Eddie Eddie by Billy Tommy: un brand totalmente Random

Eddie Eddie by Billy Tommy: un brand totalmente Random

Collater.al Contributors · 1 anno fa · Art, Style

Tra i vari designer presentati al London Fashion Week Men’s, rinomati in quanto a innovazione e sperimentazione, uno si è distinto in quanto a semplicità: Eddie Eddie by Billy Tommy. T-shirt e felpe vintage, ma anche jeans e maglioni ad edizione limitata, con sopra frasi ironiche e provocatorie, che fanno da commentario alla street culture newyorkese, e alla youth culture globale.

 

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“IRL” T-shirt by Eddie Eddie by Billy Tommy

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Ma chi è Eddie? E Billy? Tommy? In realtà, il fondatore del brand non è nessuno dei tre. La mente (e il braccio) che ha fondato il brand è l’artista e coltivatore di marijuana Sean Kinney – no, non è il batterista degli Alice in Chains. Quando gli hanno chiesto il perché di questo nome lui ha risposto:

“Talmente Random. Inizialmente mi piaceva Marc by Marc by Marc by Marc, poi Eddie Eddie by Billy Tommy. Totalmente Random. Penso che suoni bene. Suona Professionale. È fatta. Non conosco nemmeno molti Eddie, Billy o Tommy”

Totalmente random, come la maggior parte delle risposte date riguardo al suo lavoro e a come ha iniziato. La forte personalità dell’artista si riflette ampiamente nei suoi indumenti; le sue frasi, brevi e pungenti, fanno riflettere sulla piega che ha preso la società contemporanea e il modo di relazionarsi. Racconta che a scuola i suoi insegnanti lo spostavano continuamente dalla classe degli “smart kids” a quella dei “damn kids”, non capendo se fosse un genio o un ritardato.

Sean Kinney è un trentenne newyorkese la cui professione, nelle sue parole, è quella di essere se stesso. Avendo inquadrato il personaggio, sembra già abbastanza impegnativo come lavoro.

Il suo brand nasce dopo aver rotto con la sua fidanzata, con cui conviveva. Cosi si è trasferito da amici, dove non aveva una vera e propria stanza e quindi poco spazio per i suoi vestiti. Spinto dal desiderio di vestirsi cool, inizia a comprare t-shirt di seconda mano e a decorarle scrivendoci sopra con dei marker colorati. Scritte come “Newarkfashionweek” o “Coachella 1937”, totalmente random, un po’ come è arrivato al successo.

Incontra Sabrina, proprietaria di una vintage company, che lo incita a vendere le sue t-shirt e gli presenta le proprietarie dello store American Two Shot, a Soho, che hanno subito iniziato a venderle; tra i primi clienti Nicola Formichetti. Presto molti stylist hanno iniziato a richiedere i suoi pezzi per scattarli, tra questi, Heathermary Jackson che li ha richiesti per Vogue e Purple e ci ha vestito Asap Rocky. Quest’ultimo ha chiesto se poteva tenere una giacca e l’ha poi indossata in tre suoi video musicali e in un’intervista con MTV. Ma il rapper non è l’unica celebrity fan di Kinney, anche Miley Cyrus, infatti, è tra i suoi clienti affezionati.

Kinney sembra interessarsi poco di essere tra le grazie delle celebrity del momento. Quando ha incontrato Asap Rocky allo show di Alyx a Parigi e gli ha detto che era lui ad aver fatto la sua giacca, il rapper gli ha risposto dicendogli quanto gli piacesse e che voleva lasciargli il suo numero, ma Sean ha risposto “Ah no that’s alright man”. Anche Lil Uzi Vert e lo stylist di Rihanna gli avevano chiesto dei pezzi ma lui non glieli ha mai mandati. Quando si ritrova capi non venduti, lui preferisce appenderli per strada.

 

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“Wipe your tears with 100 dollar bills” t-shirt Eddie Eddie by Billy Tommy

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Ha sfilato alla Fashion Week di New York, vantando tra gli ospiti Anna Wintour, Grace Coddington e Anna dello Russo. Nonostante le sue collaborazioni con brand del calibro di Nanette Lepore ed House of Holland, con cui ha realizzato una capsule collection nel 2016, Sean Kinney non sembra avere grandi aspettative dal fashion system; disegna t-shirt perché gli piace disegnare t-shirt, e scrivere frasi apparentemente Totalmente Random, ma che in fondo tanto random non sono.

