Cinque sculture giganti di Frank Stella arrivano a New York

Cinque sculture giganti di Frank Stella arrivano a New York

Giorgia Massari · 4 settimane fa · Art

All’età di ottantasette anni, il pittore americano Frank Stella ha da poco inaugurato una nuova mostra personale alla Jeffrey Deitch Gallery di New York. Quelli che lo hanno sempre definito un pittore accademico forse dovranno ricredersi. L’artista – minimalista per definizione – ha infatti dato vita a cinque grandi sculture realizzate attraverso le nuove tecnologie, prova della sua contemporaneità evergreen. «Volevo costruire un dipinto piuttosto che dipingerlo», ha detto Stella che per trasportare le gigantesche opere dal suo studio nella valle dell’Hudson fino a Manhattan si è servito di due camion a pianale largo. Recent Sculpture è il titolo della mostra che ben sottolinea la realizzazione recente delle opere appartenenti alle due serie Scarlatti Sonata Kirkpatrick del 2014 e Atlantic Salmon Rivers del 2021-23. Le cinque sculture sembrano uscite da midjourney o comunque da qualche animazione digitale. In effetti il primo step della loro progettazione è proprio la creazione digitale di modelli computerizzati che poi diventano piccole maquette stampate in 3D. Successivamente l’artista li perfeziona e li invia a dei costruttori nei Paesi Bassi e in Belgio dove vengono progettati e costruiti utilizzando la tecnologia derivata dalla costruzione navale. L’ultimo passaggio spetta a Frank Stella che le rifinisce e dipinge con vernice automobilistica.

frank stella | Collater.al

Quelle in mostra alla Jeffrey Deitch Gallery sono senza dubbio tra le opere più ambiziose e radicali di Frank Stella e, più in generale, di tutto il panorama artistico contemporaneo in termini di tecnica e processo produttivo. Pittura e scultura si fondono in un nuovo linguaggio estremamente contemporaneo, ma pur sempre rimanendo fedele alla poetica di Stella che modella le forme ispirandosi ai materiali di partenza. Qui le forme, prima solo bidimensionali nella produzione dell’artista, escono dalla superficie per fluttuare nell’anti-gravità, conquistando anche il nuovo piccolo schermo, quello dei social media.

frank stella | Collater.al

Ph Installation View Genevieve Hanson
Courtesy Frank Stella & Jeffrey Deitch Gallery

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Fare la cacca non è più un tabù nella nuova campagna di Andrex

Fare la cacca non è più un tabù nella nuova campagna di Andrex

Collater.al Contributors · 4 settimane fa · Art

Andare in bagno è una delle cose più normali da un punto di vista fisiologico, eppure è molto spesso un tabù. Il nuovo spot di Andrex, il nome inglese della nostra italiana Scottex, punta a normalizzare il rapporto delle persone con le funzioni corporee quotidiane, soprattutto quando l’esigenza arriva fuori casa. Creato da FCB London e diretto dal famoso regista pubblicitario Andreas Nilsson, questa campagna ha tutte le carte in regola per diventare virale. Tutto parte da una ricerca condotta da Andrex dalla quale emerge che circa il 50% delle persone dichiara di essere troppo timido per fare la cacca al lavoro o a casa del partner e, addirittura il 41% ha paura di fare la cacca a casa dei suoceri.

Nel video di lancio, intitolato First Office Poo, si vede un’impiegata d’ufficio che cammina gloriosamente verso il bagno con in mano un rotolo di carta igienica Andrex, incoraggiata dal cucciolo di Labrador – simbolo indiscusso del brand -, ma guardata con stupore e imbarazzo dai colleghi. La walk of shame diventa qui una passeggiata di empowerment rafforzata da una colonna sonora powerful tipica dei film d’azione. Tutto è accompagnato da suoni ASMR, come le tastiere del computer o come il suono del peto che dà origine agli sguardi giudicanti dei co-worker, o ancora il fruscio delle mani che accarezzano la carta igienica.

