“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

Giulia Guido · 10 mesi fa · Photography

Quanti giorni dobbiamo restare chiusi in casa mamma? Questa è la domanda che Monia Marchionni si è sentita fare decine e decine di volte da sua figlia di 5 anni durante il lockdown. È la domanda che ci siamo fatti tutti noi, scrutando il mondo silenzioso dalle nostre finestre. È la domanda a cui all’inizio non sapevamo rispondere e che poi, col tempo, è diventata quella a cui non volevamo rispondere. 

I giorni necessari. Questa la risposta di Monia, certamente più sensata di molte altre che abbiamo sentito. 

Monia Marchionni, classe 1981, è una fotografa marchigiana, di Fermo per la precisione. Dopo un diploma all’Accademia di Belle Arti, una laurea in Filosofia, una specializzazione di Storia dell’Arte Contemporanea e un’esperienza lavorativa nell’ambito dell’installazione decide di dedicarsi esclusivamente alla fotografia. 

Fin dai suoi primi lavori, dalla serie fotografica “Never Again the Fog in the Desert” realizzata in Cile e “Fermo Visioni Extra Ordinarie”, Monia ottiene diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. 

Oggi, però, vogliamo focalizzarci sul suo ultimo progetto, nato proprio durante la quarantena e che prende il titolo proprio dalla risposta data alla figlia, “I Giorni Necessari”.

Attraverso scatti delicati, presentati volutamente come dittici, Monia Marchionni ci apre le porte di casa sua proprio durante quei 56 giorni che ci sono voluti per far rientrare la situazione

Come quella di tutti noi, anche la vita della fotografa è stata bruscamente cambiata e il mondo esterno è diventato qualcosa da poter solo vedere, mentre l’interno della sua abitazione si è trasformato nel nuovo oggetto di analisi della sua arte. L’occhio, e con esso l’obiettivo, si posano sui familiari, sulle mani e sui visi, cercando di raccontare un lungo periodo di attesa, di noia, di paura, di sacrificio, di morte, ma anche di amore. 

È proprio quest’ultimo infatti, l’amore per le persone care, un amore ritrovato, che traspare più di ogni altra cosa, reso ancora più essenziale dalle privazioni e dal tempo sospeso.

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
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“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
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In My Room, il libro di fotografia di nudo di Saul Leiter

In My Room, il libro di fotografia di nudo di Saul Leiter

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Il fotografo e pittore americano Saul Leiter ha scattato fotografie intime delle sue muse nel corso di tre decenni. Profondamente personali e contemplative, molte di queste immagini condividono momenti teneri sottolineati dalla fiducia dei soggetti nel fotografo. 

In My Room, il libro pubblicato da Steidl che Leiter progettava di fare ma che non ha mai realizzato in vita sua, rivela il mondo dell’artista e le donne della sua vita attraverso i suoi studi sulla figura femminile. 

Queste immagini in bianco e nero rivelano la collaborazione reciproca ed empatica tra l’artista e i suoi soggetti. I nudi di Leiter hanno una qualità spontanea e romantica. Queste donne sono completamente naturali e disinibite. Leiter le cattura nei momenti più naturali e casuali, ritraendole nelle loro azioni quotidiane: le camere da letto, il viso stropicciato dal cuscino; una si tira giù le calze nere, un’altra si sbottona la camicia, qualcuna beve una tazza di caffè, qualcun’altra si aggiusta le calze. 

Le pose sono sempre sensuali ma rubate, improvvise, spiate. Con queste immagini, Saul Leiter fa entrare gli spettatori nel suo mondo privato.

Saul Leiter In My Room
Saul Leiter In My Room
Saul Leiter In My Room
Saul Leiter In My Room
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In My Room, il libro di fotografia di nudo di Saul Leiter
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In My Room, il libro di fotografia di nudo di Saul Leiter
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La mostra fotografica di Plan C e Perimetro che celebra Tokyo

La mostra fotografica di Plan C e Perimetro che celebra Tokyo

Andrea Tuzio · 3 giorni fa · Photography

TOKYO AND ITS CONTEMPORARY STORYTELLERS, questo il titolo dello speciale progetto allestitivo che celebra la città di Tokyo presentato da Plan C e Perimetro.

