È stato un anno doloroso questo 2012 per il mondo del fumetto e dell’arte in genere. Il 10 marzo moriva Jean Giraud. Il 12 agosto si è spento Joe Kubert, uno dei grandi maestri della Golden Age americana. Qualche giorno fa, il 21 agosto se ne è andato il nostro Sergio Toppi.
I grandi maestri ci lasciano, consegnadoci un’eredità incontenibile.


Le radici dell’attività fumettistica di Sergio Toppi affondano nel fertile terreno del Corriere dei Piccoli rivista adolescenziale che per concentrazione di talenti e palestra di personaggi ricorda la RAI degli anni ’60. Negli anni precedenti si era dedicato più all’illustrazione, lavorando per l’enciclopedia UTET e per gli studi pubblicitari e d’animazione Pagot (ricordate il Carosello?).
A partire dal 1974 con le storie per il Messaggero dei Ragazzi, inizia la sua ricerca stilistica.
Gli anni ’60 e ’70 sono un periodo fertile e entusiasmante per l’arte disegnata e Toppi partecipa con i suoi lavori alle pubblicazioni più importanti: Linus, alter alter, Il Giornalino, Corto Maltese, L’Eternauta, Comic Art.
Toppi matura uno stile che è quello che ricordiamo, sceglie il medium non solo come mestiere ma soprattutto come mezzo per esprimere le sue pulsioni, per dar forma grafica ai suoi fantasmi. Le vignette risultano piene di un segno graffiato e nervoso, ricco di tessiture e tratteggi che danno contorno e movimento al disegno. Una padronanza particolare di luci e ombre. Col tempo il bianco smette di essere assenza di segno, per diventare pieno tanto quanto il nero o i suoi colori brillanti. Scompare poco a poco la cornice tradizionale della tavola e le figure iniziano a dominare e smarginare. I racconti deviano verso una dimensione magica e onirica.
Pirotecnico e aggraziato, scarno e barocco insieme. Come si legge dall’introduzione di Hamelin “Toppi ha una poetica, non semplicemente uno stile; e le caratteristiche di quest’ultimo sono parte integrante della poetica stessa.”
Toppi non contribuisce semplicemente al passaggio del fumetto da mezzo popolare a vera e propria forma di espressione artistica, ma reinventa il segno e celebra il disegno.
E ‘stato probabilmente l’ultimo rappresentante di una scuola grafica italiana che ha contato alcuni tra i più importanti autori di fumetti di tutti i tempi: Hugo Pratt, Dino Battaglia, Guido Crepax e Andrea Pazienza.
Ci mancherà.





























































scompare un grande :.(