Collyrium – I mondi fantastici della regista italiana Alice Rohrwacher

Questa settimana Collyrium farà luce su una regista italiana molto apprezzata nel mondo cinefilo: la giovane Alice Rohrwacher.

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15 Aprile 2019

Questa settimana Collyrium farà luce su una regista italiana molto apprezzata nel mondo cinefilo, che purtroppo è rimasta sempre un po’ nell’ombra per il grande pubblico. Stiamo parlando di Alice Rohrwacher, una giovane regista toscana classe 1981 che, pur avendo realizzato solo 3 lungometraggi, ha potuto presentarli tutti al festival di Cannes, vincendo premi per ciascuno di questi.

Non c’è da sorprendersi: la regista, infatti, è riuscita subito a brillare tra i grandi cineasti contemporanei per un marcato senso estetico e narrativo, che riesce a definire perfettamente tutte le sue opere.

Alice Rohrwacher crea mondi unici che fondono la sfera del reale e quella della fiaba. Diciamo, vere fiabe moderne, in cui l’approccio a tratti naif si interseca con un’indagine mai banale sulla società contemporanea. I suoi film, spesso girati in formati non convenzionali con strumenti altrettanto non convenzionali, raccontano la vita di campagna che facilmente possiamo identificare con il brullo paesaggio dell’Italia centrale. Per capire il perché di queste scelte, è necessario dare un veloce sguardo alla biografia della regista.

Alice Rohrwacher è nata a Fiesole, un delizioso villaggio situato sulle colline appena fuori Firenze, la giovane donna cresce in una famiglia semplice, sua madre è una casalinga italiana, suo padre un apicoltore tedesco. La regista, sempre in coppia con sua sorella Alba (futura attrice di fama internazionale) cresce in mezzo alla natura, sporcandosi le mani, godendosi l’aria di campagna e l’amorevole nido familiare.

Come anticipato, i film di Alice parlano proprio di questo e spesso combinano elementi e atmosfere dal sapore autobiografico, senza mai aver paura di mescolarli con un mondo interiore, dove, anche se mancano elementi puramente fantasiosi, possiamo facilmente trovare una caratteristica narrativa magica. Rohrwacher ha iniziato la sua carriera scrivendo brevi sceneggiature e dedicandosi ad alcune opere corali come Checosamanca. Ma i suoi lungometraggi arriveranno presto.

Nel 2011, infatti, è uscito Corpo Celeste, il suo primo film che sarà presentato a Cannes e che poco dopo è riuscito a vincere un Nastro d’Argento come miglior film d’esordio.

In questo primo lavoro è facile notare i tratti stilistici che caratterizzano il suo cinema e che si consolideranno nelle sue opere successive. La storia parla di Marta, una bambina che, dopo essere cresciuta in una città svizzera, ritorna, insieme alla sua famiglia, a Reggio Calabria. Qui la giovane ragazza si trova a dover affrontare una società e una realtà molto diversa da quella a cui era abituata. Anche la parrocchia, un luogo dove Marta da sempre cerca rifugio, è intrisa di una squallida cultura pop, fatta di musica commerciale e frivole amicizie. Marta non vuole tutto questo. Infatti, nella seconda parte del film, la protagonista trova il senso della vita in un bellissimo borgo rurale arroccato in mezzo all’Aspromonte. Anche in questo breve riassunto, è facile identificare il tema principale della storia: il contrasto, molto spesso violento, tra la cultura pop di una città moderna e la pace avvolgente della vita semplice in mezzo alla natura.

Tutti i film successivi della Rohrwacher analizzeranno questo tema in vari modi, ricorrendo spesso a diversi espedienti narrativi per ogni film. Come già accennato, in quest’opera prima possiamo identificare le caratteristiche che nel corso degli anni hanno consacrato Alice come una delle stelle nascenti del cinema italiano. Lo percepiamo dalle scelte fotografiche, dalla necessità di raccontare il mondo dell’infanzia e l’evidente contrasto tra città e campagna. 

Le meraviglie, la sua seconda opera, è accolta con maggiore fervore rispetto al film precedente. Presentato a Cannes, guadagna infatti il ​​Gran Premio della Giuria ed è stato accompagnato da un buon riscontro commerciale e della critica. Questo film è fortemente autobiografico: la storia parla di una famiglia di apicoltori che decidono di partecipare ad una competizione di dubbia qualità, trasmessa dalla televisione nazionale. Il premio televisivo rappresenta infatti sia l’elemento “magico”, così grottesco da essere alienante, sia l’elemento urbano, che perfidamente finisce per divorare l’innocenza della campagna.

Dovremo aspettare quattro anni per vedere il suo ultimo film: Lazzaro Felice. Con questo lavoro, la regista si ritrova a cavalcare l’onda del successo, vincendo il premio come migliore sceneggiatura al Festival di Cannes. Anche in Lazzaro felice, Alice analizza lo stesso tema esaltandone però il lato fantastico. Lazzaro è infatti un personaggio completamente fuori dagli schemi tradizionali: così gentile e semplice da sembrare stupido, anche se non è così. Nel corso della storia, infatti, Lazzaro sarà riconosciuto come un essere sovrumano, quasi divino, che appare come un angelo in carne ed ossa. Ma alla fine questo film non è altro che una storia d’amore e amicizia riuscitissima e in grado di commuovere continuamente per la sua bellezza e semplicità.

La Rohrwacher è una regista degna di nota, non solo per i premi che ha raccolto nel corso degli anni, ma anche per la sua naturale propensione a creare mondi fantasiosi in cui, tuttavia, l’elemento fortemente reale è sempre in mostra. Purtroppo non sappiamo quanto dovremo aspettare per vedere nei cinema un nuovo lavoro della regista toscana. Nel frattempo, comunque, consiglio a chiunque di immergersi nel suo splendido universo di campagna, andando a vedere alcuni di questi film.

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