Future Vintage Festival, il festival tra passato e futuro arriva alla sua ottava edizione

Future Vintage Festival, il festival tra passato e futuro arriva alla sua ottava edizione

Buddy · 7 anni fa · Art

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Futuro e Vintage sono le parole chiavi del Festival che da ben 8 anni si dedica al lifestyle, alla moda e alla comunicazione riportando il passato nel presente e rendendo il vintage protagonista di una contemporaneità già lanciata verso il futuro.

Il Future Vintage Festival, anche quest’anno ambientato al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, è pronto a tornare in scena dall’8 al 10 Settembre con una nuova mission e diverse novità.

Come sottolinea il payoff ufficiale «1980 – 2030», l’obiettivo di questa edizione è quello di esplorare il trentennio che va dal 1980 agli inizi del nuovo millennio con oltre 30 appuntamenti culturali tra workshop, lecture, concerti e 12 esposizioni artistiche legate all’arte contemporanea, al design e alla fotografia.

L’intero percorso si svolgerà fra le contaminazioni e le contraddizioni di due secoli che, grazie ad una costante sperimentazione e alle nuove reti sociali e digitali, sono riusciti ad abbattere i confini che dividevano passato e futuro.

Grande novità di questa edizione è infatti proprio la collaborazione con Marketers Academy, una realtà digitale gestita da soli millennials, impiegati in alcune delle migliori agenzie e multinazionali Italiane e straniere, che cureranno 4 appuntamenti dal tema “Digital Transformation”.

Prezioso serbatoio creativo e contemporaneo, anche quest’anno il Future Vintage Festival si conferma un evento unico devoto all’innovazione e alla contaminazione.

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When:
8.9.10/09/2017
Where:
Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova
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L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 5 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
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Oh de Laval, il macabro piacere

Oh de Laval, il macabro piacere

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

L’artista polacco-thailandese Oh de Laval è affascinata dalle storie. Quelle che le raccontano gli amici, quelle degli sconosciuti, o quelle che si immagina osservando i passanti. Da queste storie nascono le sue opere, irriverenti e sensuali, dipinte con una cruda e diretta onestà. Oh de Val nasce come street artist, per questo fin dagli inizi si firma con uno pseudonimo, inventato e privo di significato, ma che con oggi rimanda al suo stile giocoso ed erotico. La sua arte spopola dapprima su Instagram – nel lontano 2010 -, dove l’artista inizia a pubblicare come se fosse il suo diario personale, senza alcuna descrizione delle opere ma lasciando parlare solo i lavori, che conservano un denso storytelling. Poi il suo lavoro arriva nelle gallerie, passando anche per le grandi maison di moda, con le quali realizza qualche collaborazione, pensiamo a quella con Gucci nel 2020. Alla base del lavoro di Oh de Laval ci sono le interazioni umane, con uno sguardo curioso verso la sfera sessuale, che si focalizza in particolare sulle fantasie e devianze. Per questo il tutto appare talvolta macabro e perturbante, ma sempre con una vena di umorismo che colloca il suo stile in quella sfera a metà tra il piacere e il disgusto.

Non solo dalla realtà. Oh de Laval prende ispirazione anche dai personaggi dei film e, in particolare, ricalca lo stile di vita edonistico di Francis Bacon. Anche la teoria del sociologo Emile Durkheim – secondo cui la devianza è parte integrante della società – è punto focale della sua ricerca. Le scene che l’artista descrive sono sempre ricche di dettagli con un horror vacui che ricorda il Rococò ma con una libertà di espressione tipica delle nuove generazioni. L’erotismo del ventunesimo secolo è messo in primo piano, le donne sono spesso protagoniste, artefici del proprio destino, fino a diventare bellissime carnefici.

Courtesy Oh de Laval

Oh de Laval, il macabro piacere
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Marie Munk e un futuro non troppo lontano 

Marie Munk e un futuro non troppo lontano 

Giorgia Massari · 8 ore fa · Art

C’è qualcosa di profondamente drammatico nelle opere dell’artista Marie Munk (Danimarca, 1988), che indaga il rapporto tra il corpo e la tecnologia attraverso la creazione di un’immaginario inquietante. La scultura, l’installazione, i video e la performance sono i media principali che l’artista utilizza. In particolare, son le grandi installazioni scultoree a colpirci. L’opera Cable-to-Cradle, recentemente presentata durante la collettiva Teknokroppen al Fuglsang Kunstmuseum, meglio esemplifica la sua ricerca. Una serie di simil-feti in silicone sono posti all’interno di quelle che appaiono delle culle “aliene”. Due cordoni ombelicali collegano ogni feto ad un punto centrale, posto sul soffitto. L’installazione restituisce un’immaginario a tratti surreale e disgustoso, quasi fantascientifico. Marie Munk, come in questo caso, è solita creare bizzarri scenari ipotetici, non tanto lontani dal prossimo futuro e non così improbabili.

