Il Giappone visto agli infrarossi

Il Giappone visto agli infrarossi

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Hashira Yamamoto è un fotografo, ma si descrive anche come un viaggiatore e un ricercatore. Nel corso della sua carriera da artista ha visitato 41 paesi e 161 città del mondo, nelle quali ha scattato alcune delle sue serie fotografiche, per raccontare storie i culture e di tutte le incredibili persone incontrate. Negli anni ha avuto modo di osservare da vicino la sua nazione di origine, il Giappone, coltivando una passione per i paesaggi tradizionali lungo la Via della Seta.
Yamamoto nella sua serie Asuka ha reinterpretato la tradizione degli edifici storici giapponesi attraverso una lente ad infrarossi, creando un dialogo tra il Giappone antico e contemporaneo, per un effetto che immerge templi e giardini tradizionali in un mondo glitchato e vaporwave.

I colori saturi delle foto alterano la percezione di una tradizione solida e per certi aspetti rimasta intatta nel corso dei secoli. I riferimenti culturali non vengono alterati, le architetture non vengono svuotate di significato, ma piuttosto riprese sotto una nuova veste contemporanea. Hashira Yamamoto aveva appunto l’obiettivo con questa lente ad infrarossi di esaltare ancora di più la tranquilla e la magia contemplativa che testimonia la spiritualità intrinseca dei luoghi fotografati. 

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

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L’America come l’abbiamo già vista

L’America come l’abbiamo già vista

Tommaso Berra · 1 giorno fa · Photography

Alcuni studi condotti dal progetto di ricerca Small Arms Survey dicono che la metà di tutte le armi da fuoco possedute da cittadini privati nel mondo si trovano negli Stati Uniti. La notizia della strage di Uvalda, in Texas, unita alle tante manifestazioni di violenza legata all’uso improprio di armi a cui siamo abituati, specialmente in America, fanno si che il fenomeno della detenzione libera di armi venga visto con paura. Che si tratti di un fatto culturale o qualunque altro motivo non importa, molti cittadini americani collezionano armi e ne posseggono in grande quantità, mostrando con successo il proprio arsenale, come nel caso della serie fotografica “Ameriguns“, scattata da Gabriele Galimberti e con la quale ha vinto nel 2021 il World Press Photo, nella categoria “Portrait Stories”. 

La serie “Ameriguns” racconta bene lo stile del fotografo toscano che dopo una carriera scattando foto commerciali ha scelto di girare il mondo dedicandosi a reportage e documentari a lungo termine. La ricerca ruota intorno alle persone che abitano le diverse mete, esasperandone i tratti culturali e le storture.
Negli scatti di Gabriele Galimberti si vedono famiglie e persone comuni posare con un numero di armi da fuoco che supera di gran lunga quelle che giustificherebbero il possesso per scopi sportivi, o per legittima difesa. Secondo recenti report negli Stati Uniti ci sono 393 milioni di pistole per 328 milioni di persone, e il possesso è giustificato dal secondo emendamento, che protegge il diritto a possedere armi, per difesa contro criminali locali e invasori stranieri e per scoraggiare il crimine.
Il quadro quotidiano raccontato nella serie si avvolge di una patina grottesca, dalle case lussuose in cui le armi vengono illuminate dai fanali di auto sportive alle case della prateria imbottite di polvere da sparo, “Ameriguns” è una bellissima serie che racconta l’America, come l’abbiamo già vista.

L’America come l’abbiamo già vista
Photography
L’America come l’abbiamo già vista
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Le sale giochi come un sogno negli scatti di Franck Bohbot

Le sale giochi come un sogno negli scatti di Franck Bohbot

Tommaso Berra · 11 minuti fa · Photography

Le sale giochi tra i luoghi che pur essendo in larga parte superati dalle consolle portatili, continuano anche oggi a suscitare fascino, grazie a un design senza tempo, futuristico negli anni ’80 e dolcemente vintage nel 2022. Il fotografo Franck Bohbot ha dedicato a questi luoghi una delle sue ultime serie fotografiche, intitolata “Back to The Arcade“, un omaggio ai neon colorati, ai flipper e a quell’ultima moneta che poteva portare alla vittoria contro il boss finale.
Con l’uscita su Netflix della quarta stagione di Stranger Things proprio in questi giorni, torna forte quel sentimento di fascino nei confronti delle sale giochi, luogo frequentato dai protagonisti della serie e intorno al quale ruotano molte delle vicende raccontate. Così come nel prodotto di Netflix, anche negli scatti di Franck Bohbot le sale giochi diventano ambientazioni misteriose, nelle quali il tempo è sospeso in un clima sospetto.

Le insegne delle consolle e le luci che riflettono sulle manopole, sulle piste da bowling o sulle palle da biliardo creano un’atmosfera che è parte della memoria di molti millennials cresciuti tra gli anni ’90 e ’00.
Gli sguardi delle persone ritratte sono completamente immersi nello schermo, un flusso di pensieri che da mentale diventa digitale, creando un tutt’uno con i protagonisti dei videogiochi.
Gli scatti di Franck Bohbot sono realizzati a Los Angeles, le architetture degli edifici sembrano i set di qualche sitcom in cui i protagonisti avevano jeans stretti, giacche di pelle e capelloni, mentre le piastrelle sui muri sembrano ricreare un mondo a pixel, esattamente come quello dei videogame.
Le sale giochi sono un luogo tribale, in cui le persone consumano rituali intorno a totem ai quali fanno donazioni, in cambio di gioia e per sentirsi solitari e parte di una comunità.

Franck Bohbot | Collater.al
Franck Bohbot | Collater.al
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Franck Bohbot | Collater.al
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Franck Bohbot | Collater.al
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Franck Bohbot | Collater.al

Le sale giochi come un sogno negli scatti di Franck Bohbot
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Le sale giochi come un sogno negli scatti di Franck Bohbot
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