Le illustrazioni sensuali di Hugo Devoucoux

Le illustrazioni sensuali di Hugo Devoucoux

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

A Hugo Devoucoux bastano solo due colori per creare dei capolavori. Formatosi in grafica all’Institut Supérieur des Arts Appliqués di Parigi, Hugo Devoucoux è un artista francese che ha deciso di dedicarsi completamente all’illustrazione. I suoi lavori mescolano diversi elementi ma rimanendo delicati e semplici, con pochi elementi ben calibrati. Protagonisti indiscussi sono i corpi nudi che si intrecciano in abbracci passionali e intimi. Particolare importanza è data alle forme e alle pose scultoree dei corpi che ricordano l’immaginario dell’Antica Grecia o del periodo Neoclassico. Queste figure a volte sono visibili solo in parte, altre volte invece sono immerse in ambienti con cui interagiscono, creando zone d’ombra e di luce. 

Da un punto di vista cromatico, di Hugo Devoucoux si basa sul contrasto tra il rosa e il blu. Questi due colori vengono declinati in mille sfumature e utilizzati in diversi modi. A volte rispecchiano la realtà e allora il rosa è utilizzato per i copri e il blu per lo sfondo o il cielo, altre volte invece Hugo applica un’inversione e troviamo corpi blu illuminati da uno sfondo rosa. 

Leggi anche: L’universo esotico e femminile delle illustrazioni di Sasha Ignatiadou

Hugo Devoucoux crea lavori delicati, passionali e intimi. Noi ne abbiamo selezionati solo alcuni, me per scoprirne di più seguitelo su Instagram

Hugo Devoucoux
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A cena con gobyfish: si può fare arte mangiando?

A cena con gobyfish: si può fare arte mangiando?

Giorgia Massari · 2 settimane fa · Art

La presenza e l’assenza di cibo determinano la condizione di vita dell’essere umano, per questo il cibo è in tutto e per tutto uno strumento di dominio. È potere, è giustizia. A partire da queste riflessioni si sviluppa la ricerca del collettivo tutto al femminile e con base a Londra, gobyfish. Le tre artiste-cuoche, decisamente anticapitaliste, propongono al pubblico dei pasti performativi e concettuali, concentrandosi sugli atti del cucinare e del mangiare intesi come veri e propri rituali, in un’ottica di condivisione e di collaborazione. Durante le loro cene sperimentali, che possono essere definite anche installazioni commestibili, Fenella Brereton, Maia Magoga e Alia Hamaoui (fondatrici di gobyfish) stimolano i commensali alla conversazione intorno a una dimensione sociale ed ecologica del cibo. Se da un lato l’intenzione è quella di scavare in un passato ancestrale, esplorando per esempio i progressi pre-umani come la scoperta del fuoco e l’invenzione degli utensili da cucina, dall’altro gobyfish riflette sul futuro, a oggi del tutto speculativo. Le conversazioni promosse hanno sempre origine dalla consapevolezza che il cibo è il fattore che modella il nostro paesaggio ed è, più di tutti, un elemento impattante da un punto di vista socio-ecologico. Ma spieghiamoci meglio attraverso il racconto di due pasti performativi organizzati da gobyfish.

Effervescent, la connessione con il mondo microbico non umano

«Una delle domande a cui torniamo sempre è: Come possiamo pensare meno da esseri umani?» spiega gobyfish sul sito, invitando il pubblico a percepire la sensazione del proprio corpo, partendo per esempio dalla porosità della pelle o dal calore della saliva, fino a spostare l’attenzione sullo stomaco, casa di diverse popolazioni microbiche che regolano la salute, la funzione celebrale e l’umore dell’essere umano. A partire da questa riflessione, alla base della ricerca del collettivo, l’evento Effervescent celebrava il processo della fermentazione come strumento che è in grado di connettere l’essere umano con il mondo microbico. «I nostri corpi ospitano per il 90% batteri», spiega gobyfish, «questa cena ha aperto un dialogo che ha ricordato agli ospiti la loro natura interconnessa. Gli alimenti fermentati aiutano a ricostituire i nostri ecosistemi interni, che hanno coevoluto con noi fin dalla nascita. Senza questi microrganismi il nostro sistema immunitario e quello digestivo non potrebbero sopravvivere. Creare un menù con una popolazione microbica è un processo radicante che richiede pazienza e apprezzamento per i loro doni tempestivi, permettendoci anche di connetterci a questo mondo invisibile».

