Ci occupiamo di qualcosa di collaterale, giusto per cambiare. Di una polemica scattata in rete alcuni mesi fa e diventata sempre più accesa in questi giorni. Un caso ben specifico ma esemplificativo dell’andamento italiano delle cose in campo lavorativo, specialmente in creatività. Il caso è scottante, il nome conosciuto: Maxim.

Una rivista che un tempo vantava (almeno) tette e culi ben piazzati, calendari che facevano guerra a quelli di Max e utili inchieste scabrose sul come aumentare le prestazioni sessuali. Le cose poi sono cambiate, il look del giornale si è un po’ ripulito ma qualcos’altro ha cominciato a non funzionare. A sparire sarebbe meglio dire, e non stiamo parlando di tette.
Milano è piccola e le voci girano, ma soprattutto, in molti si lamentano per i mancati pagamenti, i ritardi, le fatture emesse e mai saldate. L’iva da pagare comunque. Maxim ha saputo sfruttare l’onda e ha cominciato a non pagare, alcuni dicono che sono addirittura anni che non paga. All’inizio nessuno ci ha dato troppo peso, perché “così fan tutti”. I collaboratori, abituati malamente dalle continue produzioni “for free e per fare cv”, hanno continuato a scrivere. “Se pubblico potrò diventare giornalista, pagheranno, l’hanno detto”. Il sistema delle promesse in realtà è un sistema che ha smesso di funzionare o forse non ha mai funzionato. L’onore e il senso del dovere vengono per lo più schiacciati dall’ingordigia dei pochi che s’intascano i guadagni come non vi fosse un domani. Dei poveri babbi i collaboratori? Anche, ma d’altronde il “non pagato” è sempre più frequente anche se evidentemente la colpa non è imputabile solamente alla crisi. I giovani, i deficienti (nel senso di esperienza) hanno continuato a lavorare inseguendo un sogno che in molti casi non sarà mai esaudito. Men che meno in questo. Nessuno ha più il coraggio di dire nulla (o ha avuto). Spesso ne va dell’orgoglio, della propria dignità come essere umano e lavoratore.

Esempio
- Collaboratore: Chiamerò gli avvocati se non saldate! Come crede che arrivi a fine mese io?
- Azienda: Appunto, con che soldi crede di potersi permettere un avvocato mi scusi?
E poi così d’improvviso con una laurea e un master ci si trova a fare i camerieri come a 18 anni. Non si può più andare avanti così. Aggiungiamo poi che in questo caso, esemplificativo per molti altri ma con una specificità ancora più orrifica, il lavoro for free a qualcuno frutta ma per altri vale meno che zero. I collaboratori quando scoppierà definitivamente la bolla si ritroveranno con un pugno di cenere: nessun valore per il loro “praticantato” mai saldato e lavoro con nessun valore per un futuribile “patentino” da pubblicista. Questa l’ennesima truffa a danno di chi si impegna, a danno di chi non ha ancora messo il pelo sullo stomaco e affilato i coltelli. Nel frattempo si è mobilitato un pezzo grosso. Roberto Natale, presidente FNSI, ha detto la sua.
Forse è davvero il caso di finirla.







































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Sottoscrivo, Maxim, quello “semivecchio” (ereditato da Maxim Italia) e quello nuovo, anzi nuovissimo, del 2012, non paga. Punto. Parliamo di qualche centinaio di euro che devi rincorrere neanche fossi un maratoneta. Poi li vedi al Pitti, leggi quei vacui editoriali che non dicono niente, come se niente accadesse. Una pena. Sarebbe bello creare un movimento di giornalisti che puntualmente sputtani questi pseudo editori, pseudo direttori, contattando sistematicamente le agenzie media e i brand che fanno pubblicità. Così, tanto per far sapere su cosa e chi investono.
E come direbbero gli inglesi:
MAXIM CHE GENTE DI MERDA!!