Le porte delle case di Londra sono le protagoniste degli scatti di Bella Foxwell

Le porte delle case di Londra sono le protagoniste degli scatti di Bella Foxwell

Giulia Guido · 8 mesi fa · Photography

Piove sempre, fa freddo, è grigia, sono alcuni dei luoghi comuni legati alla capitale inglese, ma a volte sono solo dicerie e spunta qualcuno che dimostra il contrario. In questo caso, quel qualcuno si chiama Bella Foxwell, una fotografa che ha deciso di dedicare il suo profilo Instagram, che trovate sotto il nome di @thedoorsofldn, alle porte delle case londinesi.

Guardando le sue foto vi chiederete automaticamente il perché di questi colori e per quale motivo sono tutte diverse. Dovete sapere che l’usanza di dipingere la porta di casa di un colore acceso e vivace non nasce a Londra, ma a Dublino, grazie a George Moore e Oliver St. John Gogarty, due scrittori che vissero a cavallo tra 1800 e 1900. Ai due, che erano anche vicini di casa, capitava spesso di rincasare ubriachi e a volte, confondendo le porte, entravano nell’abitazione dell’altro. Questo portò Moore a dipingere la sua porta, in modo tale da renderla sempre molto riconoscibile, anche dopo qualche bicchiere di troppo.

Ora, noi non sappiamo se quest’usanza si diffuse dall’Irlanda all’Inghilterra per lo stesso motivo o, semplicemente, gli inglesi hanno iniziato a dipingere le loro porte per puro gusto estetico, rimane il fatto che ognuna di esse è un piccolo capolavoro che vale la pena di essere fotografato. 

Inoltre, nelle fotografie di Bella potrete notare anche piccoli dettagli decorativi, come un’accurata scelta delle piante, l’uso di maniglie e battenti decorati, o anche una concordanza di colore tra la porta, le finestre e le ringhiere. 

bella foxwell thedoorsoflnd | Collater.al
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Le porte delle case di Londra sono le protagoniste degli scatti di Bella Foxwell
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Le porte delle case di Londra sono le protagoniste degli scatti di Bella Foxwell
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The Yellow River, un progetto fotografico sulle tracce dell’origine della Cina

The Yellow River, un progetto fotografico sulle tracce dell’origine della Cina

Giulia Guido · 8 mesi fa · Photography

Il Fiume Giallo, che percorre gran parte della Cina da ovest a est, è considerato la culla della civiltà cinese. Sulle sue sponde sarebbero nati e si sarebbero sviluppati i primi villaggi su cui si sarebbe fondata l’odierna Cina. 

Ripercorrere il Fiume Giallo è come risalire alla sorgente di un’intera civiltà. Il fotografo Zhang Kechun lo ha fatto e tutto ciò che ha immortalato ha dato vita a The Yellow River, un progetto fotografico diventato libro. 

È un viaggio alla scoperta di luoghi lontani dall’immaginario comune che si ha pensando alla Cina, in totale disaccordo con le grandi metropoli iper-tecnologiche. Veniamo a scoprire chilometri e chilometri di terra quasi abbandonata, senza quasi segni di vita. Questa desolazione è dovuta alla presenza di centinaia di industrie che sorgono vicino al fiume, rendendo le zone circostanti quasi invivibili e diventando la prima causa dell’inquinamento dell’acqua. 

La situazione ambientale della zona si riflette, nelle fotografie di Zhang, nei colori, grigio, verde fango, beige, che fanno da padroni. 

the yellow river Zhang Kechun | Collater.al
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The Yellow River, un progetto fotografico sulle tracce dell’origine della Cina
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Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini

Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini

Claudia Fuggetti · 8 mesi fa · Photography

“Come vivremmo se non avessimo dei modelli di genere già precostituiti?

È questo il quesito che si pone il progetto Gender Theory della fotografa e filmmaker Rossella Agostini. Dopo essersi laureata in direzione della fotografia presso il Columbia College di Chicago, l’artista ha deciso di focalizzare la sua ricerca sulla celebrazione dell’individuo in quanto tale e il suo rapporto con il mondo circostante.

