L’intervista alla filmmaker Claire Kleinman per #OriginalsMilano Grid Talk

Giulia Pacciardi · 2 anni fa
Presentato da
WHERE:
Via Alessio di Tocqueville, 11, 20154 Milano
WHEN:
22 MAR - 4 APR

Claire Louise Oster Kleinman, in arte Chaire Louise, nome che viene da un errore sul suo certificato di nascita, è figlia d’arte.
Inizia piccolissima a seguire la madre nel suo studio, dove passa intere giornate a disegnare, ma da grande decide che la sua passione è il linguaggio video.
Viaggia, studia e osserva tutto ciò che ha intorno.

Lei è la terza artista che abbiamo intervistato per #OriginalsMilano Grid Talk ed ecco come ha risposto alle nostre domande:

Come hai iniziato e qual è elemento più rappresentativo del tuo modo di fare arte?

Mia madre, Carol Oster, è un’artista ed io sono cresciuta disegnando sui pavimenti del suo studio, non sono tanti i bambini a cui è permesso.
Io per lo più realizzo video, perché penso che i video, le immagini in movimento, possano creare un rapporto interessante con il corpo.

Qual è il tuo approccio creativo quando ti misuri con un nuovo progetto?

 Il mio obiettivo è trovare delle buone condizioni per raccontare delle storie, tenere in considerazione il modo in cui esse vengono trasmesse e trovare la loro verità.
Di solito cerco connessioni tra il progetto e l’ambiente che mi circonda. Faccio un sacco di ricerca, leggo e osservo.
Frequento la Cooper Union for the advancement of science and art, discuto spesso i progetti con i miei professori, sarei persa se non avessi il loro appoggio. Credo fortemente nei collettivi d’arte e nelle collaborazioni, per questo, se ho bisogno, chiedo aiuto.
L’anno scorso ho passato un po’ di tempo a Portorico, dove ho vissuto e coltivato, oltre ad aver viaggiato e insegnato arte in Guatemala e Messico. Ho portato la mia macchina fotografica ovunque e girato circa 30 secondi di tutto ciò che mi trovavo davanti. Ho ricominciato a scrivere poesie. Non sono abbastanza disciplinata da tenere un diario, così ho documentato il mio viaggio in questi nuovi spazi in un altro modo.
Una volta tornata a casa ho cercato di mantenere una certa distanza emotiva dalle riprese e di viverle come fossero immagini d’archivio o di repertorio. Ho cercato di costruire una narrazione unendo insieme tutti i miei filmati, più di 600.

Oltre a fare video, sto lavorando al lancio di una linea naturale vegana per la cura della pelle chiamata Dame’s Rocket LLC.
Il mio interesse sta nell’educare la gente sulle proprietà curative delle piante e su come interagire con loro per proteggerle.

Com’è nata la tua collaborazione con adidas per il lancio di DEERUPT e che tipo di intervento hai pensato di realizzare?

Mi sono interessata a DEERUPT fin da subito, appena saputo il titolo della campagna.
Ho studiato i vulcani quando vivevo in Guatemala, ho vissuto ai piedi del Volcán de Fuego.

Lo vidi eruttare di notte, è umiliante assistere a questo tipo di catarsi terrena.
Penso che la griglia sia in qualche modo legata all’eruzione attraverso una sorta di ambiguità materiale: il magma inizia morbido per poi diventare durissimo.
A mio avviso le griglie funzionano in un modo simile, possono essere anche malleabili, rimanere al confine tra ciò che è morbido e ciò che non lo è.

Per il mio progetto con Adidas DEERUPT ho realizzato una videoinstallazione.
Volevo lavorare in uno spazio già esistente per trasformarlo in qualcosa di completamente nuovo.
Vorrei che gli spettatori immaginassero lo spazio in cui verrà montata la mia installazione in una maniera diversa attraverso la visione del video e delle immagini.

Ho voluto utilizzare l’erba sintetica per alludere alla natura, considerando sia l’imposizione che la griglia ha avuto su di essa – come per il piano del 1811 che ha visto riorganizzare New York sotto questa forma – sia come elemento facilmente ritrovabile in natura.

Ho chiamato la videoinstallazione Dusty Miller Dancing – come una pianta bellissima che però non viene considerata abbastanza- e racconta una serie di eventi che si svolgono all’interno di un tunnel spaziale, con 4 personaggi che riusciranno ad uscire da questo spazio temporale proprio grazie ad una pianta.

Spero sarà un’esperienza piacevole per chiunque la vedrà, senza la mia squadra, soprattutto mia sorella Lily, non sarei mai riuscita nel mio intento, li ringrazio per il duro lavoro che abbiamo svolto.

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