Il corpo umano e le sue forme si trovano al centro del lavoro dell’artista coreano Seo Young Deok.


Dystopia, la sua mostra personale che ha avuto luogo presso l’INSA/Arko Art Centre di Seoul lo scorso anno, ha mostrato il suo lavoro meticoloso e affascinante, sculture di nudi realizzate con catene di metallo, saldate assieme pezzo per pezzo. Corpi umani, interi o mozzati, realizzati fissando prevalentemente catene di biciclette, a volte lucide e quasi vive, altre volte corrose, fuse, arrugginite.
Le suo opere sembrano inviare un messaggio critico nei confronti dell’industrializzazione e della condizione umana. Trasmettono angoscia e impotenza. L’incapacità di liberarsi da un peso inestinguibile, di un disagio interiore costrittivo e paralizzante.
Il lavoro di Deok ricorda in parte quello dello scultore inglese Antony Gormley. Al centro della loro ricerca c’è lo studio della figura umana e una riflessione intima sulla coscienza del proprio corpo e della propria vulnerabilità.


























































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