Tradizionalmente associamo a primo impatto un quadro ad olio ad una posa regale. Poltrone, velluto rosso, mano sul cuore, sguardo verso l’infinito.
Ma nei tempi in cui l’aristocrazia posava per i grandi pittori, non esisteva Instagram. E se già la fotografia aveva rotto l’incantesimo delle pennellate su tela, oggi uno dei colossi dei social network in realtà gli dà la giusta spinta per tornare alla ribalta. Tristan Pigott, artista londinese, ha deciso di rappresentare nei suoi quadri ciò che siamo abituati a vedere scrollando tra i nostri contatti di Instagram: l’ego.
Convinto che in quest’era un ritratto sia sinonimo di narcisismo, ha dipinto nei suoi lavori la generazione di cui fa parte, abituata a mostrarsi senza veli durante i preparativi prima di una serata, sbronza e fintamente non felice nei club, in compagnia nell’ultimo caffè aperto in città. Stesse inquadrature, quelle tipiche di un autoritratto, ma più distorte, più goffe. Perchè se c’è un filtro che ha deciso di inserire Tristan è quello del grottesco.


