L’alga Fucus, antimicrobica e possibile sostituta della plastica

Nell’happening Fucus emerge un altro aspetto interessante della ricerca di gobyfish, esplorare i misteri e le potenzialità in senso lato che il cibo cela. In altre parole le tre artiste-cuoche sottolineano l’importanza di studiare e conoscere le proprietà di ogni alimento che la natura ci offre. La protagonista di questo pranzo sperimentale, che ha dato il nome all’evento, era l’alga Fucus e le sue proprietà. Su tutte l’azione antimicrobica, in grado di combattere le infezioni da batteri come lo Staphylococcus aureus, oltre ad avere la capacità di assorbire e trattenere i nutrienti, trattenere il carbonio, favorire la rigenerazione del suolo ed essere un sostituto della plastica. Una cena concettuale basata sulla ricerca dei misteri delle alghe e degli ecosistemi di queste forme di vita. «Ci hanno anche fornito interessanti combinazioni di sapori con cui lavorare durante la progettazione di un menù. Condividere sapori e consistenze acquatiche era un modo per invitare tutti attorno al tavolo a esplorare questi organismi tentacolari e il loro potenziale per curare la nostra terra e i nostri corpi».

Della fascinazione che abbiamo per il cibo ne abbiamo già parlato qui, ma gobyfish va ben oltre. Non si ferma solo all’aspetto materiale ed estetico legato alla cultura visuale ma ne comprende e percepisce la potenza e i risvolti che esso può avere, drammatici o salvifici a seconda delle nostre scelte e azioni. La risposta alla nostra domanda iniziale non può che essere sì, si può fare arte mangiando, perché ciò implica il rituale precedente della preparazione e quello successivo della condivisione. Tutto seguendo una logica tale per cui l’arte rimane uno strumento in grado di stimolare dialoghi e riflessioni sulla contemporaneità, provando anche a supporre soluzioni a questioni attuali.

courtesy gobyfish

A cena con gobyfish: si può fare arte mangiando?
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Sproporzione e inclusione nelle opere di Bahati Simoens

Sproporzione e inclusione nelle opere di Bahati Simoens

Collater.al Contributors · 2 settimane fa · Art

Quando si posa lo sguardo su un quadro di Bahati Simoens, si viene immediatamente trascinati in un mondo che sfida le convenzioni. La sua arte è una danza ipnotica di ombre scure, colori tenui e corpi graziosamente sproporzionati, in cui ogni figura è perfettamente connessa con l’ambiente circostante. Al di là del fascino estetico, il lavoro di Simoens porta con sé un profondo messaggio di inclusività, una celebrazione del corpo nero e una sfida allo status quo. L’arte di Bahati Simoens è un potente veicolo per affrontare le disuguaglianze razziali e i suoi dipinti incorporano anche elementi di attivismo.

Bahati Simoens è nata a Munanira, in Burundi, ma ha vissuto un importante cambiamento culturale quando la sua famiglia si è trasferita in Belgio durante la sua infanzia. Il trasferimento non è stato facile, Bahati ha dovuto affrontare la questione razziale e la sensazione di sentirsi fuori posto nel nuovo ambiente. Tuttavia, questa esperienza ha influenzato profondamente la sua visione del mondo e ha plasmato la sua arte. Cresciuta in un ambiente eterogeneo in Burundi, Bahati ha sempre sentito un forte legame con la sua eredità africana. Il Belgio ha rappresentato un contrasto netto da una parte, ma dall’altra ha spinto Bahati a trovare rifugio nell’arte, utilizzando le sue radici africane come principale fonte di ispirazione per il suo lavoro artistico.

Attraverso la sua arte, Bahati Simoens ha intrapreso un viaggio di autoespressione e scoperta di sé. La sua identità di donna nera è stata fonte di orgoglio nel corso di tutta la sua vita anche se la mancanza di rappresentazione nel suo ambiente le ha posto grandi sfide. Nel corso del tempo, Simoens ha cercato attivamente modelli neri nella letteratura e nelle arti, trovando ispirazione nelle opere di Toni Morrison e Audre Lorde. L’arte è diventata la sua voce dal momento in cui ha iniziato ad avere troppa paura di parlare, permettendole di comunicare i pensieri e i sentimenti inespressi che da tempo covava dentro di sé.

L’arte di Bahati Simoens si contraddistingue per il linguaggio visivo unico, un’ode sincera al corpo nero. L’artista la descrive come “un sogno a occhi aperti sotto il sole di mezzogiorno, dove luce brillante e ombre profonde coesistono armoniosamente“. I suoi dipinti sono una celebrazione della diversità, che cattura l’essenza della forma umana nella sua miriade di espressioni. L’arte di Simoens è caratterizzata da colori audaci, vibranti e tenui. Artisti come David Hockney e Paul Gauguin, insieme ai colori della natura, sono quelli che hanno ispirato il suo stile nel corso del tempo. La scelta dei colori riflette la sua personalità: un mix di introversione e forte presenza nei suoi spazi sicuri. Bahati ritiene che scegliere saggiamente le parole e i colori sia essenziale e che la gentilezza sia un principio guida.

