Processing the Destination: an interview with Gracie Hagen

avatar scritto da il 05/10/2015 0 commenti
Processing the Destination - an interview with Gracie Hagen

Dopo il grande successo della precedente serie Illusions of the Body, ho avuto l’occasione e il piacere di scambiare due parole con Gracie Hagen per quanto riguarda il suo nuovo progetto, Processing the Destination.

Quando hai deciso di cominciare a lavorare a questo progetto?

Da un po’ di tempo stavo pensando di fare un progetto che si svolgesse in un lungo periodo di tempo. Quando la donna nelle fotografie si è presentata alla mia porta con l’idea e la volontà di documentare la sua situazione, ho subito capito che era l’occasione perfetta.

Tutte le foto del set non sembrano naturali, il soggetto è in posa come una scultura o qualcosa di simile, ma allo stesso tempo la malattia è mostrata in maniera chiara, senza fronzoli. Come sei riuscita ad ottenere questo effetto?

In realtà le foto sono l’incarnazione del naturale. Durante ogni sessione c’eravamo solo io e lei a parlare di quello che le stava succedendo in quel preciso periodo. Ho provato a scattare una foto che rappresentasse esattamente quello che lei stava passando. Questa è stata una delle sfide che ho dovuto vincere durante il progetto, essere certa di stare raccontando la sua storia, non la mia versione della sua storia.

Come hai costruito il rapporto con la donna?

Avevamo fatto conoscenza prima del progetto ma in corso d’opera siamo diventate amiche. Penso questo sia avvenuto perché siamo entrambe persone estroverse ed è stato facile far nascere un’amicizia.

È stato difficile per te seguirla attraverso la sua malattia? Ti sei sentita empatica nei suoi confronti?

Io so che il cancro al seno esiste, come molte altre persone. Lo vediamo quasi tutti i giorni sui prodotti che compriamo o attraverso i media, è diventata una cosa molto commercializzata. Quello che secondo me ha fatto questo progetto è stato riportare il cancro al seno in una dimensione molto più realistica. Ho potuto vedere le diverse emozioni e i cambiamenti fisici a cui si va incontro. Non posso dire di sapere esattamente quello che si passa perché non l’ho provato sulla mia pelle, ma mi sono sentita una privilegiata a poter dare un rapido sguardo su com’è avere davvero il cancro al seno.

Perché hai scelto di includere la bambina nelle foto solo all’inizio e alla fine della serie?

La bambina è lì per aiutare lo spettatore a capire quanto tempo sia effettivamente passato e i forti cambiamenti che, non solo la madre, ma anche la piccola, hanno vissuto. L’intero processo ha interferito sulla sua capacità di essere madre. Quando le è stata diagnosticata la malattia, sua figlia aveva solo 6 mesi e durante le cure per tanto tempo lei non poteva nemmeno prenderla in braccio a cause delle ferite che si stavano rimarginando. Ha dovuto rivalutare e riadattare tutto il suo ruolo genitoriale.

Inoltre il soggetto delle foto ha dovuto affrontare non solo le immagini del suo corpo a cui era abituata ma anche le nuove ed ha pensato alle implicazioni a cui questi problemi potrebbero portare quando sua figlia sarà ormai una ragazza. Quanto queste potranno interferire con la crescita di una bambina, le esperienze di vita e il rapporto con il suo corpo?

Questo progetto è come un viaggio, dov’è la fine del percorso e cosa hai ottenuto quando ci sei finalmente arrivato?

Il cancro al seno è spaventoso e colpisce al cuore della femminilità. Volevamo togliere l’alone di mistero su questa esperienza, rivelare il viaggio e aggiungere un nuovo tipo di volto per ampliare il resoconto. Volevamo rendere partecipi le persone che non hanno a che fare con questo problema e aiutare quelle che purtroppo lo stanno vivendo.

Processing the Destination, come il mio lavoro precedente, ruota attorno alla condizione umana. È un atto di empatia e comprensione. In questo modo possiamo tutti condividere la paura, il dolore, la frustrazione e, alla fine, il trionfo, di cui un altro essere umano sta facendo esperienza.

Inoltre vorrei anche ricordare che il viaggio di ognuno è differente, questa non è una guida o un libretto d’istruzioni. Sono solo delle informazioni che stiamo portando alla luce del sole in modo che le donne possano prendere decisioni ben valutate.

English Version:

After the success of her previous series Illusions of the Body, I had the chance and the pleasure to have a little talk with Gracie Hagen about her new project, Processing the Destination.

When did you decided to begin this project?

For a while I had been thinking about wanting to do a project that took place over a long period of time. When the woman in the photographs came to me with her idea to document her situation, I knew that it was the perfect project.

All the photos of the set are not natural, the subject is striking a pose like a sculpture or something similar, but they are very clear about the disease. How did you manage to achieve this effect?

The photographs are actually the epitome of natural. Each session was just her and I talking about what was happening for her during that particular time. I tried to pick an image that represented what she was going through. That was one of the challenges for me during the project, making sure I was telling her story, not my version of her story.

How did you built the relationship with the woman?

We had been acquaintances before the project but during the process we became friends. I think because we are both open people, it was easy to establish a friendship.

Is it been hard for you to follow her through her illness? Did you feel empathetic with her?

I, like most people, know that breast cancer exists. We see it almost every day in products we buy or media we consume, it has become very commercialized. What this project did was bring breast cancer into more of a realistic view for me. I saw the different emotional and physical changes someone went through. I cannot say I know exactly what she went through because I’ve never experienced it myself, but I felt very privileged to get a glimpse of what it actually is like to have breast cancer.

Why did you chosen to put in the picture the child only at the beginning and at the end of the series?

The child is there to help visualize the amount of time that has passed, the amount of change that not only the woman went through but her child as well. The whole process affected how she was able to parent, when she was diagnosed, her child was about 6 months old and during the procedure there were long periods of time where she could not hold her child because of the healing that was taking place. She had to reevaluate how she would connect and parent her child without the ability to hold her own baby.

The subject also had to come face to face with not only her old body image issues, but she acquired new ones. She thought about the implications those issues would have when raising a girl. How would these things affect her child’s growth, life experiences and own view of her body?

This project is like a journey, where is the end of the path and what did you achieve when you get there?

Breast cancer is frightening and strikes at the core of womanhood. We wanted to de-mystify the experience, reveal the journey, and add another type of face to expand the narrative. We wanted to enlighten people who aren’t dealing with this issue and to help those who are.

Processing the Destination, like my past work, revolves around the human condition. It is an act of empathy and understanding. In this way we can all share in the fear, pain, frustration and subsequent triumph, another fellow human being experienced.

I also want to note that everyone’s journey is different, this isn’t a guide or instructions for anyone. It’s information we are putting out there so women can make more informed decisions.

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http://www.graciehagen.com/


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Autore: Aurora Alma Bartiromo
Aurora Alma Bartiromo nasce casualmente ad Ancona il 26 Gennaio del 1991 e già in tenera età si rende conto della sua totale incapacità di mettere radici e del suo assente senso di appartenenza a qualsivoglia luogo che la porterà ad un breve ma intenso vagabondare al momento interrotto da una lunga sosta nella Capitale dove si è laureata in progettazione artistica per l'impresa. Appassionata di cinema, arte contemporanea, fotografia, letteratura e poesia, vi si dedica incessantemente privilegiando l'una o l'altra a fasi alterne per far sì che nessuna di esse possa sentirsi offesa. Collabora con Collater.al da Ottobre 2012. Puoi seguirla anche qui
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