Photography “Paterfamilias”: il rifugio non sicuro evocato da Ada Marino
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“Paterfamilias”: il rifugio non sicuro evocato da Ada Marino

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Giorgia Massari
Ada Marino | Collater.al

L’artista visiva Ada Marino, italiana ma con sede in Galles, lavora coniugando installazione e fotografia, ricercando una trasposizione visiva dei traumi sepolti nel passato. I suoi lavori, spesso in bianco e nero, celano un’agonia, una sofferenza e un senso di impotenza che si manifestano in una forma di cinico surrealismo. Le immagini che Ada Marino evoca appartengono alla sua esperienza personale e, più in generale, a quelle delle donne, concentrandosi sulle questioni di genere.
Il progetto “Paterfamilias” è autobiografico e per questo particolarmente carico di pathos. L’artista indaga il fenomeno del patriarcato circoscritto alla sfera domestica, attingendo dai suoi passati traumi famigliari. Ada Marino dedica infatti il progetto alla nonna, maltrattata e denigrata da un marito autoritario. 

A mia nonna che è stata maltrattata e denigrata da un marito autoritario. A lei che quando non veniva picchiata veniva ingravidata, come segno di “amore” e punizione, e spesso picchiata mentre era in attesa, come segno di correzione e disciplina.” scrive Ada.

Ada Marino | Collater.al
Fotografia selezionata per Liquida photofestival

“Paterfamilias” descrive visivamente un ambiente soffocante e tossico. Un luogo in cui la casa non è più un rifugio sicuro ma teatro di violenze e denigrazioni. Un posto in cui l’uomo domina ogni scelta e scandisce il tempo. Ada Marino, seppur non esplicitando le violenze attraverso le immagini, è in grado di evocarle con specifici gesti, posizioni o comportamenti. La mano di un uomo stringe i capelli di una donna, in un altro scatto trattiene con forza un uccello, impedendogli il respiro. Dei piatti rotti sono riposti una credenza, del latte straripa da un bicchiere. L’uomo, schermato da un giornale, lo buca con il braccio per poter mangiare. Ancora si vedono due gambe fluttuare nell’aria in un bagno, una donna è appesa, evocando il suicidio. Frammenti di vita che ogni donna è in grado di percepire come pericolosi. Simboli che nella loro apparente semplicità portano con sé il senso di oppressione che continua a permanere ancora oggi, evidenziando come la stessa società odierna non riesca ad estirpare il patriarcato, nonostante le tante parole e i duri sforzi.

Ada Marino è in grado di trasmettere inquietudine laddove potrebbe non esserci, come nel caso del latte straripato, riuscendo a colpire in quei gesti universalmente drammatici. Le fotografie di Marino concettualizzano l’effetto di repulsione/attrazione, rivalutando il concetto stesso di bruttezza. 

Il lavoro di Ada Marino è presente nella selezione del Liquida Photofestival di Torino 2023.

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Scritto da Giorgia Massari
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