Cosa saremmo senza Enzo Mari?

Cosa saremmo senza Enzo Mari?

Giorgia Massari · 1 mese fa · Design

Oggi lo definiremmo un trend setter. In effetti, senza Enzo Mari (Novara, 1932) il linguaggio visivo che conosciamo oggi probabilmente non esisterebbe. Le sue idee e sperimentazioni sono ancora oggi incredibilmente contemporanee, capaci di toccare diversi ambiti. Dal design all’architettura, dall’arte alla grafica. Dopo la mostra alla Triennale di Milano di qualche anno fa, dal 29 marzo gli oltre duecentocinquanta progetti di Enzo Mari saranno esposti al Design Museum di Londra, la prima vera retrospettiva internazionale dedicata interamente al progettista italiano, con una produzione di Triennale Milano. Dalle sue prime indagini sulle ambiguità percettive alla sua ricerca sulla produzione sperimentale, oltre ai suoi studi sulla produzione di massa – quella esposta a Londra è una vera e propria narrazione della sua evoluzione progettuale. Ma perché a Enzo Mari dobbiamo tutto?

enzo mari
1967 Serie della Natura: tavole di schizzi preparatori e modelli di raffronto per la realizzazione dell’Oca con Elio Mari 120 x 70 cm Collezione privata Foto Studio Enzo Mari

Mari non è un designer, se non ci fossero i suoi oggetti mi importerebbe poco. Mari invece è la coscienza di tutti noi, è la coscienza dei designers, questo importa. 

A. Mendini, Domus 607, 1980

Trend setter e antropologo

«L’artista è colui che dà forma a un valore collettivo, in cui tutti si riconoscono», diceva Enzo Mari che alla base di ogni sua progettazione poneva lo studio delle pratiche umane. Oltre alla parola trend setter, a Enzo Mari si potrebbe accostare anche la definizione di antropologo. Il suo approccio curioso e la sua intenzione risolutiva in effetti lo pongono a servizio della vita dell’uomo, sempre alla costante ricerca di soluzioni pratiche per agevolare e semplificare le nostre esistenze. Pensiamo per esempio all’iconico calendario perpetuo Timor, realizzato nel 1967 per Danese Milano e ispirato ai vecchi cartelli ferroviari degli anni Quaranta.

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O ancora di più, Mari diventa un formatore, sia per il pubblico sia per i produttori stessi, teorizzando molti aspetti del design. L’esempio più emblematico è 25 modi per piantare un chiodo: sessant’anni di idee e progetti per difendere un sogno, che si apre con una delle sue più interessanti riflessioni, sottolineando come Mari non fu un normale progettista.

Sono convinto che il progettare corrisponda a una pulsione profonda dell’uomo, come l’istinto di sopravvivenza, la fame, il sesso. Siamo una specie che vuole modificare il suo ambiente

Enzo Mari
Enzo Mari, 25 modi per piantare un chiodo

Il premio Nobel a ogni bambino che compie due anni

Questo è il titolo di uno dei capitoli che Enzo Mari dedica ai bambini. In particolare è il periodo dell’infanzia a interessare parecchio al designer che dedica parte della sua ricerca alla progettazione di giochi per bambini. «I giochi migliori mi sembrano quelli che sviluppano la capacità di ogni bambino di produrre intelligenza», scriveva Munari. Uno degli esempi più interessanti è 16 animali, una sorta di puzzle che presenta un’ampia gamma di soluzioni. Questo è solo uno dei tanti progetti che Mari realizza per l’infanzia, ricordiamo anche The big stone game, un campo da gioco in marmo di Carrara realizzato nel 1968.

16 animali gioco didattico a incastro prodotto da Danese Milano in legno nel 1959 e successivamente in poliuretano 36 x 27 x 5,5 cm Collezione privata Foto Federico Villa

Libri di Enzo Mari da leggere assolutamente

  • Autoprogettazione? (Edizioni Corraini) per riflettere sulla capacità costruttiva dell’essere umano
  • 25 modi per piantare un chiodo: sessant’anni di idee e progetti per difendere un sogno (Mondadori) una sorta di autobiografia di Mari nonché libro imprescindibile per ogni designer e creativo, per capire il rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda
  • Il gioco delle favole (Edizioni Corraini) per stimolare la creatività, soprattutto quella infantile

E se siete a Londra dal 29 marzo all’8 settembre 2024 non potete perdervi la mostra al Design Museum!

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Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 2 giorni fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
Photography
Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 16 ore fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

Disconnect to create from source.

Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
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Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 12 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

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