La Bara #3 – Fenomenologia di Mr. Apprentice

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12 Ottobre 2012

La Bara #3 - Fenomenologia di Mr. Apprentice

“Potere, denaro, figa e macchine.” Catena di concetti piuttosto consequenziali e filotto aspirazionale che ben rappresenta la vita sognata – più o meno giustamente – da ogni italiano medio. Modello di riferimento culturale massimo: Mr Briatore. Ex mister Billionaire, selfmademan, gran scopatore, ma soprattutto Big Boss di una nuova sfavillante trasmissione per deficienti: The Apprentice.

La Bara #3 - Fenomenologia di Mr. Apprentice

“Sei fuori” esclama puntando il dito sul malcapitato. Gli occhietti furbi e socchiusi dietro un paio di occhialini viola, resi ancora più ridicoli dalla sicumera invidiabile con cui li indossa. I capelli grigi, gonfiati appena dalla piega, tirati indietro, la pancia gonfia malamente nascosta sotto la giacca. Di fronte a lui una pletora di aspiranti manager che uno a uno verranno eliminati. Fino a trovare il suo figliol prodigo: il grande team manager. Prorompente, smodato, re degli eccessi e reuccio della Milano di un certo tipo, quella che conta, canta e tira. Inizia facendo il maestro di sci, capendo subito il valore delle PR. Poi apre un ristorante ma ahimè fallisce. “Capita” giustamente e infatti il caro Briatore non molla, “Bisogna mordere il filo spinato” sottolinea mentre ci decanta il suo decalogo per diventare un vero BOSS.

Briatore ci insegna che anche se cadi con la faccia nel fango devi rialzarti. E poi con il fango costruisci un impero. Lui non si da per vinto, no, mai.

Ma non siamo qui per fare considerazioni di stampo moralista (anche se forse ce ne sarebbe bisogno) ma con una semplice domanda: perché proprio lui?

Perché vende, ti risponderebbero immediatamente quelli della rete. E hanno ragione “Questo è quello che conta” e Briatore insegna. Seguito e invidiato Flavione è l’esempio vivente di questo dictat.

“Manager controverso” racconta il trailer. “Le parole sono importanti” urlava Nanni Moretti.
I fatti lo sono ancora di più, avevo capito io.

La Bara #3 - Fenomenologia di Mr. Apprentice

Nel curriculum vitae del manager infatti, al di là di grandi successi manageriali (e insuccessi sapientemente oscurati) si annoverano denunce, processi e indagini. Un ottimo esempio di business, a lui sicuramente è fruttato. Qualcuno potrebbe dire che in Italia non abbiamo la cultura del “fallimento”, che in altri paesi anche se sbagli hai la possibilità di rifarti. Qui da noi vai in tv a ripulirti e il gioco è presto fatto. Ma se non vogliamo parlare del suo discutibile passato, cosa mi dovrebbe spingere a voler lavorare per lui?

“Non capisci un cazzo. Questo da solo ha saputo costruire un vero e proprio impero economico. Fallo tu se ci riesci” risponderebbe un bocconiano. Io invece al posto suo avrei risposto più onestamente che si scopava la Campbell e pure la Klum: due motivi fichi a sufficienza. Forse però alla fine il torto non ce l’ha nessuno dei due. Povero me, Don Chisciotte arrapato de noantri. La domanda successiva sorge spontanea: Ma è più importante monetizzare o come si monetizza? Mi verrebbe da pensare che è un po’ come andare a puttane o rimorchiare una bella figa. Il risultato è lo stesso, sono i mezzi a essere diversi. Ma in Italia la risposta è presto data. La misura della tua macchina decreta la lunghezza figurativa del tuo pene e la figaggine della tua consorte è il termometro del tuo potere. Poco altro conta evidentemente.

«Se diventassi ministro del Turismo so che potrei aumentare il Pil dell’Italia del 20 per cento». Non prendiamolo troppo per scherzo, dalla tv alla politica il passo è (sempre più) breve ultimamente. «Io inizierei a sfruttare tutte le riforme interne: gli oltre 7mila chilometri di costa, il lusso, il Sud, il turismo. Oggi i ragazzi perdono tempo in corsi di laurea assurdi. Io consiglio a loro di rimboccarsi le maniche e di andare a lavorare! La strada è la migliore scuola di vita».

Bravi ragazzi, prendere in mano le redini del vostro destino e non studiate. Rimboccatevi le maniche e ripopolate la costa sarda, scegliete le carte, oppure le troie o magari il contrabbando che con quello – forse – lui non ci ha ancora provato.

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