Hiroshi Fujiwara, the godfather of streetwear

Hiroshi Fujiwara, the godfather of streetwear

Andrea Tuzio · 1 anno fa · Style

Oggi è prevista la release USA delle nuove fragment x Air Jordan 3, mostrate in anteprima qualche mese fa da Hiroshi Fujiwara fondatore di fragment design, e noi ne approfittiamo per raccontarvi la sua storia.

Quando parliamo di Hiroshi Fujiwara parliamo di una vera e propria leggenda. Una legacy lunga più di 30 anni per una delle personalità più influenti della storia della moda contemporanea e più precisamente della cultura streetwear. 

Nato nel 1964 nella piccola città di Ise, che si trova nella penisola di Kii al centro della prefettura di di Mie nella regione del Kansai, Fujiwara si trasferì a Tokyo all’età di 18 anni, poi, affascinato dalla cultura, dalla musica e dallo stile occidentale andò a Londra dove si innamorò della scena punk-rock della capitale inglese e dove incontrò Malcom McLaren, manager dei Sex Pistols e marito di Vivienne Westwood, che gli suggerì di andare a New York.

I suoi viaggi nella Grande Mela agli inizi degli anni ’80 gli diedero la possibilità di entrare in contatto con la cultura hip hop, di cui divenne un grande appassionato, al punto tale comprare i dischi negli Stati Uniti e portarli a Tokyo e suonarli nei club. Divenne uno dei primi produttori e DJ hip hop giapponesi e contribuì in modo decisivo alla diffusione del genere e della cultura stessa legata all’hip hop. 

Si trasformò ben presto un punto di riferimento e uno dei padri della scena di Ura-Harajuku nel distretto di Shibuya a Tokyo, uno dei quartieri di riferimento della cultura street nel mondo.

La sua passione per la cultura pop divenne poi il ponte che gli permise di entrare in contatto con personaggi come Shawn Stussy e di far parte dell’International Stussy Tribe, un collettivo di individui che rifletteva la filosofia del brand fondata sulla ribellione che arrivava dal punk, sulla rilassatezza del reggae e sulla mentalità chill dei surfisti. L’international Stussy Tribe è stato un gruppo di persone improbabili, tutti amici e confidenti di Shawn, dalla influenze più disparate che crearono qualcosa di incredibile. 

Le fondamenta dell’enorme impatto che Hiroshi Fujiwara ebbe sulla cultura street giapponese prima e su quella streetwear globale poi, sono tutte nella rubrica “Last Orgy” scritta e ideata nel 1987 dallo stesso Fujiwara e pubblicata dal magazine indipendente “Takarajima”

Nel 1990 fondò il suo primo brand GOODENOUGH, caratterizzato dalle grafiche di un giovanissimo Shinichiro Nakamura aka Sk8Thing, la mente dietro Cav Empt, e fu il precursore della tiratura limitata dei capi. 

Fujiwara fu fondamentale anche per l’affermazione di altri due personaggi chiave della streetculture, NIGO e Jun Takahashi che grazie a lui aprirono lo store NOWHERE

Sul finire degli anni ’90 la scena street di Tokyo esplose in tutto il mondo mentre Fujiwara ne era proprio al centro, GOODENOUGH diventò fragment design, il suo progetto principale.
Il deflagrante impatto che ebbe l’approccio estetico di Fujiwara influenzò tutta la scena della moda contemporanea, dall’high fashion agli skate brand, da Louis Vuitton a Supreme

Da ormai oltre 30 anni Fujiwara rappresenta l’essenza stessa del concetto di streetwear e ha cementato la sua posizione grazie a progetti come Nike HTM – Hiroshi Fujiwara (H), Tinker Hatfield (T) e Mark Parker (M) – uno dei più innovativi e riusciti dell’azienda di Beaverton.

UNDERCOVER, BAPE, HUMAN MADE sono soltanto alcuni esempi che raccontano ancora meglio quanto Hiroshi Fujiwara abbia cambiato per sempre la streetculture dal 1980 e per decenni a venire.

Hiroshi Fujiwara, the godfather of streetwear
Style
Hiroshi Fujiwara, the godfather of streetwear
Hiroshi Fujiwara, the godfather of streetwear
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
La collaborazione tra Helmut Lang e New Era

La collaborazione tra Helmut Lang e New Era

Andrea Tuzio · 1 anno fa · Style

Per festeggiare i suoi 100 anni, New Era ha presentato la sua collaborazione con un’icona del mondo fashion, Helmut Lang.
Una storia lunghissima quella di New Era che ha trasformato l’azienda di cappelli fondata a Buffalo nel 1920 dall’immigrato tedesco Ehrhardt Koch, in una vera e propria icona culturale.

La capsule collection è composta da due cap diversi, il 9FORTY e il Low 59FIFTY, che Helmut Lang ha reinterpretato utilizzando il twill di lana.