Testo di Enrica Miller

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Eddie Eddie by Billy Tommy: un brand totalmente Random
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Laura Kampman è una giovane modella, fotografa e musicista olandese che, oltre a posare per alcune delle testate più conosciute e a lavorare egregiamente davanti all’obiettivo, ha dimostrato di sapersi distinguere anche rimanendo dietro la macchina fotografica. 

La sua passione per la fotografia nasce da molto giovane, all’incirca verso i 13 anni. La pratica e il suo lavoro da modella le hanno insegnato il resto: l’attenzione per la luce, le ombre, la prospettiva. 

Il lavoro che più rappresenta la sua doppia essenza è la serie di autoritratti. In queste fotografie Laura Kampman riesce brillantemente a stare dietro e davanti alla macchina fotografica aprendoci le porte dei suoi momenti intimi e del suo vero io. 

Laura gioca con i chiaroscuri, con il suo corpo e con gli elementi che la circondano, come gli specchi, interagendo con loro e improvvisamente vi sembrerà di essere di fianco a lei, nelle stanze vuote che le fanno da sfondo. 

Inoltre, l’uso dell’analogico con la sua grana che non può che affascinare ogni volta dona un aspetto alle fotografie ancora più sublime e intimo.  

Qui sotto trovate una selezione delle fotografie, ma per scoprire tutti i lavori di Laura Kampman visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Cinematography –  A Cure for Wellness

Cinematography – A Cure for Wellness

Giordana Bonanno · 1 giorno fa · Photography

Un film fiabesco, thriller, horror, fantascientifico e d’azione. A cure for Wellness è il film più complesso che Gore Verbinski abbia mai prodotto dopo The Ring e I pirati dei Caraibi, ma non di certo quello per cui viene ricordato.

Messa così sembrerà strana la scelta, ma abbiamo deciso di riparlarne soffermandoci sull’aspetto cinematografico che senz’altro ha fatto godere gli occhi di chiunque l’abbia già visto; è qui infatti che Verbinski ha dato prova di essere un regista “architettonico” regalandoci grandi prospettive ed immagini che lasciano senza fiato. Linee rette, figure geometriche, inquadrature senza sbavature inutili, nelle quali il punto di fuga centrale genera suspense, aspettativa e mistero.

Si racconta di un giovane e ambizioso dirigente la cui vita viene messa alla prova quando, mandato a recuperare l’amministratore aziendale in un misterioso “centro benessere” nelle Alpi svizzere, scopre un segreto sconvolgente riguardante i trattamenti “curativi” della spa.

Le scene si spostano su corridoi lunghissimi che suscitano le stesse sensazioni di curiosità, ansia, incertezza dalle quali il protagonista è tormentato; il risultato è un’opera dall’andamento ossessivo e labirintico in cui siamo costretti a perderci tra flashback e divagazioni. Tutte queste figure retoriche non fanno altro che avvalorare il messaggio moralistico a cui vuole avvicinarci il racconto: l’inconcepibile mostruosità che stiamo vedendo non è altro che noi stessi, un’umanità pigra e anaffettiva, incapace di interessarsi a nulla che non sia il proprio benessere.

Con l’aiuto di ottimi comparti tecnici ci addentriamo in un’atmosfera magica e inquietante dove la trama è narrata in maniera epica e tutto è avvolto da una nube sfumata di verde e azzurro che ci distacca ancor di più dalla realtà. I personaggi delle fotografie di Steve Gindler, conosciuto su Instagram sotto il nome “Cvatik”, sembrano essere usciti proprio dal film di Verbinski: gli umani prendono nuove sembianze e vivono in un mondo diverso dal nostro. 

Lo sapevi che: L’edificio del sanatorio fa parte di un ex complesso ospedaliero. Durante la prima guerra mondiale vi hanno soggiornato molti soldati feriti, tra cui Adolf Hitler.

Genere: Horror, fantascienza
Regista: Gore Verbinski
Direttore della fotografia: Bojan Bazelli
Scrittore: Justin Haythe
Cast: Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 24 ore fa · Photography

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

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