L’eccentrico Sundays, il ristorante a Bangkok firmato Flat12x

L’eccentrico Sundays, il ristorante a Bangkok firmato Flat12x

Giulia Guido · 1 anno fa · Design

Grazie al lavoro dei creativi dello studio di design Flat12x, due negozi di Bangkok sono diventati il ristorante Sundays.

A rendere unico il locale è stata la filosofia del Flat12x, che da sempre cerca di combattere la coesione che caratterizza la maggior parte dei progetti. Il Sundays va contro all’eleganza quasi asettica e all’estetica generica degli altri ristoranti.

Il team di Flat12x è riuscito a fare un locale che, come si intuisce dal nome, rispecchi a pieno il clima domenicale, di ospitalità e incontro. Per questo motivo, quando si varca la soglia non si capisce dove si è entrati. Mobili vintage, soprammobili retrò, dipinti, disegni, lampadari di cristallo e lampade moderne, vecchi televisori trasformati in acquari, pavimento in massello con alcune piastrelle messe in modo casuale.

Lo stesso stile, caratterizzato dall’incontro del vecchio col nuovo, del classico con il contemporaneo, si ritrova all’esterno.

Di una cosa potete essere sicuri, al Sundays è sempre domenica.

Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al Sundays | Collater.al

L’eccentrico Sundays, il ristorante a Bangkok firmato Flat12x
Design
L’eccentrico Sundays, il ristorante a Bangkok firmato Flat12x
L’eccentrico Sundays, il ristorante a Bangkok firmato Flat12x
1 · 17
2 · 17
3 · 17
4 · 17
5 · 17
6 · 17
7 · 17
8 · 17
9 · 17
10 · 17
11 · 17
12 · 17
13 · 17
14 · 17
15 · 17
16 · 17
17 · 17
La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni ’70

La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni ’70

Claudia Fuggetti · 1 anno fa · Design

La designer australiana Sarah Ellison ci porta sulle spiagge degli anni ’70 con la sua collezione d’esordio “The New Wave”, ispirata proprio a quegli anni magici e costituita da un set di mobili ed articoli per la casa.  Nella collezione sono presenti: una mensola in marmo a tre livelli con struttura in ottone, sedie imbottite in velluto e pelle, tavoli da pranzo e da caffè in marmo.

La peculiarità della collezione è l’estrema versatilità, come nel caso degli specchi a forma di mezzaluna che possono funzionare da piano d’appoggio, da attaccapanni o come divisori per scaffali. Ogni pezzo è stato ideato per essere adattato ad ogni esigenza, ma vuole mantenere comunque la sua identità vintage ed evocativamente “costiera”, pur avendo un design minimal.

Guardando questi oggetti ci viene voglia di utilizzarli nella nostra villa al mare, di osservare i materiali brillare al sole e vedere riflesse attraverso gli specchi le onde del mare, magari ascoltando un disco dei Doors, magari semplicemente ascoltando il rumore del bagnasciuga.

Puoi ammirare la collezione sul sito web di Sarah, che trovi qui.

La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 1 La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 2 La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 3 La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 4 La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 5 La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni '70 | Collater.al 6

La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni ’70
Design
La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni ’70
La New Wave Collection di Sarah Ellison ti porta negli anni ’70
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Filling Spaces, la musica prende forma nel lavoro di Federico Picci

Filling Spaces, la musica prende forma nel lavoro di Federico Picci

Giulia Guido · 1 anno fa · Design

Quelli dell’artista torinese Federico Piccirillo aka Federico Picci sono lavori che colpiscono e stupiscono. Con il progetto Filling Spaces si è spinto oltre i limiti del consueto per dare una forma e un colore a qualcosa che forma e colore non ha: la musica.

Da sempre appassionato di musica e soprattutto di pianoforte, Federico parte proprio da questo per dare un corpo alla sua idea creando, grazie all’arte digitale, delle composizioni oniriche ed evocative. La musica entra in stretto dialogo con lo spazio, e per rappresentare tutto ciò l’artista usa dei grandi palloni rosa fluttuanti rendendo il risultato finale surreale, al limite della realtà. Seguendo l’idea che la musica avvolge ogni cosa, queste sfere rosa escono da un pianoforte, da un grammofono e occupano quasi tutto lo spazio disponibile.

I tried to show how something immaterial like music can fill the room with his beauty.