Il brand fondato da Carolina Castiglioni 2018 e il Community magazine diretto da Sebastiano Leddi, hanno unito le forze in occasione della Milano Fashion Week, per presentare al pubblico una mostra, un magazine e una serie di esperienze legate al Giappone contemporaneo, che si pongono l’obbiettivo di offrire una visione unica e allo stesso tempo profonda della capitale giapponese, città molto cara alla direttrice creativa di Plan C, tanto da essere scelta come casa per il primo flagship store del brand. 

“Quando sono a Tokyo tutto mi parla, è lì che trovo ispirazione. Le persone si vestono in un modo che non è mai banale, scelgono abbinamenti inusuali di colori e tessuti. Mi piace il rigore delle uniformi da lavoro e la contaminazione di stili. E poi l’architettura moderna in contrasto con le case tradizionali. Mi piaceva l’idea di raccontare la città che abbiamo scelto per aprire il nostro flagship attraverso la fotografia. Utilizzo sempre nelle mie collezioni immagini di viaggi o ricordi personali per decorare t-shirt o accessori. Ci siamo incontrati con Sebastino Leddi di Perimetro un anno fa e nel tyempo di sorseggiare un thè è nata l’idea di realizzare un numero speciale su Tokyo”, ha dichiarato la Castiglioni a margine della presentazione del progetto. 

Per realizzare questo progetto, Plan C e Perimetro hanno lanciato una call invitando fotografi di stanza a Tokyo a inviare i propri racconti visivi della città, che sono stati in seguito selezionati con il supporto di Naoko Otha, curatrice e gallerista di Tokyo.

La mostra vede esposte le fotografie di 8 fotografi diversi, ognuno dei quali ha interpretato la città, i suoi scorci e i suoi abitanti, in modo diverso e in base a ciò che voleva raccontare.

Bruno Quintet, Flavio Parisi, Haruna Kawanishi, Leo Pellegatta, Minoru Hohtsuki, Norihisa Hosaka, Tadashi Onishi e Ulysses Aoki hanno fatto da storyteller per raccontare storie, angolazioni e punti di vista diversi ma con un obbiettivo comune, quello di esprimere e condividere il loro intrinseco rapporto con la megalopoli nipponica. 

Le opere presenti alla mostra, sono incluse in un’edizione speciale del magazine Perimetro: “Le storie selezionate compongono uno sguardo collettivo che vuole proporre una fotografia contemporanea della città. Dalle finestre di Minoru Hohtuski, al racconto sul fiume di Nori Hosaka, alla trasformazione urba-nistica di una strada realizzato da Bruno Quintet. Ogni autore propone un’interpretazione della sua Tokyo, piccoli progetti volti ad accendere riflessioni su cosa voglia dire vivere in una delle capitali più articolate al mondo”, ha dichiarato il direttore di Perimetro Sebastiano Leddi. 

Plan C ha anche realizzato una capsule collection di photo-tee che riprendono gli scatti dei fotografi coinvolti nel progetto che sarà acquistabile in serie limitata all’interno della mostra. 
All’interno dello speciale allestimento sono state selezionate alcune tra le più interessanti e innovative realtà italo/giapponesi presenti in Italia come NanBan e lo chef Yoji Tokuyoshi

TOKYO AND ITS CONTEMPORARY STORYTELLERS apre al pubblico oggi 24 settembre e lo resterà fino al 26 negli storici spazi della famiglia Castiglioni in Via Tajani, 1 a Milano.

La mostra fotografica di Plan C e Perimetro che celebra Tokyo
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La mostra fotografica di Plan C e Perimetro che celebra Tokyo
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Alice de Kruijs fotografa l’anima delicata e solitaria dei Paesi Bassi

