La yakuza illustrata da Coke Navarro

La yakuza illustrata da Coke Navarro

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Art

Il mondo criminale è fonte di ispirazione per opere d’arte, film e prodotti culturali che attirano l’attenzione del pubblico grazie al mistero che aleggia intorno alle storie di malavita ad ogni latitudine.
Ad ispirare il lavoro dell’illustratore spagnolo Coke Navarro è la yakuza, organizzazione criminale giapponese molto codificata anche a livello estetico, con le sua divisione per bande che scorrazzano con moto e macchine sportive, vestiti eleganti o in tuta, che coprono spesso grandi tatuaggi su tutto il corpo, elementi che ritornano nelle opere di Navarro.

Le illustrazioni realizzate da Coke Navarro utilizzano solo il bianco e il nero, per favorire la massima espressività dei personaggi ritratti. Lo stile è ispirato ai fumetti degli anni ’90 e più in generale da tutto il mondo giapponese.
I volti ruvidi di boss e sicari escono dal buio dello sfondo, mentre la luce illumina spade, pistole e le carrozzerie delle auto dentro le quali questi criminali aspettano di entrare in scena.

Coke Navarro | Collater.al
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La yakuza illustrata da Coke Navarro
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C’è un problema con il copyright delle opere digitali?

C’è un problema con il copyright delle opere digitali?

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Art

La teoria delle scimmie infinite afferma che una scimmia, davanti a una macchina da scrivere per un tempo lunghissimo, schiacciando casualmente le lettere finirebbe per riscrivere qualsiasi testo e documento esistente, compreso questo articolo, compresa la bibliografia di William Shakespeare o l’intera biblioteca del British Museum, come si immaginò Jorge Luis Borges. Tutte queste opere, inserite magari nella biblioteca di Babele pensata dallo scrittore argentino, non sarebbero tutelate da nessun diritto d’autore, perché scritte da un animale senza nessun intervento umano. Stesso discorso vale se a scriverle sarebbe stato un algoritmo o un’intelligenza artificiale.
Il tema sulla tutela delle opere è tornato in primo piano in questi giorni, dopo la vicenda, riportata da The Verge, della mancata tutela da parte dell’US Copyright Office all’opera “A Recent Entrance to Paradise” di Steven Thaler, o meglio dell’algoritmo Creativity Machine, l’immagine di una “esperienza pre-morte simulata”, come l’ha descritta l’artista.

copyright| Collater.al

L’ufficio per la tutela del diritto d’autore ha infatti respinto la richiesta di copyright per l’opera di Thaler. L’autore non è riuscito a dimostrare di aver contribuito a creare “A Recent Entrance to Paradise“, non garantendo quindi il requisito di “paternità umana” necessario per assegnare una proprietà intellettuale da parte dell’ente statunitense che si occupa di queste questioni.
Il collegamento tra la mente umana e l’idea creativa deve essere anche minimo nella realizzazione di un artwork, nonostante questo nasca e si diffonda in modo digitale, quindi senza un gesto vero e proprio dell’artista se non quello della programmazione di codici. Il requisito umano apre la questione della paternità di opere non solo realizzate da animali, ma anche da algoritmi, sempre più coinvolti nella creazione di installazioni e opere in AI, come la GAN art per esempio.

copyright | Collater.al

Il tema è molto attuale ora che anche artisti abituati a formati tradizionali stanno sperimentandone altri legati a nuovi mercati come quello degli NFT o a nuove dimensioni come il metaverso.
Le opere in Intelligenza Artificiale tuttavia possono essere tutelate, non stanziano in una zona grigia del mercato dell’arte, bisogna dimostrare che l’autore abbia interferito nella realizzazione con il potere di determinarne la forma finale, ciò che non ha fatto Steven Thaler, che provocatoriamente aveva l’obiettivo di dimostrare che le opere create da macchine dovevano ricevere protezione.
Per quanto riguarda gli NFT per esempio, la legge consente loro di essere posseduti e venduti come gli altri beni immateriali, ma allo stesso modo è necessaria la paternità umana, requisito che rende quel mercato un terreno sul quale procedere prudentemente nella scelta delle opere da acquistare.
Quindi se domani doveste incontrare uno scimpanzé che, per strada insieme a un gorilla, provasse a vendervi un nuovo manoscritto, potrebbe quasi certamente essere una truffa.

C’è un problema con il copyright delle opere digitali?
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“In galleria non piove” – Intervista a JBROCK

“In galleria non piove” – Intervista a JBROCK

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Art

La street art nasce spontanea, senza cantieri o annunci, nasce spontanea come l’edera tra vecchi palazzi o tra sampietrini che hanno lasciato lo spazio per lo stelo di un fiore. La spontaneità e il rapporto con la strada sono due delle tante caratteristiche con le quali possiamo provare a definire il lavoro di JBROCK, artista che fin dagli anni ’90 è parte della scena dei graffiti underground romana, città nella quale oggi ha presentato JBROCK SETTE VARIAZIONI 2000-2022. La mostra personale è ospitata negli spazi di Contemporary Cluster ed è curata da Giacomo Guidi in collaborazione con Drago Publisher, Ginnika e Honiro. 
La mostra è l’atto conclusivo di un progetto intinerante nato un anno fa, che in sette tappe ha portato in giro lo stile dell’artista e il suo personaggio simbolo: il Ciccio, reinterpretato nel tempo in una grande varietà di forme. Ispirato da una lunga tradizione figurativa e pittorica, il mondo underground continua anche in questa mostra a far parte del lavoro di JBROCK, inserito coerentemente nel contesto della galleria. Collater.al in occasione dell’inaugurazione della mostra ha scambiato due chiacchere con l’artista.

