Contemporary Elderly, Louis De Belle e l’estetica della terza età.

Contemporary Elderly, Louis De Belle e l’estetica della terza età.

Collater.al Contributors · 3 anni fa · Photography

Siamo a Milano, in Corso Sempione 33. Qui tra il 1953 e il 1956 l’architetto Piero Bottoni realizza il Palazzo INA, molto più di un semplice edificio, è una proposta per un nuovo modello di vita residenziale, dove lo spazio privato dell’appartamento si integra agli spazi pubblici: il terrazzo, il piano terra commerciale, negozi, uffici, verde condominiale…

Un progetto innovativo, negli anni Cinquanta, per non parlare della progettazione dei fronti, volutamente diversi, uno razionalista e uno espressionista. Qui, al piano terra, Stefano Branca di Romanico ha aperto la sua galleria Galera San Soda, che dopo il suo primo appuntamento con Goswin Schwendinger adesso propone la personale di Louis De Belle con un lavoro dedicato agli anziani milanesi che celebra l’estetica della terza età. 

Contemporary Elderly è una serie di fotografie colorizzate che ritrae dettagli quotidiani di anziani cittadini milanesi. Uno sguardo nello stato della terza età ai giorni nostri, attraverso inquadrature ravvicinate e stampe di grande formato che raccontano posture, gesti e dettagli di abbigliamento enfatizzati dalla tecnica di colorazione selettiva. Ereditata dalla tradizione ottocentesca e riportata in auge dalle correnti pop di era postmoderna, la colorazione di Louis De Belle approda alla stessa idea di artificialità chiamata a congelare l’azione: un dialogo speculare fra un’estetica sorpassata e l’anacronismo dei gesti e degli accessori immortalati dall’apparecchio fotografico, sintomi di un’epoca e di un’età condannati a muoversi in controtempo. In occasione della mostra, viene pubblicato un catalogo su carta di giornale disegnato da Matteo Gualandris, in mostra appeso al classico bastone porta giornale in legno e ottone. 

Contemporary Elderly Louis De Belle | Collater.al

Noi ci siamo fatti spiegare meglio Contemporary Elderly dallo stesso Louis De Belle.

In cosa consiste la tecnica della colorizzazione? 

Le foto vengono scattate in bianco e nero, poi colorate digitalmente. È una tecnica del passato che abbiamo deciso di recuperare in chiave contemporanea (una volta, con le pellicole, si faceva a mano). Il risultato sono 14 immagini, in cui le tinte piatte si fondono con l’immagine, mantenendone ombre e chiari. 

Dove hai scattato?

Ho cercato di andare nei posti più frequentati da questa generazione: mercati, bar come la Coloniale o la storica pasticceria Marchesi, dove si ritrovano per bere il bianchino o un caffè. Siamo in contesti normali, l’intenzione era quella di ritrarre persone di questa età perché spesso sembrano essere comparse nella nostra vita quotidiana; qui invece sono i protagonisti.

Come ti sei approcciato a loro? Come li fotografavi?

Camminando, in strada a Milano nei mesi estivi, tentando di ritrovarmi in situazioni naturali e spontanee: i soggetti non sono mai in posa, è fotografia di strada, che tuttavia assurge a un altro livello per via della colorizzazione. In ogni immagine non ci sono mai più di tre colori.

Contemporary Elderly” nasce ad hoc per Galera San Soda?

Si, Stefano ed io condividiamo una curiosità per la terza età, per i gesti, i modi di dire, l’abbigliamento. Il lavoro nasce dalla nostra amicizia ma anche dal rapporto con la città di Milano e in un certo senso anche con questo edificio razionalista: è un progetto legato all città, alla forma di vita all’epoca innovativa che proponeva Bottoni: negozi al piano terra, giardino pensile..

E la moquette blu?

La moquette nell’immaginario collettivo è un elemento vecchio, l’idea era quella di utilizzare un materiale che riconducesse al cliché di un appartamento di un anziano. Abbiamo scelto un blu che modifica lo spazio ma rimane distaccato: è un colore calmo e sicuro, che permette alle immagini di fluttuare in uno spazio monocromatico. 

Contemporary Elderly Louis De Belle | Collater.al

Le foto come le hai stampate?

Sono stampe UV su plexiglass. È un supporto che rende giustizia alla colorizzazione, con il plexiglass non c’è vetro e quindi non c’è riflesso, è plastica, un materiale pop. Le cornici in alluminio lucidato si legano all’allestimento degli interni a partire dagli infissi del palazzo INA fino agli arredi della galleria.

Stefano, come è nata l’idea della terza età?