Il secondo video, intitolato invece Post Poo Euphoria, celebra il benessere post-evacuazione. Un uomo balla una danza di gioia dopo essere uscito da un bagno pubblico. Insomma, due video esilaranti che fanno ben sperare in una normalizzazione di questa pratica millenaria – non poi così strana come ci fanno credere – chiamata “fare la cacca”.

Credits
Agenzia: FCB London
ECD/Partner creativo: Kyle Harman-Turner
Regista: Andrea Nilsson
Società di produzione: Biscuit Filmworks
Direttore della fotografia: Lasse Frank
Sound designer: Sam Robson

Fare la cacca non è più un tabù nella nuova campagna di Andrex
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Fare la cacca non è più un tabù nella nuova campagna di Andrex
Fare la cacca non è più un tabù nella nuova campagna di Andrex
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Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother

Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother

Giulia Guido · 4 settimane fa · Art

Il sottile velo di ironia e di sarcasmo è l’ingrediente segreto del successo delle opere di Javier Mayoral, pittore conosciuto su Instagram come PulpBrother. Di origini americane, Javier è nato in Spagna, dove per un breve periodo ha lavorato per una compagnia pubblicitaria. Solo verso i trent’anni si è trasferito negli Stati Uniti, prima a New York, poi a Phoenix, a San Francisco e infine a Miami. Appena arrivato in America, Javier Mayoral lavorava come cuoco e la pittura era solo un hobby praticato nel tempo libero. Poi, attraverso il suo sito e il suo profilo Instagram, ha cominciato a ottenere sempre più successo fino ad arrivare a essere esposto in diverse città americane, ma anche in Spagna, in Austria e in Francia, riuscendo a vivere di arte. 

Oggi i suoi lavori sono ricercati da case editrici, designer di moda, fotografi e case discografiche, per non parlare degli oltre 300K follower che su Instagram non vedono l’ora che l’artista sveli una nuova opera. C’è da dire che Javier Mayoral è molto bravo a non lasciare mai a bocca asciutta: attualmente la sua produzione conta oltre 10K opere. Ma non è solo questo il motivo per cui piace. Javier Mayoral utilizza la pittura per raccontare il mondo di oggi, fatto di apparenze e vizi, con un tocco di sarcasmo. Il sesso e l’arte della seduzione sono altri soggetti ricorrenti che si sposano perfettamente con il suo stile, in cui tornano frequentemente colori cupi e scale di grigio che renderebbero i dipinti macabri se solo non fosse per la presenza di brevi frasi d’effetto che smorzano l’atmosfera. 

Per scoprirne di più seguite Javier Mayoral su Instagram e visitate il suo sito.  

Javier Mayoral
Javier Mayoral
Javier Mayoral
Javier Mayoral
Javier Mayoral

Courtesy Javier Mayoral

Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother
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Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother
Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother
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Le installazioni tessili di Amanda Browder

Le installazioni tessili di Amanda Browder

Claudia Fuggetti · 4 settimane fa · Art

L’artista tessile Amanda Browder compie interventi architettonici site-specific utilizzando centinaia di metri di tessuto riciclato dai colori e dai motivi vivaci. L’artista ed il suo team di volontari cuciono insieme enormi pannelli che si avvolgono attorno a campanili, passerelle rialzate, e sovrastando e sconvolgendo la fisionomia degli scenari, per offrire ai passanti una nuova esperienza degli edifici a loro familiari. Ricordando il lavoro di Christo e Jeanne-Claude, l’artista definisce la sua pratica un mix tra la “scultura morbida” e la vera e propria installazione applicata agli edifici pubblici.

“Sono innamorata della natura mutevole dei materiali e di come la combinazione del familiare crei relazioni astratte sul luogo. Sono attratta dal reinventare i colori della Pop-Art esplorando i cambiamenti di scala e le percezioni scultoree”.

Questa oggettività relazionale genera una narrazione aperta, situazioni ambigue definite dalla scelta dei materiali e dall’etica del lavoro.

