Best of 2020 – Arte e Attualità

Best of 2020 – Arte e Attualità

Giulia Guido · 3 anni fa · Art

Spesso, quest’anno, abbiamo avuto la sensazione di rimanere fermi e guardare il tempo scorrere, di non fare passi avanti. Ma se alcune cose possono temporaneamente essere sospese, se possiamo chiudere quasi tutto dentro casa, altre cose non possono aspettare, non possono essere rinchiuse: i valori, quelli giusti, quelli per cui scendere in piazza.

Esistono problematiche che non possono essere messe in pausa e che non possono non avere una ricaduta sul mondo dell’arte. Rivediamo insieme le migliori opere e iniziative artistiche legate all’attualità di questo 2020. 

Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti

Wall of Lies, tutte le bugie di Trump diventano un murale

Uno studio del Washington Post sostiene che le bugie, o false dichiarazioni, dette dal Presidente Trump negli ultimi 4 anni superano quota 200.000. A ottobre, poche settimane prima del voto, Phil Buehler e Tom Tenney hanno ricoperto un intero muro di New York con tutte le menzogne dette da Trump dando vita al Wall of Lies. 

Remember what they did, i poster contro Trump per le elezioni del 2020

Remember what they did, un nome che non lascia troppo spazio a interpretazioni, anzi un vero e proprio invito a votare in maniera consapevole il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Il progetto artistico ha trasformato le peggiori affermazioni di leader politici come il Senatore Lindsey Graham e il Presidente Donald Trump in poster apparsi in diverse città americane. 
Le frasi scelte dagli artisti coinvolti sono quelle che più hanno diviso e sconvolto l’opinione pubblica, da “When the looting starts the shooting starts” fino a “Even if the world goes to hell and a handbasket, I won’t lose a penny.” entrambe pronunciate dall’attuale Presidente americano.

Le illustrazioni satiriche su Trump di Edel Rodriguez

Edel Rodriguez, artista americano con origini cubane, ha raccontato i momenti salienti dell’intero mandato di Donald Trump, ma anche delle ultime presidenziali, attraverso una serie di illustrazioni ironiche che riprendono i più grandi strafalcioni del Presidente uscente. 

VOTE, il nuovo lavoro di OBEY in copertina sul TIME

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Per la prima volta in quasi cento anni di storia, il settimanale americano TIME ha sostituito il logo della copertina del 2 novembre per fare spazio a un messaggio più forte e consistente: VOTE.
Per realizzare questo numero speciale è stato chiamato uno dei più famosi poster artist d’America: Shepard Fairey, in arte OBEY.
Al suo inconfondibile stile, misto tra la pop art e il writing, si somma un approccio attivista e rivoluzionario che accresce il significato delle sue opere e le lega a ideali di dissenso e denuncia.

Cambiamento climatico

Climate clock, il countdown del mondo

In occasione della settimana del clima, un team di artisti, attivisti e scienziati ha trasformato il famoso orologio del Metronome di New York in un gigantesco countdown.
Il grande orologio sulla facciata del grattacielo a Union Square che solitamente segna l’ora ha cominciato a indicare un tipo di tempo: quello che il mondo ha a disposizione per limitare le emissioni di biossido di carbonio prima che si arrivi a un punto di non ritorno.

Icy e Sot, un’opera contro i cambiamenti climatici

Ispirandosi al celebre discorso tenuto da Greta Thunberg dove la giovane svedese mette in luce i problemi derivanti dai cambiamenti climatici, il famoso duo artistico Icy e Sot hanno realizzato l’opera dal titolo “Our house is on fire”. Gli artisti iraniani hanno creato una silhouette di una casa e l’hanno poi incendiata.
Per quanto tempo lasceremo bruciare questo pianeta prima di fare qualcosa?

Black Lives Matter 

“Black Lives Matter”, l’artwork a caratteri cubitali

In seguito alla brutale uccisione di George Floyd, la sindaca di Washington D.CMuriel Bowser ha commissionato l’artwork “Black Lives Matter”. Così, a due passi da Lafayette Square e quindi dalla Casa Bianca, qualche mese fa un’enorme scritta “Black Lives Matter” gialla a caratteri cubitali è apparta su una delle strade più importanti della città. 

