Come nasce il design di Lavazza: l’intervista a Florian Seidl

Come nasce il design di Lavazza: l’intervista a Florian Seidl

Tommaso Berra · 11 mesi fa · Design

La bellezza della Design Week sta anche nel suo raccontare la storia del design, fatta di progetti visionari, riformulazione del presente e anni zero, nel quale è cambiato il modo di intendere un prodotto, magari di uso comune, come il caffè.
Per Lavazza questa porta scorrevole è stato il 1996, anno in cui la storia del brand si è intrecciata sempre di più con il mondo della progettazione, dopo i primi tentativi negli anni ’50 e ’60. Da quel momento oltre quaranta professionisti hanno collaborato con il brand torinese, per una serie di progetti raccolti nel volume Lavazza Design People. 1996 / 2020, edito da Corraini Edizioni e presentato proprio in questi giorni a Milano.
Il libro è una linea del tempo nel quale apprezzare dettagli progettuali, lo studio delle forme, la ricerca della funzionalità e i tentativi di conservare i valori di un rito quasi liturgico come quello di bere una buona tazzina di caffè.
All’evento milanese erano presenti come ospiti architetti, filosofi e designer, tra i quali Florian Seidl, responsabile del dipartimento Lavazza Design, che ha raccontato a Collater.al come si progetta una collezione per Lavazza.

Lavazza | Collater.al

Ciao Florian, secondo te perché gli italiani sono così ossessionati dal caffè?

Credo che sia molto semplice:
Lo beviamo.
Spesso.
E ci piace.
Qui in Italia il caffè fa veramente parte della vita. Per tanti rappresenta un piccolo rituale quotidiano. Da tantissimo tempo è legato e intrecciato alla cultura, alle tradizioni e alle abitudini di molti italiani, per questo il caffè è diventato un’ istituzione e fa parte dell’identità italiana.
In Italia sappiamo tutti che il caffè è un piacere. (Se non è buono, che piacere è?)

Lavazza | Collater.al

Il 1996 è stato un anno importante per Lavazza. Cosa è cambiato a partire da quella data?

Era veramente un anno importante per noi! Ovviamente non c’ero ancora, ma nel 1996 Lavazza organizzava un concorso per disegnare una linea di prodotti destinata a bar e ristoranti. Il concorso fu vinto da Claudio Caramel. La collezione, nota come Segno Lavazza, declinava una quarantina di oggetti tra i quali la tazzina: il suo capolavoro. La forma della tazzina riprende l’inclinazione dell’A centrale del logo Lavazza e ancora oggi rappresenta un’icona importante per noi.

Quanto è difficile trovare il design giusto per un rituale quasi religioso come quello di bere il caffè? È difficile unire la componente funzionale a quella più “intima” del gesto?

È molto difficile. Ma forse perché disegnare qualcosa di buono, giusto e rilevante non è mai facile. Di solito un’idea richiede tempo. Tempo per maturarla, esplorarla e per concretizzarla. Altrimenti rimane un sogno.
Sognare è facile.
Disegnare un buon prodotto di solito non lo è.

Le collaborazioni sono uno strumento importante per i brand per rinnovare la propria estetica e aprirsi a nuovi progetti. A Lavazza tu sei stato il fondatore di Team Lavazza Design, riusciresti a spiegare di cosa si tratta e come sta aiutano a migliorare il brand?

Posso dire che è stata una bellissima esperienza fondare questo ufficio di design, ma anche una vera sfida. Prima Lavazza non aveva una struttura interna dedicata e quando sono arrivato dovevamo sviluppare la direzione del design in tutte le sue parti. Ora seguiamo l’intero processo di sviluppo del prodotto, dall’idea iniziale fino alla produzione. Ciò richiede molta attenzione ed è estremamente importante assicurarsi che il prodotto finale sia fedele all’intento iniziale. In tutto ciò, l’identità italiana del marchio e il suo spirito aperto e collaborativo non sono cambiati. Ora abbiamo una direzione creativa che mira a raccontare una storia coerente attraverso il design, così aiutiamo la costruzione della identità del marchio – progetto dopo progetto.

Per finire, moka o macchinetta?

La moka sempre per colazione. Per il resto anche la macchinetta.

Lavazza | Collater.al
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @effyrose__, @niinque, @saraperacchia, @jus._._._, @nuovi_obiettivi_, @serenabiaginiph, @nellys.ph, @matti_b9, @franscescaersilia1, @kevin.ponzuoli.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival

10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Negli scorsi giorni ha inaugurato nel suggestivo borgo del basso Tirreno cosentino di Fiumefreddo Bruzio il Fiumefreddo Photo Festival. L’evento dedicato alla fotografia contemporanea è alla sua prima edizione e ospita artisti italiani e internazionali, oltre ad una sezione dedicata ai fotografi emergenti.
Fino al 10 settembre l’evento ospiterà gli scatti degli artisti, insieme a eventi, talk e workshop che approfondiranno il tema dell’edizione, intitolata “MIDWAY: between past and future”.
L’obiettivo dei progetti è quello di descrivere il tempo che ci appartiene ma anche di suscitare perplessità e innescare dubbi, approfondendo il tema della salvaguardia ambientale e climatica e alle ricadute culturali, politiche e sociali che questa innesca.

