Art La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz
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La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz

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Chiara Sabella
Joe Cruz | Collater.al

In occasione del lancio delle nuove gallerie permanenti sulla Seconda Guerra Mondiale, l’Imperial War Museum (IWM) di Londra decide di raccontare uno dei momenti più bui della storia moderna attraverso l’arte. In collaborazione con l’artista Joe Cruz, il museo lancia un’edizione limitata di sei stampe che reinterpretano l’archivio storico, per mettere l’accento sulle dimensioni globali del conflitto. 

Da un recente sondaggio condotto per l’IWM, meno della metà degli intervistati è a conoscenza del contributo bellico dell’India agli alleati nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso modo, molte colonie dell’Impero Britannico vennero duramente impiegate in termini di mano d’opera e risorse. Esclusi i volontari, in tanti furono sfruttati e costretti ai lavori forzati per contribuire alla terribile causa, gli stessi volti che rischiano di perdersi oggi tra le pagine della Storia. 

Per mettere in luce “la loro forza, l’eroismo e il duro lavoro” che caratterizzava la vita delle colonie durante il conflitto, Joe Cruz sceglie uno stile acceso, in grado di trasformare gli scatti storici B/W in composizioni forti e vivaci. Il suo obiettivo è mostrare le drammatiche esperienze che hanno coinvolto gli abitanti di ogni parte del globo. Nel farlo, l’artista ci dà la sua personale chiave: “Volevo che le mie creazioni fossero audaci ed energiche per trasmettere sia la piena forza dei soggetti – racconta in un’intervista a Creative Boom – sia portarli in un regno iper-acido e irreale, che si allontana dal romanticismo e dalla nostalgia”. 

Così, Joe Cruz tinge di blu elettrico le divise degli uomini che venivano addestrati all’uso delle bombe e di quelli impiegati nelle unità di segnalazione, poiché alfabetizzati. Il cielo si colora con toni fluo, insieme ai veli delle suore che assistono i civili di Gibilterra, costretti a lasciare gli ospedali, mentre le uniformi giallo brillante dei soldati africani ci mostrano come spesso venivano reclutati in unità di lavoro disarmate. Ogni fotografia svela un aspetto diverso della “macchina della guerra”, rappresentando simbolicamente il lavoro di tutte le mani sfruttate dalla Corona per continuare il conflitto. Il poeta Fernando Pessoa afferma che l’arte descrive le cose per “come sono sentite, come si sente che debbano essere”, è forse questo il motivo che porta Cruz ad allontanarsi dai toni cupi, per sorprenderci con una storia che sottolinea i suoi errori per rinascere.
Con una poetica che spazia tra arte, design, grafica e moda, Joe Cruz ci tiene sospesi tra scatti fotografici che assomigliano a dipinti sgargianti, in un approccio mixed media.

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Scritto da Chiara Sabella

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