Stolen, le illustrazioni incomplete di Adrian Brandon

Adrian Brandon illustra il tempo. Il tempo che è stato rubato a molte persone. Il poco tempo che queste persone hanno vissuto e il molto tempo che non vivranno mai. 
La sua serie di ritratti intitolata Stolen è dedicata adalcune persone di colore uccise ingiustamente dalla polizia. La particolarità di queste illustrazioni è che sono tutte incompiute. Prima di cominciare ogni artwork, Adrian Brandon imposta un timer e il numero di minuti che dedicherà al ritratto corrisponde al numero degli anni che la persona rappresentata aveva quando è stata uccisa.

Knowledge is power, 9 documentari sulla storia e la cultura black in America

Siete sempre alla ricerca disperata di qualcosa da guardare? Al posto di optare per l’ennesima serie tv mediocre, questo autunno vi abbiamo consigliato 9 documentari e interviste che illustrano la potente storia della cultura nera in America e il concetto di “white privilege”, che vi aiuteranno a comprendere fenomeni spesso difficilmente digeribili. Qui sotto trovi il trailer del documentario “Dark Girls“.

Chiudiamo con un consiglio. In questi anni, con il nostro lavoro, ogni qual volta ce n’è stato bisogno abbiamo preso una posizione di fronte ad avvenimenti che spesso sono apparsi più grandi di noi, a battaglie che potrebbero non sembrare nostre, a problematiche che a volte sentiamo così lontane dal nostro quotidiano. Lo abbiamo fatto parlando di opere di artisti di cui condividiamo le battaglie, le opinioni politiche e la critica.

Il nostro invito è quello di informarsi sempre, non importa come, attraverso quotidiani, testate internazionali, programmi tv, film o, perché no, anche una semplice illustrazione. L’importante è farlo. 

Scopri QUI come gli artisti hanno raccontato il lockdown e la pandemia

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Derrick Boateng e la fotografia che racconta una cultura 

Derrick Boateng e la fotografia che racconta una cultura 

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

Quando fotografi americani o europei si spingono nel cuore dell’Africa tornano a casa con scatti bellissimi, ma che spesso non rispecchiano la realtà. Così ci siamo abituati a un volto del continente africano che certamente esiste, ma non è l’unico: pensando a paesi come il Ghana, la Nigeria, il Benin e molti altri ci vengono in mente immagini caratterizzate da colori cupi, poco saturi e legate a storie dall’accezione negativa. Forse è proprio per questo che le fotografie di Derrick Ofosu Boateng ci sorprendono talmente tanto da farci venire il dubbio che siano finte, che siano scattate su un set preparato ad hoc, da un’altra parte del mondo. Invece no. Classe 1999, Derrick Ofosu Boateng è nato in Ghana e oggi vive nella sua capitale, Accra, che qualche anno fa si è trasformata nel suo set personale, sempre pronto per la prossima fotografia. 

Al contrario di molti, che hanno iniziato con corsi in accademie o università, Boateng ha cominciato a scattare solo quando il padre, per supportare la sua passione, gli ha regalato un iPhone, che è diventato immediatamente il mezzo attraverso il quale restituire una visione personale del Ghana. Allontanandosi dall’immaginario comune, le fotografie di Derrick Boateng immortalano la vera anima del suo Paese formata dalle persone che lo vivono. 

Dimenticatevi i grigi perché i suoi scatti sono una vera e propria esplosione di colori, vibranti e iper-saturi, la migliore dimostrazione di quanto la fotografia possa essere pop. 
Quello di Boateng è un punto di vista diverso, e forse il punto di vista di cui avevamo bisogno, su una cultura e una terra troppo legate a una narrazione negativa creata da chi quella terra non la vive tutti i giorni e non la chiama casa.

ph. courtesy Derrick Boateng

Derrick Boateng e la fotografia che racconta una cultura 
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Derrick Boateng e la fotografia che racconta una cultura 
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Ciò che viene nascosto

