Design HIVE!: il progetto di architettura modulare che prende esempio dalle api
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HIVE!: il progetto di architettura modulare che prende esempio dalle api

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Anna Frattini

Per HIVE!, un progetto di uau studio, il team è partito dalle api. Non come metafora, ma come metodo di lavoro. Il modulo esagonale del favo — matematicamente dimostrato come la forma più efficiente per suddividere uno spazio con il minimo supporto strutturale — diventa la cellula generativa di un nuovo tipo di abitare. Non un rimando decorativo, ma un principio costruttivo reale: struttura prefabbricata in legno, assemblata in officina con tecnologie robotiche e IoT, poi spedita e installata in loco riducendo tempi e impatto.

uau studio

Il risultato è un sistema ibrido che lo studio chiama Socio-Eco-System: un organismo residenziale modulare in cui la flessibilità non è un optional ma la premessa. Ogni abitazione può essere configurata e riconfigurata nel tempo: cambiando finiture, aggiungendo moduli, adattando gli spazi all’accessibilità o alle esigenze di chi ci vive. Le finestre “hive” si personalizzano con materiali, colori e add-on diversi; i piani alti ospitano giardini condivisi e frutteti; le terrazze diventano spazi di relazione tra vicini. L’architettura, qui, non consegna un’estetica definitiva ma abilita una polifonia di scelte.

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Ciò che distingue il progetto di uau studio da molti altri concept residenziali è il rifiuto del compromesso tra scala umana e visione sistemica. The Hive non progetta case, progetta un kit di parti, componenti che ogni comunità può assemblare diversamente, decidendo insieme quali funzioni includere fin dalle prime fasi di pianificazione. Spazi condivisi, infrastrutture energetiche, aree di rigenerazione naturale: tutto fa parte di un sistema pensato per essere esteso, non completato.

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Concettualmente, il riferimento all’alveare non è solo formale. Le api costruiscono ambienti adatti a più generazioni, fondati sulla specializzazione dei ruoli e sul senso di appartenenza collettiva. The Hive Project prova a tradurre quella logica in architettura residenziale: un habitat in cui la diversità degli abitanti non è un problema da gestire, ma la condizione necessaria perché il tutto funzioni. Al momento il progetto è ancora in fase di progettazione, con l’intenzione di realizzarlo nel Regno Unito.

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Scritto da Anna Frattini

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