Joan Galo fotografa la comunità LGBTQ+ spagnola

Federica Cimorelli · 1 mese fa

Fotografare le persone e raccontarne le storie, il carattere, il carisma e la bellezza naturale, è ciò che fa Joan Galo a Barcellona con la macchina fotografica.

La sua fotografia è sofisticata, elegante ed eclettica, ci porta oltre ogni confine e definizione e descrive uno scorcio della comunità LGBTQ+ spagnola.
Joan mescola empatia, colore, creatività e inventiva. La sua è un’arte spettacolare.

Abbiamo avuto la possibilità di parlare un po’ con @allaboutgalo di fotografia e di vita. Ecco qui l’intervista, buona lettura.

Ciao Joan Galo, raccontaci qualcosa di te. Da dove vieni e come hai scoperto la fotografia?

Vengo da una piccola città vicino a Barcellona, una vita molto tranquilla e silenziosa.
Ho scoperto la fotografia all’università e la prima macchina fotografica che ho avuto è stata una Holga 120mm che sembrava un giocattolo, il che ha reso molto più facile e ludico il mio primo approccio alla fotografia. 

Che valore hanno per te l’arte e la fotografia?

L’arte è la mia vita. Creo sempre, sia che si tratti di un progetto per uno shooting, che per un look, un video o un drag show.

Che cosa vuoi raccontare attraverso la tua fotografia?

Di solito faccio foto a persone che conosco già, o sono amici intimi oppure sono solo persone che ho voglia di ritrarre, ma in entrambi i casi il mio approccio è lo stesso. Cerco di sublimare ciò che vedo in loro: il loro carattere, il loro carisma, la loro bellezza naturale. Non c’è niente di specifico di cui voglio parlare o raccontare nelle mie foto, perché questo cambia a seconda del “modello”.

Descrivi la tua estetica in tre parole

Raffinata, teatrale e queer.

Che cos’è per te la femminilità?

Un sentimento, un’energia, un modo di esprimere qualcosa. 

Secondo te, qual è il modo migliore per rompere stereotipi e pregiudizi?

Nella vita bisogna trattarli con naturalezza e consapevolezza, questo significa che bisogna essere sempre informati e aggiornati soprattutto al giorno d’oggi che tutto si muove così velocemente. Nell’arte io ho trovato una mia modalità: esporre la bellezza delle persone queer e dei corpi non-normativi mi permette di essere in una posizione di controllo.

Quali artisti hanno influenzato la sua ricerca? Ci sono fotografi a cui ti ispiri?

Non credo ci siano fotografi che abbiano influenzato il mio lavoro in modo diretto. Il primo libro di fotografia che ho ricevuto è stato “Heaven to hell” di David Lachapelle e ricordo di essere rimasto stupito dal suo uso del colore e dal tipo di persone ritratte. Mi è sempre piaciuto l’eccentrico e il fuori dalla norma, ma credo che queste passioni fossero già in me da sempre. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

Per me la fotografia è un modo di guardare le cose. Dopotutto la fotografia potrebbe essere benissimo uno strumento per osservare e vivere nel mondo.

Articolo di Federica Cimorelli

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