Ciò che viene nascosto

Giorgia Massari · 5 ore fa · Photography

Le parole chiave di questo testo, ricorrenti e fondamentali per osservare le fotografie qui di seguito, si possono ritrovare nella fisicità, nell’orientamento sessuale, nel patriarcato e nella nudità. Ciò che questi termini, o meglio, questi macro-argomenti, hanno in comune è la penombra e, in alcuni casi, la totale assenza di luce. Con questi scatti e con questa riflessione, si ha l’intenzione di condurli fuori dal buio al quale spesso sono condannati. Illuminarli dunque, con la speranza che essi possano diventare temi condivisi e assorbiti nel tessuto sociale. Ciò che è vero e facilmente riscontrabile, è la difficoltà di affrontare determinati temi, soprattutto in relazione alla sfera femminile. Il corpo di una donna e come lei stessa si sente a riguardo, così come il suo orientamento sessuale, la sua posizione nella società o il suo stesso corpo nudo, sembrano essere ancora oggi temi disdicevoli o addirittura, in particolar modo in alcune società, proibiti e condannabili. Seppur una fetta della popolazione mondiale si stia muovendo in un’ottica di consapevolezza, accettazione e inclusione, questi temi non vengono mai del tutto sviscerati e trattati con la giusta attenzione. Attraverso la fotografia – e più in generale con l’arte – molte donne si sono espresse a riguardo. Qui sono le fotografe Giulia Frump, Leah DeVun, Rachel Feinstein e Despina Mikonati a parlarci di tutto ciò, con il loro sguardo femminile e intimo. 

Giulia Frump

Quattro fotografe distanti tra loro, in termini stilistici e contenutistici. Lontane geograficamente e anagraficamente, ma che trovano un loro punto di incontro nella volontà di urlare il loro desiderio di libertà al mondo. Osservando i loro scatti, emergono i quattro macro temi sopracitati, accomunati da un senso di liberazione e dalla volontà di rappresentare ciò che per secoli è stato nascosto. In Giulia Frump lo stereotipo del corpo femminile, l’ideale di perfezione del nostro secolo, viene superato da una danza di curve, linee morbide che si «adagiano in un abbraccio di pacificazione», come afferma la stessa fotografa. Lo stesso ricongiungimento con l’essenza del sé trova una particolare forma aurea negli scatti di Despina Mikoniati, che nel suo progetto Epilithic amalgama il corpo femminile con Madre Natura. «Madre Natura è colei che ci fa nascere e ci porta via. È la casa dei nostri corpi. Un luogo sicuro in cui esistere così come siamo», afferma Despina.

Despina Mikoniati

Se da un lato, Frump e Mikoniati indagano l’aspetto corporeo in relazione all’ambiente e al sé, le due fotografe Rachel Feinstein e Leah DeVun pongono la donna in stretto contatto con la sfera sociale che oggi abita. Feinstein affronta il tema universalmente, ragionando sul patriarcato e sullo spazio che le donne occupano nella società odierna. Ancora di più, la fotografa riflette sul modo in cui le donne vengono viste e rappresentate dallo sguardo maschile, facendo un particolare riferimento alla cinematografia degli anni Quaranta e Cinquanta, nel quale la condizione casalinga era particolarmente evidente. In questo senso, Rachel gioca su questi elementi, inserendo nei suoi scatti oggetti legati alla sfera femminile – quali il ferro da stiro, i tacchi, il tacchino arrosto su una tavola imbandita – ed esalta la condizione di reclusione domestica. La sua intenzione è quella di creare un disagio negli occhi di chi guarda, con l’obiettivo «di portare l’attenzione sui piccoli momenti che costituiscono l’esperienza femminile più ampia e di incoraggiare conversazioni che ispirino il cambiamento.»

