Music Abbiamo intervistato Lous and The Yakuza
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Abbiamo intervistato Lous and The Yakuza

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Emanuele D'Angelo

“Lous, si sereine ou fais-tu juste la guerre?”

Oggi abbiamo intervistato Marie-Pierra Kakoma, meglio conosciuta come Lous and The Yakuza, una donna forte, fortissima nonostante la giovane età. Una donna che ha saputo affrontare e superare le avversità che la vita le ha messo davanti.

A 19 anni viene cacciata di casa e aiutata dai suoi amici, decide di puntare tutto sul sogno di diventare una cantante professionista.
Lous non sa cosa voglia dire perdersi d’animo, nonostante la sua scelta non venga apprezzata dai genitori che non la supportano la passione per la musica si trasforma velocemente in ossessione.
A 22 anni firma il suo primo contratto e il resto possiamo dire che è storia nota.

Il mio obiettivo è quello di essere una persona migliore ogni giorno e cercare di raggiungere una sorta di perfezione in quello che faccio. 

In Italia, come in gran parte del mondo, il suo singolo d’esordio “Dilemme”, uscito a metà settembre del 2019, è letteralmente esploso, occupando tutte le classifiche.
Il brano racconta la vita e le sue sfumature, l’amore così vicino all’odio, la gioia che si trasforma velocemente in sofferenza.
Una gemma che pochi mesi dopo si è impreziosita con il remix cantato e curato da due artisti italiani, Mara Sattei e Tha Supreme.
L’album che molti aspettavano, è uscito a settembre di quest’anno e si intitola “Gore”.
Un mix tra rumba congolese e ritmi latini con beat urban moderni del rap, della trap, dell’elettropop e dell’hip-hop.


Il disco, scritto e cantato interamente in francese, è stato prodotto dallo spagnolo El Guincho, producer e mentore di Rosalía.
L’artista congolese naturalizzata belga ci ha accompagnato in un viaggio in cui la lingua francese si mischia a beat urban raffinati.

Adesso però lasciamo spazio alle sue parole, abbiamo realizzato per voi una piccola intervista con Lous, una gemma cresciuta nelle strade del Belgio.

Da dove nasce il tuo nuovo album “Gore”? E come mai l’hai chiamato proprio così?

Ho chiamato il mio album “Gore” perché “Gore” è un genere di film horror.
È uno dei sottogeneri. Dice che quel tipo di modo di filmare è così violento, brutale e sanguinoso che diventa assurdo e divertente. Penso che a un certo punto la mia vita personale sia stata così dura e difficile da diventare assurda. Quando vedo la mia vita, mi sembra che sia meglio ridere che piangere. Perché c’è sempre speranza. Tutta la mia vita è stata molto dura per un paio d’anni, ma allo stesso tempo mi sono fatta una risata su me stessa.
In modo carino, non per prendermi in giro o per essere negativa.
Per questo ho scelto la parola “Gore”. Questo album è una testimonianza della mia forza. 

Fin da subito in Italia con l’uscita del tuo primo singolo “Dilemme”, abbiamo imparato a conoscerti e da quel momento ad ammirarti.
Sulla canzone è stato già detto tutto, ha un significato profondissimo.
Ci racconti un po’ com’è nata l’idea di realizzare un remix Tha Supreme e Mara Sattei?

Prima di tutto, sono molto grata per questa collaborazione, Tha Supreme e Mara Sattei sono artisti straordinari, sono stati così dolci con me, così gentili. Sono molto orgogliosa di questa collaborazione, hanno entrambi un posto speciale nel mio cuore perché sono il mio primo featuring in assoluto. Sono anche molto felice di aver avuto la possibilità di collaborare con due fantastici artisti perché i miei fan italiani fin dall’inizio mi hanno sostenuto in modo unico.

Se penso a Lous and the Yakuza, penso al simbolo che la contraddistingue. Lo notiamo spesso sulla tua fronte, lo ritroviamo nei singoli e adesso anche nell’album. Che significato ha? E perché è così importante per te?

Rappresenta un uomo che ho chiamato “Hands Raised to the Sky”.
È un movimento che di solito si fa nella gioia più estrema e nella peggiore delle tristezze. È più o meno quello che sono. Non esiste una via di mezzo.
Per molto tempo ho disegnato un’unica linea sul mio viso che simboleggia l’infinito. Di solito ci sono più disegni. Ne ho moltissimi. Ho un piccolo quaderno dove li creo, ma molto spesso esistono già! 

Dopo pochi mesi dall’uscita del tuo primo album i numeri sono più che confortanti, hai un forte seguito in ogni paese non solo in Francia o in Belgio. Dove vuole arrivare davvero Lous and the Yakuza? Qual è il suo più grande obiettivo?

Il mio obiettivo è quello di ottenere la pace della mente. E toccare quante più persone possibile: divertirmi, essere felice facendo musica, rendere felici tutte le persone… Il mio obiettivo è quello di essere una persona migliore ogni giorno e cercare di raggiungere una sorta di perfezione in quello che faccio. 

Photo credits: Manuel Obadia Wills – Lee Wei Swee

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Scritto da Emanuele D'Angelo

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