Fiumefreddo | Collater.al

Tra i nomi protagonisti del festival ci sono Misha Vallejo Prut, con il suo racconto della comunità indigena Kichwa di Sarayaku (in Ecuador), Marco Zorzanello e le sue immagini di come il settore del turismo stia reagendo agli effetti del cambiamento climatico e Gabriele Cecconi, in mostra con un’indagine fotografica sul micro-cosmo del Kuwait. Tra gli altri poi anche Giacomo d’Orlando e le sue serre subacquee, Fabian Albertini e Alex Urso.
La vincitrice della call dedicata ai fotografi emergenti è Bianca Maldini, che al festival presenterà “Una volta qualcuno mi disse”, progetto espositivo che nasce da una ricerca personale sull’incredibile, sull’irrazionale.
Dai uno sguardo a 10 delle migliori fotografie in mostra a Fiumefreddo Photo Festival, una terrazza sul mondo che si apre nel cuore del Mezzogiorno d’Italia.

Fiumefreddo | Collater.al
Alexandre Silberman
Fiumefreddo | Collater.al
Maria Giulia Trombini
Fiumefreddo | Collater.al
Gabriele Cecconi
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Giacomo D’Orlando
Fiumefreddo | Collater.al
Misha Vallejo
Fiumefreddo | Collater.al
Bianca Maldini
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Marco Zorzanello
Fiumefreddo | Collater.al
Francesca Corriga
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Alex Urso
Fiumefreddo | Collater.al
Fabian Albertini
10 foto per scoprire Fiumefreddo Photo Festival
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Esistono due diverse Hong Kong negli scatti di Cody Ellingham

Esistono due diverse Hong Kong negli scatti di Cody Ellingham

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Il fotografo neozelandese Cody Ellingham crede che esistano due versioni di Hong Kong: una reale che esiste con i suoi grattacieli monumentali e una che ricordiamo con affetto nei nostri ricordi. 
La serie “Fantasy city by the harbour” – dalla quale è nato anche un libro fotografico – nasce proprio dal tentativo di provare a capire come di possa tornare all’ “altra” Hong Kong, di cui rimangono solo i sogni e le atmosfere dense di neon e persone che freneticamente percorrono le strade della città asiatica.

Gli scatti mostrano principalmente l’architettura della città, studiata attraverso i momenti di calma della metropoli. Infatti non compaiono mai le persone, una sfida se si pensa che Hong Kong è una delle aree più densamente popolate del pianeta con i suoi 7 milioni di abitanti.
Nelle strade quindi rimane sono il silenzio, interrotto dal ronzio dei neon, che Cody Ellingham utilizza per accentuale l’effetto estetico degli scorci, come fossero scenografie di un film futuristico ambientato in una città iper tecnologica tra androidi e macchine volanti.
Il fotografo ha avuto modo di studiare la città durante i suoi frequenti viaggi, scegliendo i momenti di calma per rendere ancora più vivida e reale quella Hong Kong che persisteva nei suoi ricordi ma che era difficile ritrovare nella vita di tutti i giorni. La nebbia favorisce il clima di sospensione generale delle scene, i grandi billboard sembrano tv lasciate accese dopo essersi addormentati sul divano mentre le luci dei grattaceli smentiscono il tutto: la città non sta dormendo.

Cody Ellingham | Collater.al
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Il viaggio di Daniele Frediani tra i popoli nomadi del Kirghizistan

Il viaggio di Daniele Frediani tra i popoli nomadi del Kirghizistan

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

È possibile per l’uomo urbano abbandonare ogni stimolo e servizio della città per ricongiungersi con un’idea di pragmatismo brutale dettata dalla natura? Il fotografo Daniele Frediani ha intrapreso un viaggio in Asia, in alcuni dei territori nei quali la verità del tempo e dello spazio sovrastano apparenze, consumo e debolezze della nostra società.

Frediani in Kirghizistan ha forse visto cosa accadrebbe se fossimo costretti a tornare a vivere come secoli e secoli fa, dipendenti dal ciclo della natura e da quello animale. Gli scatti della sua serie fotografica mostrano i nomadi Kirghizi mentre vivono eliminando ogni cosa superflua, diminuendo il margine di errore, di dubbio su cosa sia giusto o sbagliato. Quello che i protagonisti di queste foto hanno a disposizione è solo ciò che i loro animali hanno da offrire, mentre tutt’intorno ci sono solo grandi praterie ancora fredde nella zona del lago Song Kol.
Vivere con loro è un’esperienza che ti porta in un altro mondo, un mondo senza tempo e spazio: prima di internet e dei social media, prima della tecnologia e dell’elettricità” ha dichiarato Daniele Frediani.

Daniele Frediani | Collater.al
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Daniele Frediani | Collater.al
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