È una cosa nata più di 10 anni fa, il nostro rapporto nasce dalla musica poi siamo andati oltre. A 21 anni ci piaceva emulare gli anziani, seguivamo delle routine, Gilbert & George erano i nostri punti di riferimento. Quando sono tornato a Milano dopo Londra ho aperto la galleria e volevo fare con Louis una mostra che chiudesse il cerchio per tornare alla nostra passione comune. Il processo di selezione è stato complicato perché molte foto non rendevano giustizia alla serie finale, noi vogliamo elogiare e non fare qualcosa di tragicomico, volevamo evocare un apparato di sensazioni collegarle al gesto del corpo.

Contemporary Elderly Louis De Belle | Collater.al
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Contemporary Elderly Louis De Belle | Collater.al

Testo di Bianca Felicori

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Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

Gian Paolo Barbieri è uno dei giganti della moda in pellicola, membro di un gruppo di fotografi che hanno saputo descrivere il mondo delle modelle, delle sfilate e del prodotto andando oltre ogni racconto superficiale.
A Milano inaugura oggi, 29 novembre, una mostra del grande maestro della fotografia Gian Paolo Barbieri, che alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery in Via San Vittore 13 presenterà una serie di opere inedite e a colori.

© Gian Paolo Barbieri – Laura Alvarez, Venezuela, 1976 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery

Il titolo della mostra è ‘Gian Paolo Barbieri: Unconventional’, ed è proprio non convenzionale il modo in cui l’artista ha approcciato alla fotografia e alla moda, rielaborata in base alle tante esperienze e alle celebrities con le quali ha intessuto rapporti e contatti diretti.
Negli scatti di Barbieri, conosciuto principalmente per la sua produzione in bianco e nero, si rincorrono provocazione e storia, riprendendo pose della storia dell’arte, citazioni al design e all’architettura, un simbolismo che viene connotato da una visione ultra personale e autentica. La nuova eleganza e il nuovo erotismo che Barbieri ha saputo rappresentare nella sua carriera sono visibili alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery, in una mostra che arriva pochi giorni dopo l’uscita al cinema di “L’uomo e la bellezza”, primo docufilm su Gian Paolo Barbieri e già premiato al Biografilm Festival 2022 di Bologna.

© Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Eva Herzigova, Roma, 1997 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Moira O’Brien, Seychelles, 1981 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Isa Stoppi in Coppola&Toppo, Milano 1968 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
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Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini

Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

Intercettiamo Enrico Costantini in una delle poche pause tra un viaggio e l’altro, quando il fotografo, “nomade” come lui stesso si definisce, ricarica le pile prima di tornare a osservare il mondo dal suo punto di vista, che come la fotografia è verità e finzione. Il viaggio e la fotografia per Enrico Costantini sono strumenti attraverso i quali possiamo far parte di qualcosa che non ci appartiene ma che possiamo rendere nostro per un istante.
Curiosi di capire come nasca il suo rapporto con la macchina fotografica e di scoprire qualche segreto rispetto ai tanti viaggi compiuti in questi anni, Collater.al ha scambiato due chiacchiere con Enrico.

Come ti sei avvicinato alla fotografia? 
Veramente è stato casuale! Ho frequentato una scuola d’arte a Venezia per poi proseguire i miei studi a Roma dove mi sono laureato in interior design. Mi sono avvicinato al mondo della moda e poi da li alla fotografia. Ho comprato la mia prima macchina fotografica reflex quando avevo 20 anni e ho cominciato a sperimentare. Ho sempre avuto un forte legame con il valore del “ricordo” e da lì forse deriva la mia indole di collezionatore. A volte si fotografa per paura di dimenticare o paura di essere dimenticati. Adesso vivo la fotografia come possibilità di raccontare senza dover utilizzare troppe parole, a volte tramite una foto si può rubare un momento di vita altrui e farlo proprio, lasciando invece qualcosa di nostro, della propria esperienza.

Con le tue fotografie ci porti in luoghi lontani come Socotra, Cuba, l’Oman, le Filippine e molti altri.
Di quali storie vai alla ricerca? Quali storie vuoi raccontare?
 
Prima di intraprendere un nuovo viaggio non sai mai realmente quello che ti aspetta. Mi piace raggiungere mete remote e incontaminate. Forse quello di cui realmente vado alla ricerca è l’autenticità. Allo stesso modo amo l’architettura e il design, quindi ogni meta che comprende almeno una di queste componenti per me diventa fonte di stimolo e ricerca.

È scontato dire che durante i viaggi hai a disposizione un’attrezzatura molto differente da quella
che ha un fotografo in studio. Qual è, secondo te, l’attrezzatura necessaria per questo tipo di
fotografia? 

Personalmente, come fotografo, utilizzo solamente la luce naturale. Amo la luce naturale e cogliere le sue svariate e molteplici sfumature. Ogni istante non è mai simile al suo precedente. Detto ciò, solitamente viaggio piuttosto leggero se cosi si può dire. Mi piace però portare con me diverse macchine fotografiche. Direi che in questo caso non esista una vera e propria necessità ma sicuramente non sottovalutare di munirsi di molteplici batterie e memoria sufficiente, ammeto in certe condizioni di viaggio aiuta molto a risparmiare tempo prezioso.