Segui i progetti di Amanda Browder su Instagram e guarda il video qui sotto per un time-lapse di una precedente installazione a Las Vegas e un’intervista con l’artista.

Le installazioni tessili di Amanda Browder | Collater.al
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Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?

Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?

Giorgia Massari · 4 settimane fa · Art

Qualche mese fa vi abbiamo parlato del vecchio studio di Jean-Michel Basquiat diventato headquarter di Atelier Jolie, il nuovo brand di Angelina Jolie. Oggi l’artista Roberto Palacio ci fa tornare a parlare di questo luogo, in modo non poco controverso. Recentemente infatti, in occasione dell’equinozio di primavera, l’artista ha completamente verniciato di rosa la parete dell’ormai Atelier Jolie, e non parliamo di un rosa qualsiasi ma del Pinkest Pink di Stuart Semple. In realtà, è da qualche mese che Palacio interviene sulla facciata del palazzo, già di per sé ricco di interventi artistici lasciati lì come tributo a Basquiat, suscitando numerose critiche. Da un lato gran parte dell’opinione pubblica pensa che l’artista stia deturpando il luogo, pensiamo ai titoli delle varie testate che definiscono la sua operazione un “atto vandalico”, dall’altra c’è Palacio che afferma di star “canalizzando” lo spirito di Basquiat. Ma spiegamoci meglio e capiamo cosa c’è dietro.

Palacio è la reincarnazione di Basquiat?

In effetti le somiglianze tra Roberto Palacio e Jean-Michel Basquiat sono parecchie, così come le coincidenze. Partendo da quella più scioccante, Basquiat è morto il 12 agosto 1988 mentre Palacio è nato esattamente due giorni dopo, per giunta nel suo stesso quartiere, Flatbush a Brooklyn. Entrambi con origini caraibiche ed entrambi con la passione per i fumetti. Insomma, date queste somiglianze oggi Palacio si sente legittimato a operare in modo estremo sulla parete dell’ex studio, senza dubbio come forma di omaggio al suo amato Basquiat, ma qualcosa ci fa pensare che stia solo cercando il suo momento di gloria e di attenzione. D’altronde, Arnet riporta una frase di Al Diaz riguardo il suo incontro con Palacio, sottolineando – seppur in modo positivo – la sua fame di popolarità. «Quello che mi ha colpito di più di questo ragazzo è stata la sua ossessione nel diventare famoso».

basquiat palacio | Collater.al
Palacio’s pinkwashing from March 18, 2024. Photo: Vittoria Benzine

Cosa c’entra la Marvel?

Un aspetto curioso di tutta questa faccenda è il punto di vista di Palacio, che lui stesso spiega in un video su Instagram. L’artista afferma di essersi ispirato a un’operazione compiuta negli anni Cinquanta da Robert Rauschenberg quando cancellò un disegno di William de Kooning creando l’opera concettuale Erased de Kooning. Ma c’è di più. Palacio scrive che i suoi interventi sono «una giustizia poetica, una protesta silenziosa», dichiara inoltre di ispirarsi al personaggio Marvel Brother Voodoo che compie rituali voodoo per creare piani ancestrali, la sua intenzione è quindi quella di riportare lo spirito di Basquiat nel regno degli spiriti.

Insomma, le intenzioni di Palacio non sembrano troppo chiare e le sue “cancellazioni di Jean” – come le chiama lo stesso artista – non sembrano finire qui. Intanto le critiche continuano. Sempre su Artnet, Sinclair the Vandal ha dichiarato che lui non mancherebbe mai di rispetto agli altri «per ottenere un po’ di attenzione, come sta facendo questo ragazzo». Ancora, è Wayne Rada del Lisa Project a dichiarare che «queste azioni sono una mossa del cazzo […] è superficiale, patetica e inutile». Di contro quest’operazione è in grado di aprire un dibattito. Voi cosa ne pensate?



Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?
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Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?
Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?
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