Il fotografo Konstantinos Tsakalidis appartiene a quella generazione cresciuta nel mezzo di una frattura. Nato nel 1986 a Serres, nel nord della Grecia, si forma tra un approccio tecnico e uno sguardo critico. Due traiettorie che si incontrano in un modo molto preciso di osservare il mondo: strutturato, lucido, ma attraversato da un’urgenza profondamente umana.

Fin dal 2011 Tsakalidis sceglie di stare dove la storia sta prendendo una piega ben precsa. Documenta la crisi economica greca mentre si consuma nelle piazze, nelle proteste, nei volti segnati dall’incertezza. Nel 2015 segue da vicino il referendum sul bailout, raccontando un Paese sospeso tra austerità e autodeterminazione. Le sue immagini non cercano di dimostrare spettacolarità: lavorano sulla tensione sottile, sugli sguardi, sulle mani, sulle pause che precedono o seguono momenti di protesta o di resistenza.

Nel 2015 e 2016 il suo obiettivo si sposta lungo la rotta dei rifugiati. Dalle isole dell’Egeo orientale fino ai Balcani e al confine tra Grecia e Macedonia del Nord, nel campo improvvisato di Idomeni, Tsakalidis documenta l’attraversamento di migliaia di persone dirette verso l’Europa centrale.


Non è un racconto distante: le sue fotografie restituiscono la dimensione collettiva dell’esodo ma insistono sulla singolarità delle vite, sui dettagli che impediscono alla tragedia di diventare statistica. E nel 2021 viene incaricato da Bloomberg News di coprire i devastanti incendi che colpiscono Atene e l’isola di Evia. È qui che realizza l’immagine destinata a diventare una delle fotografie simbolo dell’anno.


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