Il cap 9FORTY è caratterizzato da un ricamo sulla parte frontale, “FINEST HEADWEAR”, che fa riferimento direttamente alle primissime campagne pubblicitarie della maison ed è disponibile in verde o blu navy. Quello Low 59FIFTY invece presenta un monogramma di archivio di Helmut Lang ed è stato prodotto in nero e verde oliva.

I cap Helmut Lang x New Era sono disponibili online sul sito di Helmut Lang.

La collaborazione tra Helmut Lang e New Era
Style
La collaborazione tra Helmut Lang e New Era
La collaborazione tra Helmut Lang e New Era
1 · 13
2 · 13
3 · 13
4 · 13
5 · 13
6 · 13
7 · 13
8 · 13
9 · 13
10 · 13
11 · 13
12 · 13
13 · 13
Patagonia contro i negazionisti del cambiamento climatico

Patagonia contro i negazionisti del cambiamento climatico

Andrea Tuzio · 1 anno fa · Style

Se avete avuto accesso ai social network o semplicemente avete navigato in rete in questi ultimi due giorni, non potete non aver visto la foto di un’etichetta Patagonia con un messaggio diretto e inequivocabile, messo al posto delle istruzioni di lavaggio: “VOTE THE ASSHOLES OUT”, letteralmente “Vota e caccia quegli stronzi”.

All’inizio si pensava fosse uno scherzo, una sorta di meme, ma la conferma dell’autenticità è arrivata direttamente dalla portavoce di Patagonia Corley Kenna. Il messaggio è un invito ad andare a votare alle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 3 novembre e rientra nella campagne del brand contro il cambiamento climatico.
“Le abbiamo aggiunte agli short per uomo e donna della nostra collezione 2020 Regenerative Organic Stand-Up perché ci siamo schierati contro i negazionisti dei cambiamenti climatici da quando abbiamo cominciato a produrre quegli short”, ha spiegato Corley Kenna che ha aggiunto: “‘Vota e caccia quegli stronzi’, Yvon Chouinard – fondatore di Patagonia – lo dice da anni, riferendosi ai politici di qualsiasi partito che negano o trascurano l’emergenza climatica ignorando i dati scientifici non perché non ne siano a conoscenza ma perché le lobby del petrolio e del gas gli riempiono le tasche di soldi”.

Questa nuova presa di posizione dell’azienda arriva dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante una riunione svoltasi a Sacramento per fare il punto sui danni provocati dagli incendi che stanno devastando la California – fenomeno direttamente collegato all’aumento delle temperature – ha affermato: “Il clima comincerà a diventare più freddo, state a vedere. Non penso che la scienza sappia realmente ciò che succede”.

È evidente come Patagonia, da sempre in prima linea per quanto riguarda la militanza ambientale, abbia voluto ancora una volta lanciare un messaggio forte all’opinione pubblica perché, come scrisse Chouinard in una lettera ai suoi dipendenti del 1992 intitolata I prossimi 100 anni: “Ho una definizione del male leggermente diversa dalla maggior parte delle persone. Quando hai l’opportunità e la capacità di fare del bene e non fai niente, è male. Il male non deve sempre essere un atto palese. Può essere semplicemente l’assenza di bene”.

Lo slogan apparso sugli short non è una novità per Patagonia, pare infatti che fosse già stato stampato su una maglietta e poi ribadito con forza anche sul sito del brand

In una lettera scritta lo scorso aprile e indirizzata alla 1% for the Planet Community, Chouinard ha praticamente utilizzato le stesse parole: “Ricordatevi di votare per cacciare quegli stronzi, tutti quei politici che pensano che non si debba fare niente per i cambiamenti climatici. Votate per il pianeta e contro quelli che non vogliono fare niente. Il potere è in mano a noi e adesso è il momento di usarlo”.

Come dicevamo Patagonia è impegnata da sempre nella sensibilizzazione su questioni ambientali e ne ha fatto il suo core principale, quest’ultima iniziativa non è l’unica presa di posizione forte degli ultimi anni.
Nel 2016, ad esempio, l’azienda californiana ha devoluto tutti gli introiti relativi al Black Friday a organizzazioni ambientaliste no profit, nel 2017 ha fatto causa al Presidente Trump per la sua scelta di ridurre l’estensione di due monumenti nazionali nello stato dello Utah, il Bears Ears e il Grand Staircase-Escalante – la più grande riduzione di terre protette nella storia degli Stati Uniti d’America -, nel 2018 ha lanciato una piattaforma digitale, Patagonia Action Works, per sostenere l’impegno in prima persona dei consumatori per tutelare l’ambiente e quest’anno hanno deciso di ritirare la pubblicità su Facebook e Instagram per protestare contro la disinfomazione dilagante che intasa la piattaforma.

Questa è soltanto l’ultima delle battaglie portate avanti da Patagonia ma siamo certi che non finiranno qui.

