Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana.

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04 novembre 2013

Banksy ha passato l’intero mese di ottobre a New York impegnandosi a pagare l’obolo per l’ospitalità con un’opera al giorno....

Banksy ha passato l’intero mese di ottobre a New York impegnandosi a pagare l’obolo per l’ospitalità con un’opera al giorno. Il progetto si chiama Better Out than In e puntualmente è stato registrato sul blog dell’artista attraverso post quotidiani. In tutto dunque trentuno. Trenta, per chi vuole credere al post del giorno #23 che, nero su bianco, reca la seguente informazione di servizio:

L’opera di oggi è stata cancellata per intervento della polizia. 

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

Quando si tratta di Banksy non puoi essere certo neanche del valore della censura: è censura reale, forse, o può trattarsi di censura simulata che “parodizza” se stessa, mettendo in atto un gioco di specchi irriverente quanto la cameretta di un adolescente. O ancora censura come strategia di marketing. Una cosa comunque è certa: il corpus di opere messe insieme tra il primo e il trentuno ottobre costituiscono – per chi sa coglierlo – un manuale di Semiotica Metropolitana che possiede algoritmi specifici e ripetuti. Esiste una retorica della strada e Banksy l’ha codificata.

1. Metafora

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

In letteratura questa figura retorica consiste nella sostituzione di un termine con un altro appartenente a un diverso contesto, eppure vicino per via di un elemento comune, sia esso una funzione o una caratteristica. Questa cosa avviene in opere come la rappresentazione delle giapponesine sul ponte (giorno #17), l’immagine del prete incastrato nella finestra del confessionale (giorno #12) o le torri gemelle con il fuoco rosso della prima esplosione (giorno #15). Il ponte è il realtà una trama lungo un muro, il confessionale è un riquadro in bassorilievo su una parete di cemento, l’esplosione della prima torre è un fiore selvatico cresciuto dall’umidità della strada.

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

Banksy prende elementi reali e li trasforma in altro in virtù di un tratto comune che fa da perno, lega l’immagine alla realtà finchè acrilico non le separi. A questa categoria potrebbero appartenere anche le sequenze “the musical” giustapposte a scritte preesistenti( #4 ottobre).

2. Citazione

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

Con meno mistificazione, questo procedimento consiste nell’affiancare una rappresentazione ad un elemento esistente senza tuttavia trasfigurarlo, ma lasciandogli le sue naturali caratteristiche. È questo il caso del topo del giorno #10 o del bambino che distrugge un sistema d’allarme il giorno #20.

3. Ironia


Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

Affermare qualcosa alludendo al suo contrario. Nel caso specifico: fare dell’arte per criticare l’arte e i suoi meccanismi interni. È questo il caso dell’operazione svolta da Banksy il giorno #13. Ha messo su uno stand a Central Park e ha iniziato a vendere serigrafie a 60$ l’una. Le persone che le hanno comprate oggi posseggono qualcosa di un valore estremamente maggiore. Ora che si conosce l’artista.

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

E poi ancora il giorno #18. Un piccolo corridoio tra due edifici ricoperto da una tettoia di ferro delimita una galleria urbana e un’esposizione di soli due quadri: un personaggio colorato dai tratti arabi nel mezzo di un blocco scuro di polizia antisommossa e il suo diretto contrario, un poliziotto nero stretto nel mezzo di una folla di gente colorata. L’audioguida che accompagna le opere sembra criticare questo genere di eventi in cui l’opera che dovrebbe fare da protagonista generalmente diventa il pretesto per bere del vino e farsi vedere. Sottolinea alla fine che comunque del vino gratuito è disponibile anche in questo caso.

Banksy rivolge la sua critica antisistemica verso lo showbiz dell’arte contemporanea anche con la didascalia che ha scritto di seguito alle due immagini del giorno:

La gente mi chiede perché io abbia voluto allestire una mostra in mezzo alla strada. Ma siete stati di recente in qualche galleria? Sono tutte piene.

4. Metanarrativa

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana

Che significa riflessione sui propri mezzi artistici. In questo caso il nostro trattato di Semiotica Metropolitana non mira più all’illusione, al far sembrare vera una rappresentazione. La svela piuttosto in quanto tale.  E allora c’è il bambino che scrive sulmuro mentre il maggiordomo gli porge le bombolette spray il giorno #21 o ancora l’uomo che cancella il motto il giorno#14.

E in chiusura di questa piccola rassegna newyorkese, forse il pezzo più significativo del catalogo artistico-semiotico di Banksy: giorno #2.

“Questo è il mio accento newyorkese” dice una scritta disegnata come una tag, spigolosa, a tratti gotica.

“In genere scrivo così” aggiunge un’altra scritta in un font che sembra un cugino molto prossimo del Comic sans.

Il Writing non è solo un linguaggio, è una lingua. E in quanto lingua possiede i suoi slang, le sue figure retoriche, il suo gergo. Banksy invece è il solito ragazzino col sei in condotta a scuola che nessun professore ha saputo riconoscere per il genio che sarebbe diventato.

Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
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Banksy a New York: appunti per una Semiotica Metropolitana
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