5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift

5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift

Claudia Maddaluno · 12 mesi fa · Music

Non avevamo bisogno di un’ulteriore prova dell’enorme talento di Beyoncé, ma il fatto è che ogni volta lei alza l’asticella e noi siamo costretti a rivedere la misura del suo talentometro.

Ci era successo l’ultima volta con Homecoming, il docu-film Netflix sull’esperienza del Beycella attraverso la quale la Queen ci ha dato una lezione ricca e coinvolgente sull’importanza culturale della comunità afroamericana, veicolando il messaggio nello spazio di uno show squisitamente pop.

L’ultimo passo gigante l’ha fatto con l’album The Lion King: The Gift che Beyoncé ha interamente prodotto e curato per accompagnare l’uscita del remake del classico Disney nel quale ha dato la voce a Nala, al fianco di Childish Gambino nel ruolo di Simba.

Il disco conta 27 brani, inframezzati da brevi e suggestivi dialoghi tratti dal film, ed ospita anche un gran numero di artisti mainstream tipo Kendrick Lamar, JAY-Z, Tierra Whack, Childish Gambino, Major Lazer, Pharrell, 070 Shake.
Insomma, tanta, tantissima roba.

L’album continua nel solco tracciato da Homecoming, in termini di orgoglio black, girl power ed esaltazione della bellezza naturale, così come nel raccontare la civiltà africana e il suo patrimonio geografico e culturale.
Beyoncé parla infatti di The Lion King: The Gift come di una “lettera d’amore all’Africa”, un nuovo omaggio alla blackness in cui, anche grazie alla collaborazione di musicisti africani come Wiz Kid, Burna Boy e Tiwa Savage, riusciamo a respirare a pieni polmoni l’intenso profumo della terra d’Africa.

Come si evince dal titolo, quest’album è un dono, anzi, un fiume di doni (per noi, per l’Africa, per Blue Ivy e le generazioni future). Così abbiamo selezionato quelli che per noi sono i momenti migliori che Beyoncé ci regala in questo suo nuovo e importante lavoro.

“MOOD 4 EVA”: il brano con Childish Gambino e JAY-Z

Si apre con il sample di Diaraby Nene della cantante maliana Oumou Sangaré, la traccia che vede Beyoncé al fianco del marito JAY-Z e di Childish Gambino. “MOOD 4 EVA” è prodotta da Just Blaze e Dj Khaled e, per quanto ospiti due nomi di grossa caratura, è sempre Beyoncé a dare il più grande contributo alla traccia.
Su una base afro-beat tropicale e vuvuzela la Queen infiamma il brano con delle barre sostenute in cui ci ricorda chi è (Beyoncé, ma anche Nala, Regina di Saba e madre) mentre JAY-Z e Glover si inseriscono in un mood già precisamente dettato.

Il sogno dell’Oscar

“Spirit”, il primo singolo tratto dall’album, è una canzone da Oscar.
Assolutamente epica, emozionante e piena di tensione, la traccia potrebbe definitivamente consacrare l’artista pop, regalandole la vittoria ai prossimi Academy Awards.
Si tratta dell’unico pezzo della soundtrack del film a non esser stato curato da Elton John ma dalla stessa Beyoncé che assieme a Timothy McKenzie e IIya Salmanzadeh sembra averla scritta proprio per la prestigiosa statuetta.
La coralità fa da tessuto pregnante alla sua voce potente che arriva fino al punto più alto del cielo e ci spalanca tutti gli accessi possibili al Paradiso.

I 12 look nel video di “Spirit”

Il singolo è accompagnato da un video meraviglioso ed evocativo che attraverso una serie di immagini, situazioni e look esalta la bellezza naturale del territorio africano e della sua gente.
Beyoncé è splendida in ognuno dei 12 outfit e delle palette coordinate dalla stylist Zerina Akers, e si amalgama in modo perfetto ai colori dello scenario retrostante. Le linee morbide sono un trionfo di sensualità perché coniugate in uno stile a metà tra il tribale e il lussuoso, l’eccentrico e l’essenziale.

L’incontro tra Africa e Stati Uniti

The Lion King: The Gift fa succedere questa cosa incredibile per cui una delle più grandi star americane rende pop una cultura sottostimata come quella africana.
L’operazione di contatto tra l’Africa e gli Stati Uniti può ricordarci l’esperimento di Black Panther: The Album, soundtrack di un film dai grandi incassi, curata da un gigante del rap (Kendrick Lamar) che chiama a collaborare altri artisti affermati dell’industria musicale per rafforzare la narrazione della blackness.
Con The Lion King di Beyoncé accade più o meno lo stesso e, in più, l’artista affianca alla schiera di artisti mainstream come lo stesso Lamar o i già citati Glover, Pharrell, JAY-Z, numerosi musicisti nigeriani per rendere ancor più autentico il ritratto dell’Africa.

It was important that the music was not only performed by the most interesting and talented artists but also produced by the best African producers. Authenticity and heart were important to me.”

