Se siete amici di Wes Naman, non chiedetegli mai dello scotch.

Con il progetto Yugen, Tokyo la sentiamo sempre più vicina, vicinissima, quasi attaccata.

Luoghi costruiti dall’uomo per suo piacere e benessere, ma dove la sua presenza sembra ormai essere assente.
I cortili di Ward Roberts, fotografo australiano che aveva già sbalordito con i suoi lavori Bilions e Minimum, sono luoghi senza padrone e senza compagnia.

Kevin Van Aelst è un artista e fotografo americano che sembra aver compreso appieno la filosofia e le esperienze dei movimenti artistici Neo-Dada e Surrealista.

Come già fatto per Koen Demuynck in Branchi, dove ho focalizzato la mia attenzione solo su alcuni scatti del fotografo belga, stessa cosa faccio per Kevin Van Aelst e i suoi “Fingerprints”: impronte digitali realizzate con elementi e materiali di uso comune come fili di lana, pasta sfoglia o senape.

Luoghi onirici, affetti, la natura del Nord, sentimenti sospesi, giovani donne e l’acqua.

Chi non ha mai provato a immaginare la cabina di guida un aereo? E di uno Shuttle?

Pteros è una mini ensemble che tenta di ridare vita a spazi “indecisi” come li chiama Gilles Clément.
Si chiamano Matteo e Francesco e sin da tenera età curiosavano il mondo grazie ai loro occhialoni. Si può dire in questo caso che ipermetropia e miopia siano state di vitale importanza per i loro progetti e per le loro intuizioni artistiche. La crescita avrebbe anche potuto riportare la vista ma, per nostra fortuna, i due ci vedono ancora maluccio, e ci regalano progetti interessanti come Caproni e altre storie visive, realizzati in spazi di archeologia industriale dimenticate dal signore.

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