C’è uno scatto al quale sei particolarmente affezionato? Raccontacelo. 
Non penso ci sia uno scatto in particolare al quale io sia affezionato. Probabilmente in generale a tutti gli
scatti relativi al mio primo viaggio reportage in Asia. Un viaggio durato 4 mesi da New Delhi a Hong Kong passando 7 stati, oltre 10.000 km on the road. Si trattava del mio primo viaggio oltremare, avevo 23 anni, ed è stata la mia prima vera esperienza dove mi sono ritrovato a raccontare le persone i luoghi le situazioni che incontravo nel mio cammino. Mi ha dato molto. Si tratta di scatti che seppur molto semplici e di realizzazione tecnica non cosi buona, ogni volta che li rivedo, suscitano qualcosa in me di molto profondo.

Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini
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Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Photography

Il corpo nudo femminile negli scatti fotografici di Alina Gross diventa un elemento lontano da qualsiasi rappresentazione erotica, o meglio il linguaggio della fotografia facilita il tentativo di evocare le ambivalenze della sessualità e del genere.
La fotografa ucraina e ora di base in Germania evoca gli elementi erotici attraverso associazioni di forme e elementi naturali, combinandoli per creare una bellezza imperfetta, quella “Beauty of Imperfection” che è anche il titolo del suo ultimo libro d’arte, nonché del progetto che l’artista porta avanti da quattro anni.
Alina Gross non mostra una bellezza – e una figura della donna – univoca, da raccontare solo attraverso i tradizionali canoni di bellezza, ma amplia il significato delle forme, grazie anche a una resa pittorica dei corpi, favorita dall’utilizzo del colore che spesso cosparge la pelle. L’effetto disturbante della visione di parti nude non è mascherato, Gross però invita l’osservatore a rivedere il processo mentale di analisi della realtà e la sua definizione, che porta ad abbattere barriere vertiginose.

Alina Gross | Collater.al
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Don’t Worry Darling è uno di quei casi in cui si guarda il film più per curiosità che per sano interesse. La pellicola che è arrivata nelle sale cinematografiche lo scorso 22 settembre e che è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, ha cominciato a far parlare di sé molto prima del trailer, del teaser e delle prime foto dal set. 

Le controversie infatti sono cominciate proprio a inizio riprese, quando Olivia Wilde, che firma la regia, licenzia Shia LaBeouf, motivando questa decisione al metodo di lavoro dell’attore che a detta della Wilde non si adattava al suo modus operandi.
I problemi di Olivia Wilde sono continuati anche con la protagonista, Florence Pugh, con la quale sembra aver avuto diverse tensioni (mai pubblicamente confermate).
A completare questa complicata fase di produzione è arrivata la scelta della regista di sostituire LaBeouf con l’allora compagno Harry Styles

Inevitabilmente, tutti questi avvenimenti hanno avuto un loro peso anche in fase di promozione, che hanno però spostato il focus dal film vero e proprio a del puro gossip. 

Un peccato? Forse no. 

Alice e Jack Chambers sono una coppia felicemente sposata che vive a Victory, una comunità sperimentale degli anni’50 dove gli uomini trascorrono tutto il giorno al lavoro, mentre le donne si occupano della casa, per poi trascorrere il tempo libero insieme ai vicini. Qualcosa però improvvisamente cambia e Alice comincia a sentirsi costretta in quella vita, con una sempre maggiore volontà di scoprire cosa si nasconde oltre i confini della città. Questa è la trama, che di per sé cela anche qualcosa di potenzialmente interessante, sfortunatamente è lo sviluppo che manca. È come quando a scuola i professori dicevano “ha del potenziale ma non si applica”. 

Di tutto ciò che mette sul tavolo Don’t Worry Darling – che sembra più un bisogno di riscatto da parte della Wilde – qualcosa si salva ed è il motivo per cui il film si lascia guardare fino alla fine: l’estetica

Per curare la fotografia, infatti, la regista si è avvalsa del lavoro di Matthew Libatique, direttore della fotografia americano e collaboratore abituale di Darren Aronofsky. In quasi trent’anni di lavoro, Libatique ha curato la fotografia di film come Requiem for a Dream e Il cigno nero, esperienza che lo ha portato ad essere preparato all’inquietante realtà portata sul grande schermo in Don’t Worry Darling. Si nota subito come la luce calda che illumina l’intera cittadina diventa fredda e cupa quando Alice è da sola con sé stessa, e diventa sempre più fredda col passare del tempo. L’utilizzo della luce va, poi, di pari passo con i colori dei luoghi: ad esempio, il verde della vasca da bagno che ricorda quello delle divise ospedaliere. 

Per questo motivo è stato particolarmente difficile selezionare solo 10 inquadrature del film che forse ha puntato molto sull’estetica e troppo poco sul contenuto. 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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