Art Coachella vuol dire anche arte
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Coachella vuol dire anche arte

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Giulia Guido

Nonostante la chiacchierata perdita di interesse del pubblico e il non riuscito sold out dei biglietti, il Coachella, il festival musicale che ogni anno prende luogo sui campi dell’Empire Polo Club di Indio in California, riesce a far parlare di sé. Abbiamo visto tutti le immagini del primo weekend, da Lana Del Rey con Billie Eilish a Will Smith, e ora siamo in attesa del secondo e ultimo weekend. Ma il Coachella non è mai stato solo musica, è moda, marketing e anche tanta, tanta arte. È su questo ultimo punto che ci vogliamo focalizzare perché, oltre ai palchi, a trasformare il panorama sono le gigantesche installazioni artistiche firmate da creativi e studi internazionali.
La curatela di quest’anno è della Public Art Company e i nuovi protagonisti sono tre: Morag Myerscough, Nebbia Works e HANNAH

Dancing in the Sky di Morag Myerscough

Originaria di Londra, l’artista Morag Myerscough è volata a Los Angeles per portare anche lì le sue immense installazioni multicolor. La sua opera copre una superficie di quasi 40 metri quadrati ed è stata concepita come una vera e propria piazza dove sostare durante le lunghe giornate del festival. Impossibile non vederla, anche da lontano, grazie a elementi che raggiungono anche i 18 metri d’altezza e sono perennemente in in movimento, danzando nel cielo. 

Babylon di Nebbia Works

Forme rupestri e antiche si fondono con un design futuristico nell’opera di Nebbia Works, studio do architettura fondato nel 2018 da Brando Posocco e Madhav Kidao. L’installazione si compone di blocchi impilati l’uno sull’altro che formano una struttura piramidale vuota all’interno, è qui che soprattutto di sera avviene la magia. L’interno infatti è stato interamente mappato e ogni sera utilizzato come tela per proiezioni luminose. Babylon può essere così vissuta da fuori, utilizzando i livelli come gradoni per stendersi e godersi lo spettacolo, o immergendosi in essa, lasciandosi trasportare dai pattern luminosi. 

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Monarchs: A House in Six Parts di HANNAH

Lo studio sperimentale HANNAH, guidato da Leslie Lok & Sasa Zivkovic, ha portato al Coachella una installazione formata da diversi padiglioni che vanno dai 10 ai 21 metri di altezza. Il colore rimane sempre la parola d’ordine, ma qui l’elemento principale è l’utilizzo di materiali diversi per la stessa struttura: cemento, stampa in 3D e legno diventano un tutt’uno, diventando una metafora di come il design si stia evolvendo, unendo l’artigianato alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia.  

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Photo credits Lance Gerber

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Scritto da Giulia Guido
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