Geometrie de l’impossibile è il titolo della serie della giovane fotografa Fanette Guilloud, tra fotografia, geometria e street art.

Creata all’inizio di quest’anno in luoghi vicino a Toulouse, Bordeaux e nei pressi di Lione, la serie impiega un metodo di proiezione anamorfica simile al lavoro di Felice Varini e Georges Rousse, per creare l’illusione di una pittura sovrapposta su un’immagine, quando in realtà non c’è inganno digitale di sorta.
Le immagini sono in realtà dipinte su superfici a diverse profondità e appaiono in un certo modo solo da un particolare punto di vista.
Giocando con l’inganno visivo e partendo anche dal presupposto che oggi il CGI ci porta a vedere come reale una “realtà falsa“, Guilloud prova a stimolare lo spettatore creando un’illusione che in fondo è concreta.
Così forme impossibili si fondono e interagiscono con edifici fatiscenti, costringendo lo spettatore a chiedersi costantemente cosa sia reale e cosa non lo sia.







