Vedi opere di fili sul lungolago come “Apollo Credici” e poi credici che gli elvetici si annoiano. La Svizzera non è solo strade pulite, erba tosata, coniglietti di cioccolato, mucche, coltelli multiuso e rösti fatti con il compasso. Ma bisogna ammettere che c’è tanta geometria e molta precisione anche nei fili di Filrouge.


Questi lavori, oltre a dare un tocco di colore all’ambiente urbano, sono dei veri e propri lavori di calcolo dalle proporzioni geometrice, che diventano installazioni e testimonianze del tempo, in quanto la loro durata di vita dipende dal pubblico che nel tempo appunto, ne determinerà il mantenimento o il decadimento. Non importa che duri un giorno o un anno l’importante è comprendere che ogni atteggiamento ha delle conseguenze su di noi e su ciò che ci circonda.
L’arte come la vita, appesa a un filo.

















































capisco ghirba. Personalmente più che uno strumento di soffocamento e costrizione vedo in questi fili un mezzo originale di connessione di elementi diversi nello spazio che, diversamente, o in un contesto cmq ordinario, non comunicherebbero. E poi è anche un modo, sì concettuale, ma affascinante, di sottolineare la presenza e la bellezza di comuni elementi naturali e artificiali che altrimenti rimarrebbero anonimi, individualizzandone l’essenza.
Questo è il tipo di arte contemporanea che non amo: troppo cerebrale e poco cuore.
Intrappolare la vita, la natura e l’arte a un filo è soffocante..
Beh Ghirba se parli di sensazioni…come darti torto, bisogna ammettere però che gli scatti sono davvero belli e che il risultato ottico di queste opere è davvero geniale!
Bè, potevano bastare le foto senza renderle installazioni a quel punto, no?
Non sono pixel é quello il bello…girarci attorno, toccarli, giocarci, tagliarli…l’interazione con il pubblico é una componente fondamentale!!!