Filling Spaces | Collater.al Filling Spaces | Collater.al Filling Spaces | Collater.al Filling Spaces | Collater.al Filling Spaces | Collater.al Filling Spaces | Collater.al

Filling Spaces, la musica prende forma nel lavoro di Federico Picci
Design
Filling Spaces, la musica prende forma nel lavoro di Federico Picci
Filling Spaces, la musica prende forma nel lavoro di Federico Picci
1 · 6
2 · 6
3 · 6
4 · 6
5 · 6
6 · 6
On the road to LDF – Intervista a Charlotte Kidger

On the road to LDF – Intervista a Charlotte Kidger

Claire Lescot · 1 anno fa · Design

La plastica è un materiale tanto affascinante quanto inquinante. Per questo in occasione del London Design Festival sono stati scelti 4 giovani e talentuosi designer emergenti in grado di trovare soluzioni di riciclo che fossero vantaggiose per l’ambiente.

Abbiamo deciso di incontrare Charlotte Kidger fresca di master in Material Futures presso la Central Saint Martins che ci ha parlato di Industrial Craft, un progetto incentrato sul riutilizzo e sulla versatilità che può avere la polvere di ploriuretano espanso. Gli scarti, derivanti da lavorazioni industriali, vengono mischiati a resina in rapporto 70/30, fusi a freddo ed utilizzati per la creazione di oggetti scultorei e funzionali dalle forme irregolari e colorazioni stratificate.

Andate a toccare con mano questo nuovo materiale presso il London Design Fair che riunisce 550 espositori proveninenti da 36 paesi, dal 20 al 23 settembre, nel cuore creativo dell’East London.

Charlotte qual’è il tuo background?

Ho studiato Printed Textiles & Surface Design alla Leeds Arts University e lavorato come disegnatrice industriale specializzata in colori, materiali e finiture (CMF) con diverse aziende prima di ritornare all’università per il master in Material Futures alla Central St Martins.

Quando hai capito che volevi diventare una material designer?

Sapevo di voler lavorare con i materiali in modo pratico e sperimentale fin dall’inizio del mio corso di laurea. Sono sempre stata attratta da quelli non convenzionali e dal voler oltrepassare i limiti di ciò che ci si aspetta tradizionalmente. Ho iniziato la mia esperienza assumendo diversi ruoli come disegnatrice industriale specializzata in colore, materiali e finitura, ciò ha contribuito ad ampliare le mie conoscenze su quanto sia vitale il ruolo dei materiali nel settore del design. È stato durante questo periodo che ho capito che volevo spingermi verso un approccio più sostenibile. Questo è stato il motivo per cui ho deciso di intraprendere il master in Material Futures ed iniziare il mio attuale progetto.

Parlaci del progetto che presenterai quest’anno a LDF

Industrial Craft è il mio progetto di laurea e si concentra sull’utilizzo e la riproposta di scarti di polvere di schiuma di poliuretano derivanti da lavorazioni CNC di diverse industrie. Ho trattato la polvere come se fosse una nuova forma di materia prima non solo facendo in modo che non finisse in discarica e quindi incenerita ma anche mostrando la bellezza di questo materiale composito. Per la creazione di questi oggetti scultorei ho utilizzato tecniche di fusione a freddo. I colori sono stati creati attraverso la pigmentazione durante il processo di fusione e sono stati utilizzati per ottenere una finitura lussuosa e ricca. Ogni pezzo è unico grazie alla sua colorazione e stratificazione, è a scarto zero e mira ad incapsulare un materiale precedentemente problematico all’interno di una forma che rappresenti la longevità e il desiderio. Alcuni degli esperimenti che ho svolto sul materiale possono essere visti durante LDF quindi tenete gli occhi aperti!

Parte del progetto sarà anche presentato alla mostra Material of the Year: Plastic al London Design Fair. Sono molto onorata ed entusiasta di essere stata selezionata come uno dei quattro designer a rappresentare questo amato materiale (plastica). Sarà una grande opportunità per discutere ulteriormente del progetto e continuare a far conoscere come i progettisti possano raccogliere e riutilizzare i materiali di scarto.

Da cosa sei stata ispirata?

Ho passato molto tempo a ricercare e visitare vari complessi industriali per trovare flussi di rifiuti di materiale con cui avrei potuto potenzialmente lavorare. Le forme audaci viste nella mia collezione sono state ispirate da artefatti trovati in questi ambienti. Inoltre sono sempre stata molto ispirata dall’architettura minimalista per le sue forme geometriche e la scelta dei materiali.

