Art L’intelligenza artificiale può giudicarci?
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L’intelligenza artificiale può giudicarci?

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Giorgia Massari
mots ai | Collater.al

L’intelligenza artificiale può giudicarci? Può sapere chi siamo anche solo guardandoci? Sono queste le domande che il duo multidisciplinare mots si è posto quando ha iniziato a lavorare all’installazione AI & Me. Nell’ultimo anno l’AI è diventata incredibilmente democratica e le sue capacità sono sfruttate in vari ambiti. Riflettiamo molto sulla sua natura, sulle conseguenze del suo utilizzo e sulle sue funzionalità. Ma ci siamo mai chiesti come “lei” vede noi? L’opera di Daniela Nedovescu and Octavian Mot, fondatori di mots, riflette proprio sul modo in cui l’AI ci potrebbe ipoteticamente percepire. Gli artisti hanno costruito una serie di macchinari che sfruttano la tecnologia artificiale per giudicarci. Ma scopriamo di più sul funzionamento di quest’opera controversa, che apre una conversazione sull’etica delle dimensioni dell’IA nelle nostre vite.

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The Confessional

Fase 1, Il Confessionale

Il progetto AI & Me, nato dall’interesse del duo mots, va oltre la semplice rappresentazione visiva della nostra immagine riflessa dall’AI. L’installazione è un vero e proprio percorso che il visitatore intraprende per scoprire cosa l’AI pensa di lui, guidato dalla curiosità. Il percorso inizia con “The Confessional“, una macchina che emette giudizi sulle persone basandosi solo sull’aspetto esteriore. «Abbiamo costruito ‘The Confessional’ non necessariamente come una cabina di giudizio, ma come una macchina interattiva, che mette in mostra, senza volerlo, la nostra dipendenza dalla validazione e l’idea che essere ridotti a dei dati può essere divertente», ci spiega uno dei due membri di mots, Octavian Mot.

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Fase 2, I Fratelli

Il visitatore passa poi alla seconda fase, chiamata dagli artisti “Siblings”. Sugli schermi prendono vita una serie di figure umane, nonché fratelli e sorelle digitali del partecipante. Questa fase del percorso genera inevitabilmente domande sulla nostra individualità. Se possiamo essere copiati così facilmente, cosa definisce veramente la nostra individualità? Essenzialmente, ci costringe a pensare a cosa significhi davvero essere unici in un mondo in cui le macchine intelligenti potrebbero avere un ruolo sempre più rilevante. Ma passiamo all’ultima fase, che mette ancor più in dubbio la nostra unicità.

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The Siblings

Fase 3, AI Ego

La terza fase del percorso installativo non è rivolta a tutti. L’AI interagisce solo con i visitatori che ha gradito di più. A quel punto, l’immagine dei pochi selezionati inizia ad apparire in maniera multipla su altri schermi, generando diverse versioni di quella persona. Altre domande insorgono: E se l’AI potesse pensare a immagini di noi che non abbiamo mai immaginato? E poiché non possiamo ricordare tutto, chi dice che quelle immagini inventate non siano veri ricordi persi? L’installazione gioca dunque con l’interazione per spingere le persone a riflettere sulle implicazioni etiche dell’uso dei nostri dati, mettendoci di fronte a giudizi crudi e non filtrati e a alter ego ipotetici. Con questo lavoro, mots sottolinea l’urgente necessità di considerare i pregiudizi e le etichette che l’AI può perpetuare e quindi sulle conseguenze di questo sviluppo, sempre più esponenziale.

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AI Ego

Dopo una serie di mostre in Germania con oltre 2000 partecipanti, l’installazione di mots è pronta a lasciare un’impronta duratura, offrendo un viaggio immersivo ricco di narrazioni per il pubblico e promuovendo discussioni sull’impatto dell’AI sull’autopercezione.

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Courtesy by mots

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Scritto da Giorgia Massari
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