreto dove solo i “saggi” hanno la possibilità di esprimersi.
Un reportage scuro e intenso di storie colorate da un bianco e nero sgargiante.




















































alice: fa molto 'Porco Rosso'!...
Lucael: Too fast too furious, io in curva mi spostavo a destra e a sinistra co...
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