Patagonia contro i negazionisti del cambiamento climatico
Style
Patagonia contro i negazionisti del cambiamento climatico
Patagonia contro i negazionisti del cambiamento climatico
1 · 3
2 · 3
3 · 3
La capsule collection CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam

La capsule collection CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam

Andrea Tuzio · 1 anno fa · Style

“Produci Consuma Crepa”, strofa del 1986 cantata ossessivamente dal leggendario gruppo punk rock CCCP – Fedeli Alla Linea, è più attuale che mai.

Partendo da questa storica frase, i CCCP e Slam Jam hanno lavorato insieme a una capsule collection che racconta l’importante patrimonio estetico e culturale dell’iconica band reggiana composta da Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici e Danilo Fatur. 

In occasione della mostra “Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta”, svoltasi lo scorso anno a Bologna e che raccontava la scena artistica della città e dell’intera Emilia Romagna negli anni ’80, Luca Benini, fondatore di Slam Jam, ferrarese e grande estimatore dei CCCP sin dal 1983, e Annarella Giudici si incontrano e da quell’incontro è nata l’idea di realizzare una capsule collection.

Composta da una serie di capi essentials, la collezione prevede tre T-shirt con le frasi e le immagini più impattanti del gruppo e disponibili in verde militare, nero e bianco; due hoodie nere di cui una con soltanto il logo dei CCCP mentre l’altra è caratterizzata da una serie di patch fermate con spille da balia; una field jacket in cotone nero con tasconi; una tote bag con il logo e una patch.
A completare l’ampia offerta, un berretto militare di feltro nero con lo stemma del gruppo. 

La capsule collection è introdotta da una serie di immagini dell’artista londinese Joshua Gordon e da una selezione musicale tributo alla band a cura di Caterina Barbieri, disponibile sulla piattaforma Long Format Audio Archive di Slam Jam.

La collezione CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam sarà disponibile a partire dal 26 settembre sul sito di Slam Jam e in store, mentre qui di seguito potete dare un’occhiata alla capsule collection.

La capsule collection CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam
Style
La capsule collection CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam
La capsule collection CCCP – Fedeli Alla Linea x Slam Jam
1 · 19
2 · 19
3 · 19
4 · 19
5 · 19
6 · 19
7 · 19
8 · 19
9 · 19
10 · 19
11 · 19
12 · 19
13 · 19
14 · 19
15 · 19
16 · 19
17 · 19
18 · 19
19 · 19
Si è spento Bob Gore, l’inventore del GORE-TEX

Si è spento Bob Gore, l’inventore del GORE-TEX

Andrea Tuzio · 1 anno fa · Style

Giovedì scorso, ma la notizia è stata resa pubblica soltanto sabato da Amy Calhoun, portavoce della W. L. Gore & Associates, è morto nella sua casa in Maryland all’età di 83 anni Robert W. “Bob” Gore, ingegnere chimico, scienziato, filantropo e inventore del fondamentale materiale outdoor GORE-TEX.
Bob ha guidato l’azienda di famiglia, fondata dal padre Bill nel 1958, per 40 anni. 

Nato a Salt Lake City nel 1937, Bob conseguì una laurea con lode e un dottorato di ricerca in ingegneria chimica rispettivamente all’Università del Delaware nel 1959 e all’Università del Minnesota nel 1963.

La scoperta più importante fatta da Bob è sicuramente quella dell’ottobre del 1969 quando, mentre era alla ricerca di un modo per produrre un nastro per idraulici per suo padre, usando il Teflon (PTFE) prodotto dalla DuPont Experimental Station – azienda per la quale aveva lavorato il padre Bill – inventò una membrana traspirante, leggera e impermeabile che da quasi 40 anni viene utilizzata per la realizzazione di capi tecnici e outdoor, il GORE-TEX

Il 21 maggio 1970 venne depositata la prima domanda di brevetto del nuovo materiale e vennero rilasciati due brevetti distinti, uno per il prodotto in sé l’altro per i processi di fabbricazione nel 1976.

Questo tipo di materiale microporoso ha cambiato e rivoluzionato per sempre e in modo drastico non soltanto tutto l’abbigliamento outdoor e quello della moda in generale, ma è considerato di fondamentale importanza anche in campo medico (in GORE-TEX viene realizzata una membrana per l’ossigenazione del sangue e dei tubicini utilizzati come innesti vascolari), in quello aeronautico e aerospaziale e addirittura in campo musicale.

Uomo d’affari intelligente, leader, vero e proprio pioniere dello studio sui materiali e del loro utilizzo, Bob Gore è stato CEO della W. L. Gore & Associates dal 1976 al 2000 e presidente fino al 2016, arrendondosi dopo aver combattuto per tanti anni contro una grave malattia.
L’invenzione per la quale lo conosciamo però continua e continuerà ad accompagnarci per molto tempo ancora.

Si è spento Bob Gore, l’inventore del GORE-TEX
Style
Si è spento Bob Gore, l’inventore del GORE-TEX
Si è spento Bob Gore, l’inventore del GORE-TEX
1 · 4
2 · 4
3 · 4
4 · 4