Dalla pioggia parigina degli anni ’60 alla Fashion Week di quest’anno, il K-Way® ha attraversato decenni, generazioni e mode senza mai perdere la sua essenza: leggerezza, funzionalità e colore.
Per celebrare questo anniversario, alla fine di un anno di celebrazioni, arriva il libro “K-Way: sei decenni di stile e innovazione” (Le Cherche Midi, 2025) firmato dal sociologo e fashion expert Pascal Monfort, che ripercorre la storia del brand attraverso immagini d’archivio, contributi di designer e aneddoti d’epoca. È un tributo all’item che più di tutti è diventato fenomeno culturale.


Era il 1965 quando, in una grigia giornata parigina, Léon-Claude Duhamel, proprietario della ditta Sonocord, mentre sedeva a un café osservò i passanti bagnati e impacciati con ombrelli e impermeabili ingombranti, finché non gli passò davanti una donna con un impermeabile di nylon. L’intuizione fu immediata: avrebbe realizzato capo impermeabile, leggero e portatile fatto di nylon. Così nacque una giacca rivoluzionaria e la prova sono i 250.000 pezzi venduti solo nel primo anno.
Però mancava ancora un nome, almeno finché nel 1966, l’agente pubblicitario Jean Castaing suggerì un nome dal suono internazionale: partendo dal suggerimento del padre di Duhamel che voleva chiamarlo “En cas” (“in caso di…”), pensò a un’alternativa “inglesizzata”e così nacque K-Way®. La K richiama “cas”, mentre way conferisce modernità e universalità.
Oltre al nylon, c’è un altro segno distintivo che è stato registrato ufficialmente dal marchio, ovvero il nastro blu-arancio-giallo orami diventato segno di riconoscimento.


In tutti questi anni, K-Way® non ha lasciato il segno solo con i suoi prodotti, ma anche con le sue campagne. Le prime, realizzate negli anni ’70, riuscivano a racchiudere in un’immagine e in brevissimi slogan tutta l’anima del brand e restituire tutta l’innovazione e la leggerezza del prodotto.
Lo vediamo in una campagna del 1975 dove si può leggere: “Niente è più mutevole del tempo. K-Way. Il vero. Una saggia precauzione.”

Questa estetica non ha mai abbandonato le campagne nel corso degli anni, che sono sempre state caratterizzate un’estetica pop, ironica e divertente, rendendole sempre ben riconoscibili, come nella campagna del 1992-93 in cui il messaggio è forte e chiaro: “K-way: lo stile originale al di là delle generazioni”.


Ma se sui cartelloni pubblicitari e le pagine delle riviste era tutto perfetto, la realtà ha tirato un brutto colpo a K-Way®: infatti, nel 1992 un incendio distrusse la fabbrica di Harnes, durante il quale andò distrutto l’intero archivio. Molti pensarono che questo evento avrebbe segnato la fine del brand, che ci mise un po’ di anni a riprendersi dalle perdite, finché nel 2004 non venne acquisito dal gruppo torinese BasicNet.
Da quel momento in poi la crescita è stata esponenziale, le motivazioni vanno ricercate sicuramente in un prodotto di qualità, caratterizzato da un’estetica che non passa mai di moda, ma anche nelle tante collaborazioni con brand come Comme des Garçons, Fendi, Versace e tanti altri, abbracciando il mondo della moda, ma senza mai tradire se stesso.


1982, “K-Way l’action”
Insomma, da 60 anni, per tutti noi, il K-Way® è molto più di una giacca impermeabile. È un amico fidato che sappiamo di poter portare sempre con noi che si tratti di una gita in montagna, un giro in barca a vela, ma anche di un pomeriggio al parco o del concerto del nostro artista preferito e che con un po’ di colore riesce e riuscirà sempre a svoltarci le giornate più brutte.


“K-way Réversible Modèle H0 1046”, 1990
