Style Breve storia del durag
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Breve storia del durag

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Andrea Tuzio

Cos’è il durag?

Se volessimo rispondere a questa domanda in modo letterale, il durag è un semplice pezzo di stoffa, un foulard per capelli per intenderci – in nylon o in poliestere – utilizzato in modi diversi, ma che ha una storia importante che non deve essere dimenticata.

La prima apparizione del durag

Possiamo collocare l’inizio di tutto durante un periodo molto triste e cupo della storia americana, quello che va tra il XVI e il XIX secolo e durante il quale la schiavitù negli Stati Uniti era al suo punto più alto di sfruttamento. Si stima che in quel periodo circa 12 milioni di africani siano stati deportati negli Stati Uniti d’America, e di questi almeno 645.000 sono stati destinati nei territori che successivamente fecero parte della nazione statunitense. Nel 1860 la popolazione di schiavi negli USA era cresciuta fino a 4 milioni. 

Ed è proprio in questo contesto storico-culturale che il durag fa la sua prima apparizione. Veniva indossato principalmente dagli schiavi e dai lavoratori afroamericani durante le ore di lavoro. Utilizzato principalmente per mantenere i capelli in ordine e puliti, per quanto si potesse, è soltanto con la Grande Depressione e il Rinascimento di Harlem -siamo all’inizio degli anni ’30 -, che il durag diventa un accessorio nella sua accezione più contemporanea. 

Il durag come simbolo di appartenenza

Verso la fine degli anni ’60, e quindi dopo il movimento per i diritti civili degli afroamericani (1960s Civil Rights Movement) – i cui obiettivi erano porre fine alla segregazione razziale e alla discriminazione contro gli afroamericani, per garantire il riconoscimento legale e la protezione federale dei diritti di cittadinanza elencati nella Costituzione – che le sorti del durag presero una piega completamente diversa rispetto agli anni precedenti. Questo divenne un accessorio quasi imprescindibile dagli afroamericani di qualsiasi estrazione sociale, rapper, atleti, semplici cittadini di qualsiasi età, trasformandosi in un vero e proprio simbolo di appartenenza. 

L’estetica del durag conquistò rapidamente tutta la gioventù afroamericana al punto che alcuni stati ne vietarono l’utilizzo nelle scuole all’interno di quello che fu un giro di vite sui codici di abbigliamento dei studenti. Questo perché l’immaginario sviluppatosi attorno al durag era quello associato al mondo criminale (membri di gang, spacciatori, criminali di ogni sorta lo indossavano anche come segno di riconoscimento e di appartenenza) e come conseguenza gran parte della popolazione, soprattutto tra i bianchi, dava un’accezione estremamente negativa a questo accessorio.

L’ingerenza dell’opinione pubblica e allo stesso tempo l’espandersi della moda del durag portarono la National Football League (NFL) nel 2001 e dalla National Basketball Association (NBA) nel 2005 a bandire il durag. Questa scelta suscitò non poche polemiche: per moltissimi infatti la scelta delle due leghe sportive professionistiche statunitensi con il più alto tasso di atleti afroamericani, venne presa per demonizzare un’espressione della cultura nera quindi una scelta a sfondo razzista.

Simbolo della lotta al razzismo

In questo modo il durag assunse un valore intrinseco ancora più forte, da un semplice accessorio di moda che rappresenta la cultura afroamericana, divenne un simbolo vero e proprio della lotta al razzismo – basti pensare alla copertina di Vogue con protagonista Rihanna che indossa un durag, accompagnato da un editoriale anti razzista incarnando un nuovo esempio di impegno socio-politico contro le discriminazioni e a favore di un progresso collettivo da un punto di vista di accettazione di ciò che si ritiene diverso per qualsiasi motivo.

Col tempo il durag si è preso il proprio posto nella cultura americana, diventando un must have della moda contemporanea entrando di diritto nel mondo dello show-biz americano e principalmente in quello rap, con artisti del calibro di ASAP Rocky, Jay-Z, Tyler the Creator e tantissimi altri, che lo hanno indossato spesso o che lo indossano costantemente. Un pezzo di stoffa (nylon o poliestere che sia) che ha scritto e continua a scrivere la storia della cultura nera degli Stati Uniti d’America

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Scritto da Andrea Tuzio
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