Marie Munk | Collater.al

Il rapporto tra il corpo e la tecnologia che l’artista indaga è supportato dalla ricerca scientifica. Nello specifico, Marie Munk pone l’attenzione sulle nuove invenzioni tecnologiche che, se da un lato supportano il nostro lavoro e più in generale la nostra vita, sono in grado di plasmare profondamente le nostre menti e le nostre azioni. Marie Munk individua l’oscurità delle tecnologie nell’aspetto commerciale, che si insidia in ogni schermo, condizionando le nostre scelte e i nostri pensieri. Questo discorso va di pari passo con la crisi ambientale. La globalizzazione e il progresso, inevitabilmente stanno provocando effetti collaterali preoccupanti. Dalla crescita della popolazione, sempre in diminuzione, alle alte emissioni di CO2, dall’acidificazione degli oceani alla perdita della biodiversità e così via. L’opera di Marie Munk si inserisce in questo senso in un discorso più ampio, con l’intenzione di stabilire una pausa di riflessione sul nostro futuro, ponendo lo spettatore di fronte a scenari drammatici. Il corpo umano, sempre realizzato in silicone anche per un motivo semantico, è il fulcro delle opere. Le forme create dall’artista non rispecchiano la realtà ma ricalcano dettagli, consistenze, linee e colori per creare delle “masse” no-gender. Creature non-umane, che tendono alla discussione della carne umana in un mondo sempre più digitale.

Marie Munk | Collater.al
Marie Munk | Collater.al

Scopri di più sul lavoro di Marie Munk sul suo sito web.

Courtesy Marie Munk

Marie Munk e un futuro non troppo lontano 
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Marie Munk e un futuro non troppo lontano 
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Ugo Gattoni firma il poster delle Olimpiadi 2024

Ugo Gattoni firma il poster delle Olimpiadi 2024

Giorgia Massari · 2 secondi fa · Art

Inizia tutto nel 1912, quando durante i Giochi Olimpici di Stoccolma gli stessi organizzatori proposero il progetto di un manifesto grafico ufficiale delle Olimpiadi. Da quel momento non è mancata un’edizione che non avesse il suo poster ufficiale realizzato da un artista della nazione ospitante. Quest’anno per le Olimpiadi 2024, che si terranno a Parigi dal 26 luglio all’11 agosto, il Comitato Organizzatore ha scelto il lavoro dell’illustratore francese Ugo Gattoni. Il manifesto è il primo della storia in orizzontale, per la precisione si tratta di un dittico, quindi un’ immagine orizzontale divisa in due parti. Il mondo coloratissimo e ricco di dettagli di Gattoni si rivela vincente per la realizzazione del poster che, a differenza dei precedenti, è carico di tantissime simbologie ed elementi che rimandano sia alla città di Parigi sia ai Giochi Olimpici e Paralimpici. In passato infatti, i poster erano molto più semplici e grafici, meno illustrati, meno artwork. È interessante notare l’evoluzione degli stessi manifesti che, in qualche modo, ci permettono di ripercorrere le diverse tendenze che hanno caratterizzato la storia del graphic design. Facciamo qualche passo indietro e scopriamone alcuni.

Da manifesti minimalisti a quello super colorato di Gattoni

Realizzato in stile Liberty, il primo manifesto olimpico ufficiale è realizzato per i Giochi Olimpici estivi di Stoccolma, ricalcando in tutto e per tutto lo stile del tempo. In realtà, questa non è la prima immagine che abbiamo delle Olimpiadi, ci sono esempi precedenti però mai resi ufficiali. Quello del 1912 è quindi il primo a diventare l’immagine ufficiale, nonché comunicazione grafica dell’evento. È poi dal 1924 che, via via, l’immagine ha iniziato a diventare promotrice e ad assumere un ruolo pubblicitario, talvolta diventando più stilizzata e mettendo al centro il logo olimpico caratterizzato dai cinque anelli intrecciati. Nel corso della storia è evidente come il minimalismo prenda piede a partire dagli anni sessanta, prediligendo l’utilizzo di poco testo, pochi colori e immagini. Per questo è interessante la scelta fatta quest’anno da Parigi, che sceglie l’estetica super colorata di Ugo Gattoni, che tutto è fuorché minimalista.

Il poster delle Olimpiadi 2024 è un affresco utopico e surreale di Parigi

Il manifesto ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024 è firmato Ugo Gattoni. Ma chi è? Si tratta di uno degli illustratori più quotati al mondo. Parigino di nascita, Gattoni ha collaborato con alcune delle case di moda più conosciute al mondo, tra cui Hermès e Nike. Le sue illustrazioni propongono mondi immaginari, surreali, vertiginosi. Ricche di dettagli e di colori, con il suo stile cartoonesco è in grado di creare uno storytelling visivo che cattura l’attenzione. Per il poster ufficiale delle Olimpiadi 2024, Gattoni gioca con i simboli della città, come la Torre Eiffel, la Senna e i giardini di Versailles, qui in dialogo con le mascotte delle Olimpiadi e con più di quaranta sport, minuziosamente disegnati. Nel complesso, il dittico appare come «un affresco dello sport in città, un’ode al nostro motto: “Giochi aperti” che racconta la storia dei nostri Giochi, una storia che è allo stesso tempo festosa, commovente e universale, e che parla a ognuno di noi», si legge nel comunicato. Lo stesso Ugo Gattoni ha dichiarato di aver «subito immaginato una città-stadio aperta al mondo», continuando: «Per me, questo progetto deve essere senza tempo. Si basa sul rapporto aureo e ha un forte fondamento accademico, con molta architettura presente. La sua originalità risiede sia nel suo aspetto surreale e utopico, sia nella composizione che racchiude migliaia di dettagli».

Olimpiadi 2024
Olimpiadi 2024

Courtesy Ugo Gattoni & Olympics

Ugo Gattoni firma il poster delle Olimpiadi 2024
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Ugo Gattoni firma il poster delle Olimpiadi 2024
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