La nostra intervista a LA NIÑA: uno dei volti della Napoli che canta

La nostra intervista a LA NIÑA: uno dei volti della Napoli che canta

Cristiano Di Capua · 11 mesi fa · Music

LA NIÑA è uno dei volti più freschi della scena napoletana, guidata da una forte passione per la musica, riesce a farsi strada tra gli altri artisti grazie anche alla sua contaminazione sonora internazionale. Infatti sono proprio queste le capacità che le permettono di girare tutto lo stivale e portare la sua musica in ogni suo angolo, tra cui al Line Up! Rassegna del Romaeuropa il 3 ottobre 2021, in occasione di un concerto all’insegna dei nuovi linguaggi del pop femminile. 

Proprio a questo proposito ne abbiamo approfittato e le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere i suoi prossimi passi:

Napoli è una città dai mille volti e piena di romanticismo. Da dove prendi la tua ispirazione musicale e quanto pesa Napoli nel tuo essere artista?

Napoli è sicuramente una città molto romantica. Per me essere nata a Napoli vuol dire aver imparato anche da subito le contraddizioni dell’amore, perché è impossibile a mio modesto parere non amare Napoli se ci sei nato e cresciuto. Chiaramente il rapporto che ho con la città è anche molto conflittuale perché è come una madre, e non ti puoi sottrarre al suo amore. Però è una madre che molto spesso ti abbandona a te stesso, quindi è un rapporto di odio ed amore. Direi che pesa enormemente sul mio essere artista considerando anche che, piccolo spoiler, molti dei brani che usciranno in futuro sono anche dedicati a questo mio rapporto con la vita e con la mia città.
Tutto mi ispira non ho mai scritto un’opera tematica, per temi, mi lascio ispirare da tutto ciò che mi circonda, a volte sono i libri perché sono una grande lettrice e quindi mi ispiro a dei mondi che vorrei, che desidererei per uscire dalla realtà, a volte mi ispiro invece alla cruda realtà: Salomé è il primo caso, mentre Fortuna è il secondo, si ispira a una storia vera che ho potuto sentire e ascoltare in prima persona.

Dopo il singolo in collaborazione con Franco Ricciardi stai diventando una portabandiera della musica made in Naples. Quali saranno i tuoi prossimi passi? Dobbiamo aspettarci un album?

Grazie per avermi considerato una portabandiera della musica made in Naples! I prossimi passi sono veramente tanti, ho molte cose in cantiere molto belle, ci saranno collaborazioni, non tantissime ma poche, sempre di cuore come quella che ho fatto con Franco Ricciardi, e ho in mente ovviamente di fare un album, sto scrivendo tanto e voglio prendermi il tempo di decidere che forma dargli. Però sì, l’idea è quella di fare finalmente un’opera prima.

Il periodo di emergenza sanitaria ha messo a dura prova la nostra salute mentale. Come hai reagito a questa cosa? Sei riuscita a trarre qualcosa di positivo per la tua musica in questo caos generale?

ll periodo di emergenza sanitaria ha messo a dura prova la mia salute mentale, e lo descrivo secondo me abbastanza bene in Lassame sta’, che poi corrisponde al primo stadio di questa pandemia, l’ho scritto durante la prima fase nella quale mi ero veramente chiusa a riccio. Io sono abituata a sentirmi vulnerabile, penso che l’essere umano se si ferma a riflettere arrivi a sentirsi vulnerabile, però questa pandemia ci ha fatto sentire veramente tanto, tanto vulnerabili, forse troppo, quindi è stato molto complicato.
Però posso dire con convinzione che dei lati positivi li ho visti, mi ha insegnato ad assaporare di più il presente e banalmente ad apprezzare cose che si danno per scontate, come anche soltanto avere una casa, un tetto sotto il quale rifugiarsi, per scampare al nemico invisibile. Ho sicuramente fatto un passo verso il vivere nel presente che è molto difficile da compiere se fai un lavoro come il mio, se sei un’artista: ci sono tante tante cose da fare, il tempo è sempre poco. Secondo me il tempo va creato, è un concetto anche molto umano, dipende tutto da come lo si plasma, può essere tuo amico se hai pazienza, e tuo nemico se invece sei proiettato solo e unicamente nel futuro. Come diceva De Crescenzo, la vita non va allungata, va allargata. Anche la musica va allargata secondo me, quindi in questo senso direi che ne ha beneficiato.