Rachel Feinstein

Leah DeVun, invece, sceglie di rappresentare un gruppo specifico di donne che da questo tipo di società ha scelto di evadere. Sono i gruppi di donne lesbiche che, in particolare negli anni Settanta e Ottanta, ma anche oggi, hanno deciso di formare comunità utopiche e rivoluzionarie per portare avanti la liberazione del genere femminile. La ricerca di DeVun è volta a riscoprire queste comunità, taciute e nascoste, che costituiscono luoghi di grande creatività e cultura. «La visibilità è fondamentale per qualsiasi comunità, ma le lesbiche hanno subìto molte cancellazioni storiche e mancanza di rappresentazione» – afferma Leah DeVun, aggiungendo – «non vediamo abbastanza immagini di lesbiche o non conosciamo la storia delle lesbiche. Nelle comuni, le donne fotografe cercavano di contrastare questa invisibilità creando le loro immagini della vita lesbica, e anch’io sto cercando di farlo con il mio lavoro.»

Leah DeVun

Seguendo il fil rouge che unisce le quattro protagoniste di questo testo, si scoprono altrettanti artisti che oggi scelgono di affrontare discorsi considerati ostici e complessi, con l’intenzione di svicerarli fino a ridurli all’osso. Per cucirli, dunque, all’interno del tessuto della normalità, per non considerarli più temi altri, ma parte dell’ordinario flusso sociale.

Despina Mikoniati

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Ciò che viene nascosto
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Cinque foto scattate al momento giusto

Cinque foto scattate al momento giusto

Collater.al Contributors · 4 giorni fa · Photography

Il tempismo è tutto. Lo sanno bene i fotografi street che passano ore ad aspettare il momento giusto per realizzare uno scatto sensazionale. Per creare una composizione che agli occhi del pubblico potrebbe sembrare “fortunata” e casuale. In realtà, dietro questi scatti c’è uno straordinario sincronismo tra occhio, mente e macchina fotografica. Oggi abbiamo selezionato cinque scatti per esplorare l’abilità di questi fotografi, testimoniando come abbiano saputo cogliere istanti fugaci che trasformano una semplice immagine in una storia senza tempo.

#1 Lorenzo Catena

© Lorenzo Catena

#2 Dimpy Bhalotia

© Dimpy Bhalotia

#3 Giuseppe Scianna

© Giuseppe Scianna

#4 Federico Verzi

© Federico Verzi

#5 Andrea Torrei

© Andrea Torrei

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Selezione di Andrés Juan Suarez

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Non una Nonnetta qualsiasi

Non una Nonnetta qualsiasi

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Photography

«Ma che cosa ci farai con tutte le foto che mi fai, per il cimitero ne basta una sola, lo sai!» commenta la nonna della fotografa Alessia Spina, che l’ha resa protagonista indiscussa del suo ultimo progetto. Nonnetta è il titolo del progetto fotografico che segna il legame transgenerazionale. Un’esplorazione dell’intimità guidata da una nipote armata di macchina fotografica analogica, ancorata alla sua famiglia e alle tradizioni. Nelle fotografie di Alessia Spina, Nonna Elvira incarna l’essenza di tutte le nonne, e attraverso queste immagini, assistiamo a un tessuto di sguardi, risate, gesti, sapori, atti di cura e rituali quotidiani, ognuno pervaso da una profondità emotiva che sfida la cattura. Il progetto di Spina sarà in mostra a Milano dall’1 al 13 ottobre nella cornice del PhotoFestival in via Laghetto 2.

Nonna Elvira rappresenta non solo se stessa, ma tutte le nonne. Afferra la vita con entrambe le mani, assaporando le sue gioie e le risate. È un porto sicuro, proprio come la sua amata San Benedetto del Tronto, la sua città natale. È un cassetto pieno di bontà, da aprire quando necessario, quando fuori fa freddo e dentro fa male. È un deposito di ricordi, colmo dei sapori unici dei suoi cannelloni e di una fragranza che riempie la mente e il cuore, lenendo persino le ferite più profonde, proprio come la madeleine di Proust.

Nei fotogrammi catturati da Alessia Spina, assistiamo alla bellezza eterna del legame transgenerazionale, a un tessuto intessuto dai fili dell’amore, dei ricordi e dell’essenza della famiglia. Nonnetta non è solo un progetto fotografico; è una testimonianza del potere dell’amore e delle connessioni senza tempo che legano le generazioni.

Ph Credits Alessia Spina

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