Oggi lo definiremmo un trend setter. In effetti, senza Enzo Mari (Novara, 1932) il linguaggio visivo che conosciamo oggi probabilmente non esisterebbe. Le sue idee e sperimentazioni sono ancora oggi incredibilmente contemporanee, capaci di toccare diversi ambiti. Dal design all’architettura, dall’arte alla grafica. Dopo la mostra alla Triennale di Milano di qualche anno fa, dal 29 marzo gli oltre duecentocinquanta progetti di Enzo Mari saranno esposti al Design Museum di Londra, la prima vera retrospettiva internazionale dedicata interamente al progettista italiano, con una produzione di Triennale Milano. Dalle sue prime indagini sulle ambiguità percettive alla sua ricerca sulla produzione sperimentale, oltre ai suoi studi sulla produzione di massa – quella esposta a Londra è una vera e propria narrazione della sua evoluzione progettuale. Ma perché a Enzo Mari dobbiamo tutto?
Mari non è un designer, se non ci fossero i suoi oggetti mi importerebbe poco. Mari invece è la coscienza di tutti noi, è la coscienza dei designers, questo importa.
A. Mendini, Domus 607, 1980
Trend setter e antropologo
«L’artista è colui che dà forma a un valore collettivo, in cui tutti si riconoscono», diceva Enzo Mari che alla base di ogni sua progettazione poneva lo studio delle pratiche umane. Oltre alla parola trend setter, a Enzo Mari si potrebbe accostare anche la definizione di antropologo. Il suo approccio curioso e la sua intenzione risolutiva in effetti lo pongono a servizio della vita dell’uomo, sempre alla costante ricerca di soluzioni pratiche per agevolare e semplificare le nostre esistenze. Pensiamo per esempio all’iconico calendario perpetuo Timor, realizzato nel 1967 per Danese Milano e ispirato ai vecchi cartelli ferroviari degli anni Quaranta.
O ancora di più, Mari diventa un formatore, sia per il pubblico sia per i produttori stessi, teorizzando molti aspetti del design. L’esempio più emblematico è 25 modi per piantare un chiodo: sessant’anni di idee e progetti per difendere un sogno, che si apre con una delle sue più interessanti riflessioni, sottolineando come Mari non fu un normale progettista.
Sono convinto che il progettare corrisponda a una pulsione profonda dell’uomo, come l’istinto di sopravvivenza, la fame, il sesso. Siamo una specie che vuole modificare il suo ambiente
Enzo Mari
Il premio Nobel a ogni bambino che compie due anni
Questo è il titolo di uno dei capitoli che Enzo Mari dedica ai bambini. In particolare è il periodo dell’infanzia a interessare parecchio al designer che dedica parte della sua ricerca alla progettazione di giochi per bambini. «I giochi migliori mi sembrano quelli che sviluppano la capacità di ogni bambino di produrre intelligenza», scriveva Munari. Uno degli esempi più interessanti è 16 animali, una sorta di puzzle che presenta un’ampia gamma di soluzioni. Questo è solo uno dei tanti progetti che Mari realizza per l’infanzia, ricordiamo anche The big stone game, un campo da gioco in marmo di Carrara realizzato nel 1968.
Libri di Enzo Mari da leggere assolutamente
- Autoprogettazione? (Edizioni Corraini) per riflettere sulla capacità costruttiva dell’essere umano
- 25 modi per piantare un chiodo: sessant’anni di idee e progetti per difendere un sogno (Mondadori) una sorta di autobiografia di Mari nonché libro imprescindibile per ogni designer e creativo, per capire il rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda
- Il gioco delle favole (Edizioni Corraini) per stimolare la creatività, soprattutto quella infantile
E se siete a Londra dal 29 marzo all’8 settembre 2024 non potete perdervi la mostra al Design Museum!