Il 3 ottobre, al ROMAEUROPA FESTIVAL, ti esibirai durante la prima edizione di LineUp! e salirai sul palco con una serie di talenti. Come ci si sente a portare la propria musica dal vivo e a condividere il palco con questi artisti?

Sono molto contenta di avere la possibilità di salire sullo stesso palco su cui saliranno e sono saliti artisti che stimo tantissimo. Mi sento molto fortunata nonostante creda che si possa fare ancora di più per la musica, in ogni caso per adesso la gratitudine è la cosa che preferisco esercitare. 
Il motivo per cui lo show si chiamerà “Corde e sonagli”, quindi una versione totalmente acustica di tutti i miei brani, con il mio violinista Marco Benz Gentile, è motivata proprio dal fatto che dopo questo momento di pandemia avevo bisogno di prossimità, di creare vicinanza con le persone e mi sembrava che stare in piedi sul palco a performare brani adrenalinici come i miei, elettronici, full band, molto spinti, potesse anche allontanarmi dal pubblico, quindi ho pensato che ridimensionare il tutto sarebbe stato un bell’atto nei confronti delle persone che devono stare sedute e mascherate e quindi ho pensato: perché non abbassiamo i toni e invece di creare un momento di adrenalina creiamo un momento di intimità? Sul palco voglio portare casa, la NIÑA-casa, non La NIÑA che sta fuori. Voglio provare a farmi conoscere davvero dal mio pubblico, perché mi rendo conto che  i social non danno abbastanza, nulla può sostituire il momento in cui nella stessa stanza si condivide la stessa energia e si diventa ‘na cosa sola, in un certo senso.

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @effyrose__, @niinque, @saraperacchia, @jus._._._, @nuovi_obiettivi_, @serenabiaginiph, @nellys.ph, @matti_b9, @franscescaersilia1, @kevin.ponzuoli.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival

10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Negli scorsi giorni ha inaugurato nel suggestivo borgo del basso Tirreno cosentino di Fiumefreddo Bruzio il Fiumefreddo Photo Festival. L’evento dedicato alla fotografia contemporanea è alla sua prima edizione e ospita artisti italiani e internazionali, oltre ad una sezione dedicata ai fotografi emergenti.
Fino al 10 settembre l’evento ospiterà gli scatti degli artisti, insieme a eventi, talk e workshop che approfondiranno il tema dell’edizione, intitolata “MIDWAY: between past and future”.
L’obiettivo dei progetti è quello di descrivere il tempo che ci appartiene ma anche di suscitare perplessità e innescare dubbi, approfondendo il tema della salvaguardia ambientale e climatica e alle ricadute culturali, politiche e sociali che questa innesca.

Fiumefreddo | Collater.al

Tra i nomi protagonisti del festival ci sono Misha Vallejo Prut, con il suo racconto della comunità indigena Kichwa di Sarayaku (in Ecuador), Marco Zorzanello e le sue immagini di come il settore del turismo stia reagendo agli effetti del cambiamento climatico e Gabriele Cecconi, in mostra con un’indagine fotografica sul micro-cosmo del Kuwait. Tra gli altri poi anche Giacomo d’Orlando e le sue serre subacquee, Fabian Albertini e Alex Urso.
La vincitrice della call dedicata ai fotografi emergenti è Bianca Maldini, che al festival presenterà “Una volta qualcuno mi disse”, progetto espositivo che nasce da una ricerca personale sull’incredibile, sull’irrazionale.
Dai uno sguardo a 10 delle migliori fotografie in mostra a Fiumefreddo Photo Festival, una terrazza sul mondo che si apre nel cuore del Mezzogiorno d’Italia.