L’esplorazione delle relazioni interpersonali sono evidenziate da un tipo di estetica che predilige soggetti visibili da lontano collocati in spazi vuoti: insieme alla valorizzazione di bellezze fuori dal comune Rossella crea così una coerenza narrativa. L’artista ha descritto la sua serie fotografica così:

“Gender Theory è una serie fotografica che rifiuta l’idea del binarismo di genere e ne esplora una realtà dove questa non sia una costruzione sociale. Accenna a temi come l’identità e la sessualità e dimostra come il sesso biologico, l’identità di genere e l’espressione di genere non sempre combacino”.

Attraverso un elegante gioco di ruoli, le immagini di Rossella raccontano una storia capace di arrivare immediatamente al pubblico, non è un caso che Gender Theory abbia vinto il London Photo Festival nel 2018.

Visita il sito dell’artista qui.

Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini | Collater.al
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Meet BAOBAB. La rivista di fotografia nata dagli studenti

Meet BAOBAB. La rivista di fotografia nata dagli studenti

Collater.al Contributors · 8 mesi fa · Photography

Baobab è una rivista fondata dagli studenti di fotografia della Royal Academy of Art di L’Aia, nei Paesi Bassi, e una piattaforma che studia e investiga sui nuovi modi per distribuire la fotografia.

Fondata da Pietro Bulfoni, Kirsten Bosma e Daniël Siegersma nel 2017, la rivista è nata all’interno delle mura del mondo accademico come spazio sperimentale per capire quale sarà il futuro di questa disciplina. 

L’obiettivo di Baobab è quello di spingere gli studenti a prendere possesso della propria fotografia e carriera professionale. Quindi, per la scorsa edizione, in occasione delle elezioni europee, i fondatori di Baobab hanno deciso di coinvolgere 25 studenti per ritrarre una serie di storie non raccontate, nascoste. Dalla più grande città finta trasformata in un parco giochi militare in Germania alle riproduzioni classiche greco-romano in Macedonia, passando attraverso le posizioni politiche dei generi musicali come il Flamenco in Spagna al Turbo Folk in Serbia. Questo issue non loda né critica, ma “mette in discussione il passato e il presente, io e te, l’estetica e la politica, con lo scopo di modificare la storia del futuro.”

“Il mondo della fotografia sta cambiando e così anche i fotografi, noi come Baobab vogliamo essere una sandbox in cui possiamo giocare con nuove idee e partecipare al panorama fotografico. Migliorando la sua capacità imprenditoriale, vogliamo che il fotografo trovi un nuovo pubblico al di fuori della zona di comfort del già affermato fotogiornalismo. Quindi abbiamo deciso di creare una rivista, una sorta di libro di cucina in cui molti ingredienti diversi finiscono per creare ogni volta una nuova ricetta.”

baobab | Collater.al
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Testo di Bianca Felicori.

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Humanidad Aqui Arriba, Camila Falquez immortala la bellezza dei corpi

Humanidad Aqui Arriba, Camila Falquez immortala la bellezza dei corpi

Giulia Guido · 8 mesi fa · Photography

Camila Falquez è una fotografa spagnola che ha iniziato la sua carriera nell’ambito dello street style, per poi dedicarsi interamente al mondo della moda e costruirsi una cerchia di clienti unica. Tra un lavoro e l’altro realizza anche dei progetti personali che non possono passare inosservati, uno tra tutti è Humanidad Aqui Arriba

Due corpi femminili nudi di due colori di pelle distinti si toccano, si intrecciano e si fondono, senza nessun limite, senza nessun confine, dando vita a delle immagini eteree, che rappresentano al meglio i valori di armonia e di unità. 

La delicatezza dei movimenti è retaggio delle infinite ore di lezioni di danza fatte da piccola che, agli occhi di Camila, hanno trasformato il corpo in uno strumento artistico. 

Humanidad Aqui Arriba è accompagnata dalle parole della poetessa spagnola Leticia Sala che trovate qui sotto. 

Humanidad Aqui Arriba Camila Falquez | Collater.al
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“I rise Beauty – humans, bones, skin – to which nothing else reaches. Here, there is no history, no narrative. No bones, no skin either.
Up here, I see matter fading. I see only intangibles a singularity that does not distinguish between anything. Nothing. 
And then – I stop understanding. I don’t want to understand. Understanding leads me to error. 
Up here, I see only dead stars. Stellar clouds. Separated by light years but all the same always. Equality everywhere. The dance, they merge, they spread, they mix. 
And ultimately, they disappear.”

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