C’è un mondo marcio dentro una scatola.

Change of View è il foto-documentario di Bettery Magazine che sta facendo il giro delle più grandi città del globo. Gli obiettivi di due fotografi mostrano due prospettive diverse della stessa città, evidenziando i punti di forza e le sfide delle più importanti città dei cinque continenti in un dialogo visivo tra chi la città la vive tutti i giorni e chi invece è solo di passaggio.
Un fotografo local e uno visitor in una visione doppia della stessa città.

Still got love for IT è un percorso fotografico, ma anche una storia d’amore. L’amore che ancora oggi lega gli italiani emigrati in America al nostro paese.
Nel 2008 ho vissuto a NYC per 6 mesi. Girovagavo dal profondo nord di Yonkers fino ad Astoria Boulevard, mangiavo Pommes Frites al parchetto di Tompkins Square, mentre ascoltavo Drop That pt.26 di Dj Whiteowl prima di tornare a casa con L train in direzione Dekalb Ave. In quei mesi di italo-americani a stelle e strisce che continuano a sentirsi italiani ne ho visti tantissimi, tutti molto orgogliosi di esserlo, perché in una città come NYC, il senso di appartenenza e la voglia di identificarsi nel proprio popolo di origine sono sempre fortissimi.

“I always wanted to photograph the world without it being too faithful to what it is. I always imagined devices that can transform and intervene with the light in things that I photograph. the focus became photographs that include projections and hence the idea of doing shows with projected images.”

Incertezza, indecisione, rabbia. Gli uomini nelle immagini del progetto fotografico Auto Fire di Pawel Fabjanski rappresentano un protagonista universale, la riflessione di un trentenne di oggi sulla sua vita.

Che poi potrei menarvela con mille incipit stereotipati, tipo che se cerchi su wiki trovi 6 definizioni di scale e una trentina di elementi correlati, senza parlare dei processi d’astrazione: piani alti, alti e bassi, sottoscala, etc.


Shadow of my eyes è il nome della mostra che José Ramos insieme a Roman Pérez hanno allestito per tutto il mese di novembre a L’assassino, nella città di Goteborg, in Svezia.

Da quando vivo a Milano sono cambiate molte cose nel mio quotidiano, sicuramente “muoversi” è una di quelle più imponenti. Tra i vari mezzi che utilizzo giornalmente, oltre il mio inseparabile Scarabeo e la mia fiammante single speed c’è la metro. Quando le condizioni climatiche mi sono avverse mi toccano ben 13 fermate di rossa (Pagano/Turro) per andare a lavoro e ovviamente oltre a guardarmi intorno per instagrammare qualche “personaggio” sono piegato sul mio iphone come l’80% delle persone accanto a me.

Kafka!
Qui ci occupiamo spesso di tempo. Quello che scorre inesorabilmente, quello che fermi in un istante con uno scatto, quello che perdi cazzeggiando, quello che conquisti quando i semafori li trovi tutti verdi.

Egor Shapovalov è un giovane fotografo russo il cui lavoro è guidato da immaginazione e simmetria.

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