Fiumefreddo | Collater.al
Alexandre Silberman
Fiumefreddo | Collater.al
Maria Giulia Trombini
Fiumefreddo | Collater.al
Gabriele Cecconi
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Giacomo D’Orlando
Fiumefreddo | Collater.al
Misha Vallejo
Fiumefreddo | Collater.al
Bianca Maldini
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Marco Zorzanello
Fiumefreddo | Collater.al
Francesca Corriga
Fiumefreddo | Collater.al
Alex Urso
Fiumefreddo | Collater.al
Fabian Albertini
10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival
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Esistono due diverse Hong Kong negli scatti di Cody Ellingham

Esistono due diverse Hong Kong negli scatti di Cody Ellingham

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Il fotografo neozelandese Cody Ellingham crede che esistano due versioni di Hong Kong: una reale che esiste con i suoi grattacieli monumentali e una che ricordiamo con affetto nei nostri ricordi. 
La serie “Fantasy city by the harbour” – dalla quale è nato anche un libro fotografico – nasce proprio dal tentativo di provare a capire come di possa tornare all’ “altra” Hong Kong, di cui rimangono solo i sogni e le atmosfere dense di neon e persone che freneticamente percorrono le strade della città asiatica.

Gli scatti mostrano principalmente l’architettura della città, studiata attraverso i momenti di calma della metropoli. Infatti non compaiono mai le persone, una sfida se si pensa che Hong Kong è una delle aree più densamente popolate del pianeta con i suoi 7 milioni di abitanti.
Nelle strade quindi rimane sono il silenzio, interrotto dal ronzio dei neon, che Cody Ellingham utilizza per accentuale l’effetto estetico degli scorci, come fossero scenografie di un film futuristico ambientato in una città iper tecnologica tra androidi e macchine volanti.
Il fotografo ha avuto modo di studiare la città durante i suoi frequenti viaggi, scegliendo i momenti di calma per rendere ancora più vivida e reale quella Hong Kong che persisteva nei suoi ricordi ma che era difficile ritrovare nella vita di tutti i giorni. La nebbia favorisce il clima di sospensione generale delle scene, i grandi billboard sembrano tv lasciate accese dopo essersi addormentati sul divano mentre le luci dei grattaceli smentiscono il tutto: la città non sta dormendo.

Cody Ellingham | Collater.al
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Il viaggio di Daniele Frediani tra i popoli nomadi del Kirghizistan

Il viaggio di Daniele Frediani tra i popoli nomadi del Kirghizistan

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

È possibile per l’uomo urbano abbandonare ogni stimolo e servizio della città per ricongiungersi con un’idea di pragmatismo brutale dettata dalla natura? Il fotografo Daniele Frediani ha intrapreso un viaggio in Asia, in alcuni dei territori nei quali la verità del tempo e dello spazio sovrastano apparenze, consumo e debolezze della nostra società.

Frediani in Kirghizistan ha forse visto cosa accadrebbe se fossimo costretti a tornare a vivere come secoli e secoli fa, dipendenti dal ciclo della natura e da quello animale. Gli scatti della sua serie fotografica mostrano i nomadi Kirghizi mentre vivono eliminando ogni cosa superflua, diminuendo il margine di errore, di dubbio su cosa sia giusto o sbagliato. Quello che i protagonisti di queste foto hanno a disposizione è solo ciò che i loro animali hanno da offrire, mentre tutt’intorno ci sono solo grandi praterie ancora fredde nella zona del lago Song Kol.
Vivere con loro è un’esperienza che ti porta in un altro mondo, un mondo senza tempo e spazio: prima di internet e dei social media, prima della tecnologia e dell’elettricità” ha dichiarato Daniele Frediani.

Daniele Frediani | Collater.al
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