“It isn’t a question of producing; it’s all in the art of disappearing. Only what comes into being in the mode of disappearance is truly other. And yet that disappearance has to leave traces, has to be the place where the Other, the world or the object appears. This is indeed the only way for the Other to exist: on the basis of your own disappearance“
Jean Baudrillard

Se il concetto di scultura è tradizionalmente e per natura connesso a fattori come la fisicità e la fissità nel tempo, implicando l’uso di materiali pesanti e voluminosi come la pietra o il legno, quello di Motohiko lo sfida e lo trascende.

Col suo corpus di opere realizzate con i materiali più innovativi e ultraleggeri come l’RFP (fiber-reinforced plastic) oltre alle materie “semprevive” più disparate (sangue, animali imbalsamati, abiti di capelli intrecciati o in pelliccia di lupo, pistole fatte di denti) l’artista intende esplorare quel territorio sconosciuto, situato fra il fisico e lo spirituale, il visibile e l’invisibile, la vita e la morte.

Nell’affascinante serie Hollow, Odani tenta di dare forma a quelle forze e fenomeni invisibili ai nostri occhi (phantoms), ma che si ripercuotono fisicamente su di noi in modo incessante, quali la gravità, la fluttuabilità, la pressione, cosi come i segni della presenza e dell’energia generate dai nostri corpi e dalle nostre menti.



A questo proposito risultano significative le sculture, intitolate Hollow: Duplex e Hollow: Reversale Cradlein cui Odani, attraverso due figure femminili speculari, oltre ad evocare il fenomeno del Doppelgänger, riesce pienamente nel tentativo di rendere la sensazione di un corpo libero dalla gravità, simile ad un’anima che si libera dal corpo.
La postura della donna fluttuante allusione all’Ophelia di Millais suggerisce difatti un riferimento non solo al conflitto con l’Io, ma anche alla realtà ultraterrena.


Altro tema ricorrente, i “Restraining devices” con i quali Odani allude a tutti quegli elementi che menomano la libertà del corpo richiamando così un altro motivo a lui caro, quello degli stati psicologici legati alla sofferenza. “Erectro”, “Solange”, “Ruffle dress 03 and 04”, “Human lesson”. In ognuna di queste installazioni l’oggetto subisce una privazione o una forzatura che compromettono la sua natura e la sua libertà. In “Solange” corde di piano tese forzano la fioritura di un bouquet di gigli, in “Fingerspanner” Odani riproduce un apparecchio ottocentesco concepito per soli pianisti, per stendere i tendini e migliorare la flessibilità delle dita.






Nella serie “SP2: New Born” infine Odani ricrea con un’abilità tecnica senza pari una combinazione di ossa animali in diversi stati dinamici attraverso i quali rappresenta la trasformazione della forma nel suo scorrere nel tempo.










































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