A casa da Anderson .Paak

Oxnard è l’invito ufficiale per entrare in casa di .Paak

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21 novembre 2018

Con Oxnard, Anderson .Paak chiude la trilogia balneare iniziata con Venice e Malibu.
L’album, uscito venerdì per l’etichetta Aftermath, prende il nome dalla città costiera degli Stati Uniti che ha dato le origini al nostro .Paak ed è per noi l’invito ufficiale a casa, tra le sue cose e le sue abitudini.

Siamo piuttosto emozionati perché finalmente dopo due anni .Paak è tornato a farsi sentire e in più sappiamo che il suo nuovo progetto è prodotto anche da Dr. Dre, l’uomo che ha scoperto il suo talento ai tempi di Compton.
Siamo emozionati perché Malibu è stato quasi una magia e si può dire forse che in questi due anni di silenzio, a furia di ascoltarlo, sia diventato qualcosa di familiare, caro.

A dire il vero, siamo molto più che emozionati.

Perché il 4 ottobre ad anticipare Oxnard è uscito Tints, brano che vede insieme Anderson .Paak e Kendrick Lamar. Ed è qui che non ci abbiamo capito più niente: la traccia è una mina assoluta, loro due insieme ci stanno perfettamente (le due voci quasi si sovrappongono) e a quel punto l’attesa dell’album di .Paak è diventata l’album di .Paak stesso. Un’attesa febbrile e insostenibile.

L’appuntamento a casa di .Paak si avvicina sempre di più e mentre scegliamo cosa mettere per l’occasione, ecco che arriva un’altra traccia, WHO R U?, probabilmente la prima domanda che ci farà quando arriveremo a Oxnard.

Manca meno di una settimana e ci prepariamo alla partenza mettendo in valigia qualche copia di Venice e Malibu da autografare e una scorta di cose che vorremmo chiedergli: in questi due anni le domande sono diventate tante, troppe e anche le aspettative sono cresciute e diventate altissime. Mentre cerchiamo di contenere tutto in una macchina dai “vetri oscurati”, le coste californiane non sono più un miraggio: Oxnard è qui, finalmente.

È ora di incontrarlo, ascoltare cosa ha da dirci, entrare nel suo mondo, capire se qualcosa è cambiato. Schiacciamo su quel pulsante chiamato play e aspettiamo che venga ad aprirci (in tutti i sensi possibili).

The Chase (feat. Kadhja Bonet)

A grande sorpresa .Paak non ci chiede subito chi siamo, anche se lo abbiamo seguito fino sotto casa. The Chase è la storia di un inseguimento, il nostro:

“I need you more than you could know
Ooooh, oooooh, oooh
Aaah
Don’t let me down and don’t let go
Aaah”

.Paak non ci delude, né ci manda via. Sulle note di questo jazz fluido ci fa scivolare dentro il suo salotto come fossimo amici di vecchia data: complice la voce di Kadhja Bonet che ci stende direttamente sul divano in quest’atmosfera da film Blax americano degli anni 70.

Headlow (feat. Norelle)

Mentre siamo sul più bello e ritroviamo quel flow inconfondibile di .Paak sposarsi con i richiami languidi di Norelle, c’è un botto che ci riporta al mondo reale. Sarà la nostra auto parcheggiata lì fuori? Non ce ne frega niente. Le cose belle, tipo il sesso, non si interrompono mai, anche se il mondo lì fuori sta crollando.

Tints (feat. Kendrick Lamar)

Anche perché Anderson ci ha appena presentati a Kendrick Lamar. Ascoltarli insieme su questa traccia super funk, oltre a portarci a un livello di godimento inaudito ci fa salire a bordo di un’auto rosso fuoco dalla quale possiamo finalmente vedere le palme, la sabbia bianca, il mare. Anche attraverso quel filtro azzurrino dei vetri oscurati è tutto bellissimo.

Who R U?

Sapevamo che sarebbe arrivato questo momento.
Il momento in cui .Paak ci incendia col rap e ci chiede chi siamo e cosa facciamo.
La risposta è tutta nelle nostre valigie e sulle nostre facce: siamo fan e siamo arrivati qui, dove lui stesso ci ha invitato.