Così il rap e i ritmi tribali, le star della musica statunitense e gli artisti africani, i designer statunitensi e i brand senegalesi si mescolano per parlarci di un’Africa spettacolare, fiera e culturalmente viva.

Il debutto di Blue Ivy

Il suo cameo nel video di “Spirit”, vestita come la madre Bey, ci aveva già fatto impazzire, ma ascoltare il suo debutto ufficiale in una delle tracce dell’album ci ha dato il colpo di grazia definitivo.
Il brano in cui c’è il feat. della piccola Blue Ivy Carter è “Brown Skin Girl” che è chiaramente un inno a tutte le donne dalla pelle nera: “Brown skin girl/ your skin just like pearls/ the best thing in the world / I’d never trade you for anybody else”. Un messaggio importante che, affidato a una bambina di 7 anni, assume il senso di voler passare la lezione alle generazioni future, così come un regno nelle mani del nuovo Re Leone.

5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift
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5 regali dall’ultimo album di Beyoncé, The Lion King: The Gift
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Laura Kampman è una giovane modella, fotografa e musicista olandese che, oltre a posare per alcune delle testate più conosciute e a lavorare egregiamente davanti all’obiettivo, ha dimostrato di sapersi distinguere anche rimanendo dietro la macchina fotografica. 

La sua passione per la fotografia nasce da molto giovane, all’incirca verso i 13 anni. La pratica e il suo lavoro da modella le hanno insegnato il resto: l’attenzione per la luce, le ombre, la prospettiva. 

Il lavoro che più rappresenta la sua doppia essenza è la serie di autoritratti. In queste fotografie Laura Kampman riesce brillantemente a stare dietro e davanti alla macchina fotografica aprendoci le porte dei suoi momenti intimi e del suo vero io. 

Laura gioca con i chiaroscuri, con il suo corpo e con gli elementi che la circondano, come gli specchi, interagendo con loro e improvvisamente vi sembrerà di essere di fianco a lei, nelle stanze vuote che le fanno da sfondo. 

Inoltre, l’uso dell’analogico con la sua grana che non può che affascinare ogni volta dona un aspetto alle fotografie ancora più sublime e intimo.  

Qui sotto trovate una selezione delle fotografie, ma per scoprire tutti i lavori di Laura Kampman visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Cinematography –  A Cure for Wellness

Cinematography – A Cure for Wellness

Giordana Bonanno · 1 giorno fa · Photography

Un film fiabesco, thriller, horror, fantascientifico e d’azione. A cure for Wellness è il film più complesso che Gore Verbinski abbia mai prodotto dopo The Ring e I pirati dei Caraibi, ma non di certo quello per cui viene ricordato.

Messa così sembrerà strana la scelta, ma abbiamo deciso di riparlarne soffermandoci sull’aspetto cinematografico che senz’altro ha fatto godere gli occhi di chiunque l’abbia già visto; è qui infatti che Verbinski ha dato prova di essere un regista “architettonico” regalandoci grandi prospettive ed immagini che lasciano senza fiato. Linee rette, figure geometriche, inquadrature senza sbavature inutili, nelle quali il punto di fuga centrale genera suspense, aspettativa e mistero.

Si racconta di un giovane e ambizioso dirigente la cui vita viene messa alla prova quando, mandato a recuperare l’amministratore aziendale in un misterioso “centro benessere” nelle Alpi svizzere, scopre un segreto sconvolgente riguardante i trattamenti “curativi” della spa.

Le scene si spostano su corridoi lunghissimi che suscitano le stesse sensazioni di curiosità, ansia, incertezza dalle quali il protagonista è tormentato; il risultato è un’opera dall’andamento ossessivo e labirintico in cui siamo costretti a perderci tra flashback e divagazioni. Tutte queste figure retoriche non fanno altro che avvalorare il messaggio moralistico a cui vuole avvicinarci il racconto: l’inconcepibile mostruosità che stiamo vedendo non è altro che noi stessi, un’umanità pigra e anaffettiva, incapace di interessarsi a nulla che non sia il proprio benessere.

Con l’aiuto di ottimi comparti tecnici ci addentriamo in un’atmosfera magica e inquietante dove la trama è narrata in maniera epica e tutto è avvolto da una nube sfumata di verde e azzurro che ci distacca ancor di più dalla realtà. I personaggi delle fotografie di Steve Gindler, conosciuto su Instagram sotto il nome “Cvatik”, sembrano essere usciti proprio dal film di Verbinski: gli umani prendono nuove sembianze e vivono in un mondo diverso dal nostro. 

Lo sapevi che: L’edificio del sanatorio fa parte di un ex complesso ospedaliero. Durante la prima guerra mondiale vi hanno soggiornato molti soldati feriti, tra cui Adolf Hitler.

Genere: Horror, fantascienza
Regista: Gore Verbinski
Direttore della fotografia: Bojan Bazelli
Scrittore: Justin Haythe
Cast: Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth

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Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

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