Courtesy Bahati Simoens

Sproporzione e inclusione nelle opere di Bahati Simoens
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Il Super Bowl LVIII un commercial dopo l’altro

Il Super Bowl LVIII un commercial dopo l’altro

Giulia Guido · 1 settimana fa · Art

Sono 7 i milioni di dollari che quest’anno le decine e decine di aziende hanno pagato per vedere trasmessi i loro spot da 30 secondi durante la notte dello sport americano per eccellenza, il Super Bowl

La 58ª edizione, che ha avuto luogo a Las Vegas, ha visto i Kansas City Chiefs (forse li avete sentiti nominare giusto perché ci gioca il chiacchieratissimo nuovo fidanzato di Taylor Swift, Travis Kelce) vincere contro i San Francisco 49ers. Ma come per ogni Super Bowl il risultato è solo una piccola parte di quello che è considerato uno degli eventi, sportivi e non, più attesi dell’anno. 

Gli occhi del pubblico erano quindi puntati non solo sui 22 giocatori in campo, ma anche su Usher, che con un paio di amici – Alicia Keys, HER, Ludacris, Lil Jon – ci ha regalato uno show che ci ha fatto sentire la nostalgia della fine degli anni ‘90 e l’inizio dei 2000, e ovviamente sui commercial. 

Ogni anno le aziende predispongono budget a sei zeri per realizzare spot pronti a fare il giro del globo in pochi minuti, andando spesso a scomodare registi e attori da Oscar. Da Martin Scorsese a Ben Affleck e Jennifer Lopez, da Jennifer Aniston con David Schwimmer a Beyoncé, che ha preso la palla al balzo per lanciare due singoli e l’arrivo a marzo di Renaissance Act II.

VERIZON

DUNKIN’

T-MOBILE

STATE FARM INSURANCE

SQUARESPACE

UBER EATS

BMW USA

DORITOS DINAMITA

OREO

PRINGLES

VOLKSWAGEN

STOCK CAFE

BIC LIGHTER

Il Super Bowl LVIII un commercial dopo l’altro
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Il Super Bowl LVIII un commercial dopo l’altro
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Da Antonio Colombo la primavera arriva in anticipo

Da Antonio Colombo la primavera arriva in anticipo

Giorgia Massari · 1 settimana fa · Art

Quello che il pittore canadese Ryan Heshka rappresenta è un «mondo folle e selvaggio» popolato da esseri non-umani, una realtà parallela alternativa o forse la versione survivalista del nostro pianeta dopo una crisi climatica o una singolarità tecnologica di proporzioni epiche. Come dichiara il curatore Ivan Quaroni, «Poco importa. Quel che conta è che quello descritto da Ryan Heshka è un universo fantastico, popolato da pin-up mascherate, temibili femmes fatales, bizzarre chimere, mostri spaziali, supereroi e subumani». Questo universo arriva alla galleria Antonio Colombo di Milano dal 15 febbraio, con la mostra personale di Heshka dal titolo Springs to Come. Scopriamo qualcosa in più sulle opere in mostra.

Le opere in mostra

La mostra vede il dialogo tra circa trenta opere, tra oli su tela e tecniche miste, gouache e matite su carta, che esplorano la recente produzione dell’artista. Questa esposizione segna una svolta rispetto ai toni scuri della precedente mostra del 2018 Midnight Movie. Ivan Quaroni spiega che Heshka, in questa occasione, si lascia guidare dall’idea di una rinascita, formale e creativa, incentrata sui concetti di germinazione, fioritura e proliferazione. Questi concetti non si limitano solo alla creazione di nuovi personaggi ma si estendono anche alla definizione di nuove idee. Il curatore sottolinea l’originalità dell’artista canadese nel proiettare un carosello di forme organiche vivaci e luminose attraverso le sue tele. Le opere, dominate da una felice gamma di colori brillanti come giallo paglierino, rosso acceso e verde intenso, richiamano curiosamente la palette cromatica del capofila della Neue Leipziger Schule, Neo Rauch. La mostra include anche schizzi, studi, bozze e progetti su carta, offrendo una panoramica del procedimento creativo organico e pianificato dell’artista.

Un paesaggio post-umano

Quaroni cita Heshka quando quest’ultimo afferma: «I miei nuovi lavori rappresentano l’avvento della primavera dopo un lungo inverno». La primavera è visibile non solo nei colori vivaci delle opere ma anche nel paesaggio naturale che si colloca «tra un Eden post-apocalittico e un Giardino delle delizie alieno». Il tema del paesaggio, già presente in opere precedenti come Romance of Canada, si evolve in una nuova geografia giurassica, caratterizzata da morfologie incerte e straordinarie. La pittura di Heshka, ispirata ai fumetti di fantascienza e ai B-Movie, offre una prospettiva attuale sull’ipotesi di un mondo post-umano, riflettendo sull’inconscio collettivo nell’epoca del tramonto della civiltà.

La mostra è aperta fino al 28 marzo 2024
Courtesy Antonio Colombo e Ryan Heshka

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