6 Summers

.Paak è confuso e anche la produzione di Dr Dre in questo brano lo è. Si alternano momenti concitati in cui .Paak polemizza contro Trump e altri musicalmente più distesi, anche se il messaggio è sempre lo stesso:

“This shit gon’ bang for at least six summers
But ain’t shit gon’ change for at least three summers
They tryna kill a nigga faith, we need a little truth, brother
Pop-pop-pop goes the shooter
Reform, reform shoulda came sooner”

Come darti torto amico .Paak.

Saviers Road

Sfogliamo un album di vecchie foto di .Paak e della sua famiglia, le guardiamo da Saviers Road (Oxnard) accompagnati da un coro tribale e da .Paak che un po’ parla con Dio e un po’ ci riempie di domande che lasciamo aperte.

“God, if you existin’, help my momma get acquitted
If they plottin’, then help me see it before they get the drop on me”

Smile / Petty

Per i prossimi quattro minuti e quarantadue vogliamo che sia solo la musica a trascinarci su questa linea di basso potente mentre le vocalist ci accolgono in un’atmosfera calda e rilassante e .Paak, di grazia, può prepararci un tè.

Mansa Musa (feat. Dr. Dre e Cocoa Sarai)

Dr. Dre poteva arrivare in un momento diverso da questo? Il tempismo e soprattutto il tempo sono il suo forte. Inizia un botta-risposta abbastanza serrato tra il Boss e .Paak in cui afferriamo che si parla di money, bullshit, motherfucka, bitch.
Noi meglio stare al posto nostro.

Brother’s Keeper (feat. Pusha T)

In questa casa .Paak entra un sacco di gente. Adesso è arrivato anche Pusha T e il disco raggiunge picchi altissimi, stellari: strofe aggressive e chitarre rassicuranti sono insieme sotto lo stesso cielo.

Anywhere (feat. Snoop Dogg, The Last Artful, Dogdr)

Arriva il tè e anche questo brano funky soul con Snoop Dogg che ci rimette al mondo.

Trippy (feat. J Cole)

Noi continuiamo a viaggiare con le melodie setose di Trippy e il rap delicato di J. Cole. Avevamo bisogno di un po’ di confessioni d’amore.

Cheers (feat. Q-Tip)

Manca poco al congedo, per cui è il momento di fare almeno un brindisi. Lo accompagniamo al jazz di Cheers e facciamo come se Mac Miller fosse lì con noi.

“Shit, music business movin’ too fast for me (God damn)
Wishin’ I still had Mac wit’ me
How do you tell a nigga slow it down when you livin’ just as fast as ‘em?
I couldn’t understand when I see ’em stretched out cold on the pavement”

Sweet Chick (feat. BJ The Chicago Kid)

Ormai ci sentiamo quasi a casa. Parte Sweet Chick e il soul di BJ è come la legna che scoppietta nel camino in un freddo giorno di novembre. Ci fa stare così bene.

Left To Right

Per un attimo abbiamo pensato di parlare a .Paak di MAIOLE.
“Destra sinistra destra sinistra”. E invece no, è tempo di lasciare Oxnard con questo brano che ci fa muovere la testa a destra e a sinistra per tutto il tempo.

Ciao .Paak, è stato bellissimo.

Tornando a casa proviamo a leggere un po’ di vostre impressioni su Oxnard: ci colpisce che da più parti si percepisca del malcontento, come se .Paak avesse deluso le vostre aspettative, non fosse stato abbastanza creativo o, comunque, non abbastanza all’altezza del precedente Malibu.
Potrebbe anche essere vero, però pensateci: Anderson .Paak, nel chiudere questa trilogia, ci ha portati a casa sua, tra le sue cose. Insomma, nel regno in cui può essere se stesso e basta, prendendosi la libertà di accoglierci anche in pigiama e fare quello che gli pare.

Ora perché dovete dirgli cosa fare a casa sua?

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