Art La Polly Pocket di Joana Scheinder
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La Polly Pocket di Joana Scheinder

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Giorgia Massari
Joana Schneider | Collater.al

Nata e cresciuta a Monaco, l’artista tessile Joana Schneider si trasferisce all’Aia per studiare alla Royal Academy of Art. L’incontro con i Paesi Bassi diventa fondamentale per la sua pratica artistica. Qui, a contatto con la nazione con il porto marittimo più grande d’Europa, si interessa del mestiere del pescatore e in particolare della pratica artigianale locale di costruire reti. Questa tradizione prettamente maschile influenza in modo sostanziale l’arte di Joana, che entra a contatto con i pescatori locali e con i net-makers che “sono artisti tessili a tutti gli effetti, senza neanche saperlo”, dice l’artista. Da loro impara diverse tecniche che le permettono di svilupparne delle nuove, declinando nuovi metodi di annodamento e di avvolgimento tramite l’utilizzo di macchinari. Oltre al processo creativo, questo incontro diventa fondamentale anche da un punto di vista materico. Joana Schneider utilizza principalmente materiali di scarto che recupera direttamente nei porti marittimi, da quei pescatori con cui ha stabilito un legame professionale ma anche umano. Rete da pesca, corde da marinaio e vecchi mobili sono i principali protagonisti delle opere di Joana. La sua non vuol essere una scelta “moralista” quanto piuttosto un’auto-imposizione stilistica. Per l’artista utilizzare materiali di recupero diventa una sfida e una messa alla prova che la stimola durante l’atto creativo.

 

 
 
 
 
 
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Joana Schneider | Collater.al

Le trame e le texture ondulate si incontrano con i colori “arcobaleno” che Joana Schneider sceglie per dipingere i suoi materiali. L’effetto è un’estetica infantile, che tende verso una sfera cartoonesca. Ciò è evidente soprattutto nell’ultimo progetto, attualmente esposto nella mostra personale “If you know who she is, it’s time for Botox” alla Rademakers Gallery di Amsterdam fino al 22 luglio. 

I lavori che compongono la mostra, esplicitano in maniera chiara l’interesse dell’artista per il mondo infantile. Un’opera a grandezza naturale di Polly Pocket, la famosa bambola degli anni ’90, domina la scena. L’artista crea così un immaginario fantasioso e divertente, con l’intento di evocare nello spettatore sentimenti di nostalgia e calore. Ciò serve all’artista per approfondire un discorso più complesso. La Polly Pocket rappresenta un’ossessione infantile, l’oggetto con cui l’artista stessa trascorreva più tempo e per questo responsabile delle sue fantasie e dei suoi desideri, sia in termini di aspirazioni professionali che estetici. In questo modo, Joana Schneider riflette sull’importanza che i giochi infantili hanno effettivamente sul nostro modo di pensare e come essi si riflettano sulla nostra psicologia anche una volta diventati adulti.
L’immaginario che Joana crea porta inevitabilmente lo spettatore a pensare al genere femminile. In questo senso l’artista cerca una provocazione che porti a mettere in discussione la separazione di genere anche all’interno di quello che dovrebbe essere un momento “unisex” e universale, ovvero il gioco.

Joana Schneider | Collater.al
Joana Schneider | Collater.al
Joana Schneider | Collater.al
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Joana Schneider | Collater.al
Joana Schneider | Collater.al

Courtesy Joana Schneider and Rademakers Gallery di Amsterdam

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Scritto da Giorgia Massari
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