Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander

Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Photography

Solitamente, quando pensiamo ai motel, l’immaginario comune ci porta a visualizzare alberghi situati lungo le autostrade americane, affollati da criminali latitanti o da storie da una notte, dove qualcuno muore sempre e il sangue finisce sulla tappezzeria degli anni ’60. Ecco, in realtà non è proprio così, perlomeno non sempre.
Il fotografo americano Kurt Hollander ha deciso di realizzare un reportage fotografico intitolato Happy City, che racconta la storia dei motel di Santo Domingo in maniera quasi romantica.

Gli scatti realizzati ai motel costruiti tra le auto officine, stazioni di servizio e parchi alla periferia delle città della Repubblica Dominicana, conferiscono al lavoro un senso quasi di vuoto e mistero. Kurt Hollander, che ha trascorso quattro giorni a scattare le immagini, ha catturato l’esterno delle strutture. Le fotografie sono state scattate all’alba o al tramonto e senza persone nell’inquadratura. Questa scelta ha lo scopo di accentuare il vuoto di questa architettura del desiderio, lasciando allo spettatore la possibilità di immaginare cosa succede dietro le porte chiuse. Una sorta di “vedo-non vedo”.

Una segnaletica luminosa e audace adorna alcuni dei motel, i cui nomi includono Obsession, Te Javi, Cariño e Happy City – da cui prende il nome la serie. Ogni motel ha un design diverso, che va dagli edifici ornamentali a quelli che assomigliano a piccoli villaggi. Anche se sono stati tutti costruiti nello stesso periodo e sono stati finanziati da molti degli stessi investitori cinesi, ognuno di essi è un sontuoso tributo ad un diverso stile architettonico.

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Happy City | Collater.al 1
Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander
Photography
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What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery

What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

La programmazione 2020 della Dorothy Circus Gallery apre con un progetto inedito, ovvero la prima mostra interamente fotografica curata dalla stessa galleria. Si tratta di What I’ve Seen So Far, un progetto nato dalla collaborazione tra la fondatrice di Dorothy Circus Gallery, Alexandra Mazzanti e la fondatrice di Grey Magazine, Valentina Ilardi, che rappresenta solo il primo capitolo di quello che sarà un appuntamento annuale. 

Gli artisti in mostra saranno Billy Kidd, Caitlin Cronenberg, Peppe Tortora, Laurent Chehere, Iness Rychlik, Anka Zhuravleva, Karel Chladek, Arash Radpour, Jesse Herzog, Giuseppe Gradella, Claudia Pasanisi, Mirko Viglino e Adriana Duque, che parteciperanno con un numero di opere che va dalle 2 alle 6 a testa. Essendo, What I have seen so Far un’esposizione che vivrà in entrambe le sedi delle Dorothy Circus Gallery, le opere saranno divise tra Londra e Roma.

QUANDO:
13 FEBBRAIO 2020
QUANDO:
15 FEBBRAIO 2020

Il vero viaggio della scoperta consiste non nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.

Lo scriveva Marcel Proust e sembra che, l’idea della realizzazione di What I’ve Seen So Far nasca proprio da questo concetto: fino ad oggi la Dorothy Circus Gallery ha ospitato opere di artisti, scultori e pittori che ci chiedevano di comprendere il loro immaginario e adattarlo a noi, invece la fotografia ci chiede di osservare come il fotografo, di far combaciare il nostro sguardo al loro. 

Grazie agli scatti in mostra avremmo la possibilità di fare un viaggio attraverso l’animo umano e le sue sensazioni, dall’amore alla paura, dalla gioia al dolore, permettendo a chiunque di riuscire a immedesimarsi e lasciarsi completamente avvolgere dall’immaginario offerto dalle opere.

What I’ve Seen So Far inaugurerà a Londra il 13 febbraio e a Roma il 15 febbraio, per ulteriori informazioni visitate il sito della Dorothy Circus Gallery

Dorothy Circus Gallery | Collater.al
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What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 

Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @luc.lattanzi, @claudiacosi_, @anateixas, @lollo_169, @l.a.cinelook, @frica_ed, @marta_ruggi11, @moulayahmed2.0, @laurapasini3, @kara_mova.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica

Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

In un mondo completamente votato e dedito al capitalismo, al mercato e alla compravendita, le fiere rappresentano un luogo sacro dove vengono presentati gli oggetti – ma non solo – che caratterizzeranno il domani.  Nell’immenso mondo dell’industria fieristica, la Germania gioca un ruolo chiave e con oltre 170 fiere nazionali e 10 milioni di visitatori si è aggiudicata il ruolo di più importante sede fieristica al mondo. Sono questi luoghi di incontro e scambio che hanno affascinato il giovane fotografo Jakob Schnetz, portandolo a dedicare ad essi la serie “Place of Promise”. 

Classe 1991, Jakob nasce in Germania e fin dalla giovane età mostra un interesse per la fotografia che lo ha impegnato fin da subito in progetti caratterizzati da uno spiccato taglio giornalistico. Attraverso i suoi lavori vuole presentare al suo pubblico una critica attenta e curata della società e dei suoi meccanismi, collegandosi a temi come la globalizzazione e l’economia. E quale miglior modo se non catturando il lato più vero delle fiere, che secondo lo stesso Jakob Schnetz rispecchiano la società globale e capitalistica, che si concentra sulla crescita, le prestazioni e i consumi. Per ogni gruppo di interesse c’è una fiera diversa: Armi, sesso, animali domestici, informatica, bestiame, industria, tappeti, tempo libero, turismo, bellezza e così via.

Nasce così Place of Promise, una collezione di immagini realizzate in oltre 40 fiere diverse che catturano i momenti di pause, i pranzi, le chiacchiere, le file, le attese; scenari standardizzati in cui tutti cercano di prevalere sugli altri semplicemente perché è ciò che il sistema impone. 

Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica
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Erik Witsoe, il mondo visto da un tram

Erik Witsoe, il mondo visto da un tram

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Nato a Seattle e trasferitosi a Varsavia, Erik Witsoe è un fotografo conosciuto soprattutto per i suoi scatti realizzati per strada. Tutto ciò che popola le città finisce per essere catturato dall’obiettivo della sua macchina fotografia, i passanti, i cartelli, le vetrine e, non ultimi, i mezzi di trasporto. 

I tram, in particolare modo, sono i protagonisti di molte delle sue fotografie. Con il loro aspetto vintage, i tram arrivano alle banchine annunciati dallo stridulo rumore di freni portando con loro tutto il fascino di un periodo non così lontano, ma estraneo all’alta velocità, agli ecobus e alle auto con cambio automatico. 

Lo stesso Erik Witsoe dice: 

Amo il modo in cui i tram aggiungono un’altra profondità alla strada e rendono le scene ordinarie più dinamiche e spesso cinematografiche.

Così, attraverso centinaia di scatti realizzati sia dalla strada, sia dall’interno dei tram, Erik racconta il mondo da un punto di vista che molti conoscono bene, ma che sembrerà inedito. Senza capire il perché noterete che i vostri viaggi in tram, noiosi, interminabili e sempre in coda dietro a qualche macchina parcheggiata sulle rotaie, non hanno niente a che fare con gli scatti di Erik, sospesi e romantici. 

Scopri nella nostra gallery una selezione di scatti, per scoprire gli altri vai sul sito di Erik Witsoe. 

Erik Witsoe, il mondo visto da un tram
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