JBROCK | Collater.al

Ciao Jacopo, presentaci chi è Ciccio.

È un disegno su cui lavoro e con il quale interagisco sulle strade dalla fine degli anni ’90, nel tempo poi il soggetto ha subito delle evoluzioni stilistiche. E’ nato tutto quando, a un certo punto della mia produzione artistica, quello che avevo fatto fino a quel momento mi aveva annoiato, comprese le gallerie. Ho quindi deciso – dopo aver letto “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley – di fare un esperimento: rifiutare tutti gli inviti da parte del sistema ufficiale dell’arte e incentrare tutto il mio lavoro su strada solo su Ciccio, soggetto che rappresentava in pieno i miei esordi e la parte più pura e meno ammiccante del mio lavoro. Ho iniziato quindi a cercare dei punti strategici nella città dove posizionarlo, con l’intenzione, poco a poco, giorno dopo giorno, di influenzare le persone che quotidianamente percorrono in lungo e in largo le strade della capitale, a tal punto da riconoscerlo come se fosse un proprio caro.

Sei un artista che ha presentato nelle strade e in galleria, come cambia il lavoro di un artista in questi due differenti contesti? Cambia il significato della street art o sono due cose differenti?

Il mio lavoro, a livello tecnico, resta lo stesso. Sicuramente cambia il contesto, la strada è un luogo molto interessante dove interagire e non ho mai smesso di farlo e di notare chi lo fa. In galleria non piove…

La street art si fa per strada.

Sei romano, e Roma è la città dei volti e delle icone, come si inseriscono i tuoi personaggi in questa tradizione figurativa?

Direi assolutamente in modo spontaneo, un po’ come le piante di capperi sulle Mura Aureliane, dove una cosa può nascere nasce, come la natura ci insegna.

JBROCK | Collater.al

Parlaci di SETTE VARIAZIONI 2000-2022

E’ nato tutto da un invito di Paulo Von Vacano, amico ed editore DRAGO, che mi proponeva di esporre un mio lavoro a Porta Portese, idea di Giacomo Guidi di Contemporary Cluster. Il tutto, come accade spesso, si è poi trasformato in una collaborazione tra varie visioni e varie persone. 
Alla fine ho deciso di riassumere in sette passaggi le varie evoluzioni stilistiche del Ciccio nel tempo, disegno sul quale lavoro da più di 20 anni.
Questo è stato presentato per strada in sette episodi, durante i quali il mio amico e fotografo Niccolò Berretta ha documentato con il suo obbiettivo ed il suo modo unico di impressionare la pellicola le varie realtà particolari che spontaneamente ci si presentavano davanti. 
L’idea finale era raccogliere il materiale ottenuto in una mostra a cura di Giacomo Guidi e realizzare assieme a DRAGO un catalogo da collezione che si ispira alle fanzine della cultura underground degli anni ’90.

“In galleria non piove” – Intervista a JBROCK
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La storia dell’hip-hop attraverso i suoi gioielli

La storia dell’hip-hop attraverso i suoi gioielli

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Art

L’hip-hop, specialmente negli anni ’90, è stato un fenomeno di rivendicazione di presenza sulla scena, un modo per non passare inosservati trasmettendo uno spirito eccentrico che si manifestava anche attraverso i vestiti, oltre che nelle rime. Tanti i trend nati e lanciati dagli artisti americani di quegli anni, tra i quali l’abitudine a portare grandi, vistose e accecanti collane, con pendagli che riprendevano i simboli dei collettivi o solo come manifestazione di ricchezza.
In un volume di prossima uscita intitolato “Ice Cold: A Hip-Hop Jewelry History, la casa editrice TASCHEN racconterà attraverso foto d’epoca il legame e la storia dell’hip-hop attraverso i gioielli indossati da nomi come Run-DMC, Notorius BIG e Tupac, arrivando fino ai giorni nostri, con collane e grillz di Travis Scott, Cardi B, Tyler, the Creator e Pharrell.

L’autrice Vikki Tobak percorre 40 anni di storia, raccontando una della più grandi sottoculture della musica del ‘900, definendone l’evoluzione e le ragioni sociali che hanno portato i gioielli ad essere un elemento imprescindibile per raccontare il rap e l’hip-hop.
Ad aprire Ice Cold anche alcuni contributi diretti di chi ha vissuto da vicino la scena, tra i quali i saggi di Slick Rick e A$AP Ferg.

È possibile preordinare il libro sul sito ufficiale di TASCHEN al costo di 80€.

Hip-hop | Collater.al
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La storia dell’hip-hop attraverso i suoi gioielli
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L’illustrazione di Carla Di Benedetto e Collater.al per il Natale 2022

L’illustrazione di Carla Di Benedetto e Collater.al per il Natale 2022

Tommaso Berra · 2 mesi fa · Art

È la vigilia di Natale, sotto l’albero non c’è più spazio per i regali e il programma per questi giorni di festa è ormai definito. L’ultima cosa che mancava erano gli auguri a tutti i lettori e a coloro che hanno seguito i progetti realizzati nell’ultimo anno da Collater.al.
Per farlo a nostro modo, abbiamo chiesto all’illustratrice Carla Di Benedetto di realizzare una cartolina, da tenere per voi o da inviare a vostra volta per fare gli auguri di Natale.

Il messaggio invita a non preoccuparsi, a vivere questi giorni come quel piccolo cane in mezzo alla neve e condividere il tempo con le persone alle quali vogliamo bene.
I regali sono pronti, il programma è completo e sono arrivati anche i nostri auguri, non manca più niente.

Buone Feste da Collater.al e Carla Di Benedetto.

Natale 2022 | Collater.al
L’illustrazione di Carla Di Benedetto e Collater.al per il Natale 2022
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