Possiamo affermare che promuovi la sostenibilità?

Non mi sento di dire che promuovo la sostenibilità, ma credo fermamente che riesco a toccarne alcuni punti o almeno riesco a far capire che si possono lavorare i materiali in modo più sostenibile. Il fatto che io utilizzi la polvere di schiuma di poliuretano, scarto di lavorazione di una materia prima, credo sia il primo passo verso un approccio sostenibile. Deviare questo materiale dall’incenerimento e dalle discariche suggerisce che è possibile un riutilizzo di ciò che già ci circonda.

Secondo il tuo punto di vista qual è il ”Place to be” e il ”Must see” di questa London Design Week?

È difficile perché ci sono così tante cose da vedere! Potrei dirvi che il “Place to be” per me è sempre stato Shoreditch Design Triangle. L’atmosfera è fantastica e vengono esplorate una vasta gamma di tematiche. C’è di tutto: dall’arredamento di design, ai talk, alle installazioni in fattorie idrofobiche. Il “Must see” per me di quest’anno sarà sicuramente la London Design Biennale con Emotional States a Somerset House. L’ultima volta che abbiamo ospitato la Biennale nel 2016 è stato un evento imperdibile, quindi non ho dubbi che anche quest’anno lo sarà. Si esploreranno alcuni dei più grandi temi come: inquinamento, sostenibilità e migrazione. Vi consiglio di andare dovunque ed assorbire il più possibile.

Quali personalità nel mondo del design ti ispirano di più?

Le personalità più influenti secondo il mio punto di vista sono: Faye Toogood, Studio Futhermore e Fernando Mastrangelo. Ho sempre fatto riferimento a Faye Toogood nella mia ricerca per il suo approccio distintivo in tema di materialità e sperimentazione. L’elemento artigianale del suo lavoro entra in risonanza con la crudezza e l’irregolarità che cerco nella mia pratica. Studio Futhermore sono una coppia più recente che mi ha ispirato per l’approccio artigianale e i metodi di progettazione e di ricerca. La loro pratica di progettazione è un ottimo esempio di processo guidato. Fernando Mastrangelo (FM / S Studio) mi ispira per i suoi oggetti scultorei sperimentali proiettati su forme semplici ma sorprendenti e composte da un’intera gamma di materiali. Ho seguito il lavoro di Mastrangelo per diversi anni e ciò che ho amato di più è stata la sua coerenza con la forma, il contenuto e i materiali.

On the road to LDF intervista a Charlotte Kidger

On the road to LDF – Intervista a Charlotte Kidger
Design
On the road to LDF – Intervista a Charlotte Kidger
On the road to LDF – Intervista a Charlotte Kidger
1 · 25
2 · 25
3 · 25
4 · 25
5 · 25
6 · 25
7 · 25
8 · 25
9 · 25
10 · 25
11 · 25
12 · 25
13 · 25
14 · 25
15 · 25
16 · 25
17 · 25
18 · 25
19 · 25
20 · 25
21 · 25
22 · 25
23 · 25
24 · 25
25 · 25
Lea Brisell e le sue spiazzanti associazioni visuali

Lea Brisell e le sue spiazzanti associazioni visuali

Giulia Guido · 1 anno fa · Design

È impressionante come nonostante i lavori della giovane artista danese Lea Brisell abbiano qualcosa di grottesco non si possa far a meno di guardarli.

Si tratta di fantastici lavori d’ingegno, di associazioni visuali al limite del raccapricciante e a renderle ancor più surreali e strane è la predominanza del colore rosa, ma anche l’uso di carne fresca e parti del corpo non sono da meno. Sono accostamenti inattesi, che spiazzano, come una lingua che esce dal guscio di una cozza, un occhio alla coque o un riccio su un cono gelato. Le immagini create con estremo realismo giocano con le sensazioni tattili e se da un lato vorremmo non guardale dall’altro siamo stranamente attratte da loro.

Guarda altri lavori di Lea Brisell sul suo profilo Instagram.

Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al Lea Brisell | Collater.al

Lea Brisell e le sue spiazzanti associazioni visuali
Design
Lea Brisell e le sue spiazzanti associazioni visuali
Lea Brisell e le sue spiazzanti associazioni visuali
1 · 15
2 · 15
3 · 15
4 · 15
5 · 15
6 · 15
7 · 15
8 · 15
9 · 15
10 · 15
11 · 15
12 · 15
13 · 15
14 · 15
15 · 15