Art H. R. Giger, un lasciapassare per l’inferno
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H. R. Giger, un lasciapassare per l’inferno

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Andrea Tuzio

Sul campanello di casa Giger, in un ex quartiere operaio della periferia di Zurigo dove ha vissuto per 40 anni, non c’era scritto nessun nome o cognome ma una frase che recitava: “Ci siamo sempre”.

Hans Ruedi Giger, per tutti H. R. Giger come era solito firmare le sue opere, è stato uno degli artisti e designer più innovativi, all’avanguardia, creativi, inquietanti, terrificanti e oscuri che siano mai esistiti. Un visionario assoluto che esorcizzava i propri incubi grazie alla sua arte d’ispirazione simbolica e surrealista, unica e irripetibile. 

Ha lavorato nel campo dell’illustrazione e del design per poi diventare un punto di riferimento nel campo degli effetti speciali cinematografici. Vincitore del premio Oscar ai migliori effetti speciali nel 1980 per la rappresentazione dello Xenomorfo, la spaventosa creatura protagonista del film di Ridley Scott Alien. Giger ha lasciato la sua inimitabile, personalissima e mostruosa impronta sul mondo dell’arte contemporanea e del design regalandoci un lasciapassare per l’inferno. 

Figlio di un farmacista, Giger trascorre un’infanzia serena e molto felice a Coira, comune svizzero del cantone dei Grigioni, dove nasce il 5 febbraio 1940. Il laboratorio paterno è stato luogo di passatempo e svago per il piccolo Hans che passava le sue giornate nella farmacia di famiglia a osservare boccette con dentro liquidi dai colori strani e sanguisughe, che all’epoca venivano ancora utilizzate in ambito medico. Il fascino nei confronti del “macabro” che quel bambino subisce inizia ad essere forte fino a deflagrare completamente quando una casa farmaceutica invia a suo padre un teschio umano. Il giovanissimo Giger ne rimane affascinato. Da lì in poi il richiamo di tutto ciò fosse tetro, bizzarro e oscuro lo rapisce del tutto, influenzato anche dal lavoro di artisti come Salvador Dalí e Jean Cocteau. 

Frequenta la scuola di design industriale e di arti applicate di Zurigo dal 1962 al 1970 dove affina e perfeziona le sue abilità tecniche e l’incredibile precisione nel raffigurare le parti meccaniche e robotiche delle sue opere. Il suo nome inizia a farsi strada nel mondo dell’arte indipendente grazie a lavori che spaziavano da paesaggi onirici e surreali, alla scultura e alle grafiche per le copertine degli album musicali. L’utilizzo dell’acrilico con la tecnica ad aerografo sarà ciò che lo renderà famoso in tutto il mondo, grazie anche all’enorme potenzialità realistica. 

Il bicromismo, già inquietante di per sé, diventerà uno dei tratti distintivi dell’estetica cupa di Giger che vedrà la sua massima esemplificazione nell’invenzione dei “biomeccanoidi”, creature in cui si fondono elementi organici e meccanici. 

Nel 1975 arriva una chiamata del tutto inaspettata e che rappresenta il primo approccio di Giger con il mondo del cinema. Dopo il successo di El Topo e soprattuto de La Montagna Sacra, il cineasta e drammaturgo Alejandro Jodorowsky ha in testa l’idea di realizzare il film più importante e mastodontico della storia del cinema: la trasposizione cinematografica del romanzo di fantascienza scritto da Frank Herbert, Dune. Il “suo” Dune si poneva come obiettivo di diventare un film rivoluzionario, in grado di spostare gli equilibri della società dell’epoca fornendo nuovi modelli di riferimento. Jodorowsky aveva coinvolto un team senza precedenti che comprendeva, oltre a Giger, Moebius e Chris Foss, l’esperto di effetti speciali Dan O’Bannon oltre che personalità rilevanti in tutti gli ambiti come i Pink Floyd per la colonna sonora e attori del calibro di David Carradine, Mick Jagger, Salvador Dalì e Orson Welles. Di questo film mai realizzato resta solo lo storyboard, di cui abbiamo parlato in questo articolo di qualche giorno fa, in cui Giger ha curato la caratterizzazione dei villain del film e di alcune astronavi.
La consacrazione della carriera di Giger nel cinema arriverà nel 1979 quando Ridley Scott gli chiederà di realizzare le scenografie e gli animatronics (in collaborazione con l’effettista e artista italiano Carlo Rambaldi) di Alien, grazie a questo lavoro vincerà l’Oscar nel 1980. 

La legacy di Giger ha avuto un’influenza enorme su centinaia di artisti di varie discipline, dalle rock band ai tatuatori, dagli scrittori di fantascienza ai decoratori di auto e di interni, fino ad arrivare agli sviluppatori di videogame. 

Le incredibili, oniriche, cupe e aliene visioni del designer svizzero hanno dato il via a migliaia di spunti sul tema, e non solo, spingendo i creativi di tutto il mondo ad abbattere barriere e limiti facendolo diventare un’icona della storia dell’arte e del design. 

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Scritto da Andrea Tuzio
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