Alice de Kruijs fotografa l’anima delicata e solitaria dei Paesi Bassi

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

C’è una sottile linea di terra e mare che unisce a nord l’Olanda, la Germania e la Danimarca. Questo luogo si chiama Mare dei Wadden, ovvero un piano mesolitorale il cui aspetto è frutto di secoli di maree che incessantemente cambiano la morfologia del territorio, trasformando la costa in un luogo non luogo, a volte completamente sommerso e altre interamente fuori dalla superficie.
Sono posti come il Mare dei Wadden, che con la loro unicità e la loro atmosfera offrono scorci e paesaggi al limite del fantastico, che rischiano più degli altri si scomparire a causa del cambiamento climatico e, soprattutto, dell’innalzamento del livello dei mari. Se non si opterà per un repentino cambio di rotta, un giorno parte della costa settentrionale dell’Europa verrà coperta dalle maree, ma non riemergerà più.
È su questi temi che la fotografa con base nei Paesi Bassi Alice de Kruijs vuole porre l’accento, in special modo con la sua ultima serie fotografica dal titolo “When the Sea Comes”

Nel suo progetto vediamo foto di paesaggio, in cui tutta l’atmosfera malinconica, statica e calma della costa dei Paesi Bassi è talmente densa da essere palpabile, alternate a ritratti semplici e delicati di alcuni modelli. 

L’elemento che accomuna tutte le persone fotografate sono i capelli color rame, caratteristica tipica degli abitanti del paese, scelta che può essere interpretata come un omaggio alla cultura, ma anche alla storia dei Paesi Bassi. 

Oltre ad ammirare l’estetica della fotografia di Alice de Kruijs, invitiamo a guardare i suoi scatti con occhio critico, ma anche con un pizzico di tristezza che deriva dalla consapevolezza di ammirare dei paesaggi che potrebbero scomparire per sempre. 

Scopri altri progetti di Alice de Kruijs sul suo sito e sul suo profilo Instagram

Alice de Kruijs
Alice de Kruijs
Alice de Kruijs
Alice de Kruijs
Alice de Kruijs
Alice de Kruijs

Alice de Kruijs sarà una delle fotografe in mostra a ImageNation Milan dal 24 al 30 settembre.

Alice de Kruijs fotografa l’anima delicata e solitaria dei Paesi Bassi
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Alice de Kruijs fotografa l’anima delicata e solitaria dei Paesi Bassi
Alice de Kruijs fotografa l’anima delicata e solitaria dei Paesi Bassi
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Juergen Teller gioca con la SS22 di JW Anderson

Juergen Teller gioca con la SS22 di JW Anderson

Andrea Tuzio · 5 giorni fa · Photography, Style

È impossibile definire Juergen Teller un semplice fotografo di moda.
Con il suo lavoro e la sua estetica unica e inimitabile il fotografo tedesco indaga le costruzioni sociali che riguardano la bellezza e la quotidianità attraverso il suo stile diretto e senza filtri che sfocia nell’ironia, nell’umorismo e nella provocazione.
I suoi soggetti vengono trattati tutti allo stesso modo a prescindere da chi siano, il taglio dei suoi scatti è democratico, istintivo e diretto grazie al quale è diventato un’icona del mondo della fotografia artistica e fashion.
Ha sempre preferito la sincerità rude delle foto che venivano fuori dal rullino così com’erano, sempre fedele a se stesso, non ha mai cambiato il suo stile nemmeno quando è passato al digitale. 
Ha lavorato per Burberry, Celine, Marc Jacobs, le sue fotografie sono finite sulle cover di Facei-D e Vogue e ha realizzato le copertine per Björk e Morrisey.

Stavolta Teller diventa doppiamente protagonista per il lookbook della SS22 di JW Anderson.

Un calendario vero e proprio dove, tra le modelle che indossano le creazioni prêt-à-porter dello stilista britannico circondate da pneumatici che fungono da set, il fotografo tedesco sceglie di diventare parte stessa del progetto immortalandosi in slip neri e macchina fotografica al collo in pose da pin-up.

Uno stravolgimento dello status quo quello di Teller, che ribalta come suo solito la serietà esasperata del mondo della moda per giocarci e prenderla in giro.
L’ennesima prova da parte di una leggenda della fotografia contemporanea, di riuscire sempre e comunque a spiazzare i fruitori e riscrivere regole obsolete per poi rovesciare tutto di nuovo subito dopo.

Qui di seguito potete dare un’occhiata al lookbook/calendario della SS22 di JW Anderson.

Juergen Teller gioca con la SS22 di JW Anderson
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Juergen Teller gioca con la SS22 di JW Anderson
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