Arte, architettura o scultura? I castelli di sabbia di Calvin Seibert sono sculture architettoniche effimere, destinate a svanire tra le onde del mare. Lo stesso Seibert descrive le sue opere utilizzando il termine “moderne” ma senz’altro, se fossero veri e propri edifici, noi li chiameremmo brutalisti per via delle forme rigide e per il colore della sabbia, che rimanda al cemento. Abbiamo scoperto il suo lavoro recentemente, quando il 1 gennaio ha postato sul suo account Instagram una delle sue sculture di sabbia, datata 1 giugno 2017. Approfondendo il suo lavoro, ci siamo immersi nel suo vasto immaginario architettonico. Le menti geniali di architetti come Ludwig Mies van der Rohe, Louis Kahn, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, sembrano dialogare nelle sue opere, tanto laboriose quanto sfuggenti. Ma cosa spinge un artista a realizzare un’opera destinata a scomparire in poco tempo?
Nel caso di Calvin Seibert, la risposta sta nel suo modus operandi. Come ha dichiarato in un’intervista per il GreyScape, « Di solito mi piace realizzare cose che possano completarsi in un giorno, se possibile, o almeno mostrare da subito progressi reali». La sabbia è senza dubbio un medium malleabile, che necessita di essere lavorata nell’arco di una sola giornata. Per questo Seibert inizia le sue opere al mattino presto, quando la spiaggia è libera e silenziosa, per terminarle poi a giornata inoltrata sotto gli occhi curiosi dei bagnanti, l’unico pubblico a vederle dal vivo.

Cercando sul web, abbiamo trovato moltissime foto dei castelli di sabbia di Seibert, lui stesso ha dichiarato di averne realizzati a centinaia. Ma chi è Calvin Seibert? Calvin nasce in Colorado in una famiglia in cui tutto gira intorno alla neve, piuttosto che alla sabbia. Il padre di Calvin era un rinomato sciatore e co-fondatore della stazione sciistica di Vail. Fin da sempre Calvin ha coltivato una fascinazione per l’arte e per i lavori manuali. Dalla ceramica alla serigrafia, fino alla creazione della sua rivista. Studia arte alla School of Visual Arts di New York e mentre i suoi compagni di studi, tra cui Keith Haring, erano attirati dalla strada, lui era attratto dagli schemi di ingegneria e dall’architettura. Artisti come Alice Aycock e Will Insley, lo hanno ispirato per il loro linguaggio architettonico e per i loro mondi immaginari. Su questa scia, Seibert si avvicina alla scultura e inizia a realizzare opere per altri, poi sperimenta con la sabbia e l’avvento del digitale gli permette di condividere le sue creazioni sui social, fino a spopolare. Sono in molti a chiedere le sue creazioni, dalle gallerie alle case di moda, che vogliono i suoi castelli per realizzare servizi fotografici, come Hermés per esempio. Adesso Seibert è sempre in cerca di nuove spiagge sulle quali costruire le sue opere, destinate al mare.













Courtesy Calvin Seibert
