Il lettering dei fumetti Marvel, la ricerca di Reagan Ray

Il lettering dei fumetti Marvel, la ricerca di Reagan Ray

Emanuele D'Angelo · 3 anni fa · Art

Reagan Ray, designer di origini texane, visto il tempo libero che più o meno tutti noi abbiamo in questo periodo ha deciso di dedicare la sua ultima ricerca al lettering dei fumetti della Marvel.
Un lavoro complesso vista la quantità di fumetti disponibile, e il designer si è focalizzato solo sugli anni ’80 e ’90, quindi prima dell’avvento del lettering digitale che a suo dire ha completamente stravolto e rovinato la bellezza del fumetto.

Il designer texano pubblica sul suo blog dei post antologici dove va a riprendere e studiare la composizione dei loghi o delle copertine in generale, analizzandone l’estetica, i dettagli ed esaltando le caratteristiche formali.
Reagan Ray è infatti famoso per le sue ricerche, nel tempo ne ha fatte di diverse come il lettering dei dischi di natale oppure coi loghi delle ferrovie americane, soffermandosi anche sui film.

Ho subito scoperto che sarebbe stato impossibile fare un post generale sul “lettering dei fumetti”. C’è semplicemente troppo là fuori. Così ho deciso di suddividerlo in pezzi gestibili, iniziando con quello che trovo essere il più popolare – i supereroi Marvel. Questi non includono squadre, duetti o cattivi. E ovviamente, niente dalla DC.

Leggi anche: I loghi vintage dell’artista portoghese Rafael Serra

Da Thor a Capitan America passando per Black Panther, ecco tutti i lettering trovati da Reagan Ray.

Reagan Ray
Reagan Ray
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La storia di Boby, il carrello nomade

La storia di Boby, il carrello nomade

Anna Frattini · 5 giorni fa · Design

Disegnato da Joe Colombo e prodotto da B—Line, Boby integra varie funzioni in un solo spazio ed è diventato un’icona del design fin da subito entrando nella collezione permantente del MoMA di New York e della Triennale di Milano. Si presenta in varie versioni e in colori diversi, con cassetti e scomparti realizzati in ABS. Progettato nel 1970, è diventato un elemento insostiuibile a casa o in ufficio, dal settore creativo fino a quello medico. La sua praticità parte dalle ruote, in poliproilene, che lo rendono facile da spostare e maneggevole.

boby colombo

L’idea di Joe Colombo resiste al tempo, dimostrando la sua capacità di trasformare le idee in prodotti funzionali. Il “mobile a torre”, ad oltre 50 anni dalla sua nascita, è ancora oggi un oggetto “razionale, funzionale e funzionante” proprio come lo descriveva il suo inventore. Boby rispecchia la visione di Colombo che puntava a creare complementi d’arredo dinamici e trasformabili, svincolati da concetti architettonici e volti a soddisfare tutte le esigenze pratiche.

boby colombo

In un primo momento Joe Colombo si dedica alla pittura passando poi nel 1953 alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Prima aderisce al Movimento Nucleare con Enrico Baj e Sergio Dangelo poi al MIBI (Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista). Poi, approda al MAC (Movimento per l’arte Concreta) su invito di Bruno Munari. Nel 1964 vince la medaglia d’oro per il design alla XIII Triennale per la lampada Acrilica prodotta da Oluce. Poi arrivano anche la sedia no. 4801 per Kartell, la sedia Elda, la poltrona Tube e fra gli altri progetti, il condizionatore Candy e la Minikitchen per Boffi. Boby è uno degli ultimi design di Colombo – insieme alla collezione di lampade Topo, Colombo e Triedro – che morirà prematuramente nel 1971.

I disegni della poltrona Elda, Joe Colombo
Poltrona Tube, Joe Colombo
Lampada Acrilica, Joe Colombo
Lampada Acrilica, Joe Colombo
Il celebe Candyzionatore, Joe Colombo

La storia di Boby, il carrello nomade
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Isola Design, da Lampo si parla di sostenibilità

Isola Design, da Lampo si parla di sostenibilità

Giorgia Massari · 23 ore fa · Design

La Milano Design Week è ufficialmente iniziata e il tema di quest’anno – Materia Natura – risuona in tutta la città. A partire da Lampo, quest’anno hub principale di Isola Design, che ospita due mostre a tema, sotto l’ombrello This Future is Currently Unavailable, il titolo scelto dal distretto. Da un lato la mostra Is One Life Enough? guarda a nuovi materiali sostenibili provenienti dall’oceano, dall’altro la collettiva ENHANCE ci parla di un design a servizio di soluzioni immediate e quotidiane. Ma non solo, anche da WAO PL7, sempre parte del distretto, ecoLogicoStudio pensa a tre oggetti per il futuro. Ma tornando in Scalo Farini, da Lampo, ci addentriamo nelle due mostre collettive per scoprire qualcosa in più.

isola design
Cheuk Laam Wong

ENHANCE – Design for Social Impact by DesignWanted

«DesignWanted ha scelto di concentrarsi su questioni urgenti che, in vari modi, ci coinvolgono tutti», si legge sul comunicato stampa che anticipa la missione della mostra. Proporre soluzioni, ipotesi, alternative che possano avere un impatto sociale positivo sulle nostre vite. Da questa premessa si intuisce che l’estetica non è la priorità, al contrario è la funzionalità a emergere, «a sottolineare che il design non è solo creare progetti esteticamente piacevoli ma ha anche il potere di migliorare la qualità della vita di molte persone», ci spiega il curatore Juan Torres.

DesignWanted non vuole screditare il collectible design o il mondo del forniture, ma vuole sottolineare che c’è anche questo aspetto del design industriale che può approcciare problematiche ambientali e sociali. Qualcuno potrebbe pensare che sia una critica alla Design Week ma è solo un altro aspetto del design da considerare visto il momento storico che stiamo vivendo.

Juan Torres, curatore di ENHANCE

I designer coinvolti nella collettiva saranno Fucina Frammenti, Nick Geipel & Charlotte Von Ravenstein, Cheuk Laam Wong, Rehub, AmbessaPlay & Pentagram, Birdie, David Wojcik, Jonas Krämer, Simone Perini e Strena Medical. La selezione seguirà gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) identificati dai membri del WDO come particolarmente rilevanti per la comunità del design industriale e rifletterà l’impegno di DesignWanted verso le questioni contemporanee e la sua fiducia nel potenziale del design per trasformare positivamente la nostra società.

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Nanette De Kool_Interpunctie Colon screen ©Uppix

Is One Life Enough?

La mostra collettiva presenta una selezione di designer che esplorano il riutilizzo di prodotti progettati invece per un solo ciclo di vita. La sostenibilità è ovunque, dai pezzi all’allestimento. Fantolino, partner dell’evento, ha fornito cartoni per uova riciclati come base per i piedistalli, mentre Kineco ha realizzato i piani dei piedistalli con il micelio (di funghi ne avevamo già parlato qui). Tra la vasta selezione, in occasione della Design Week viene presentata Colab, la prima biblioteca di materiali negli Emirati Arabi Uniti, che promuove la condivisione e l’accessibilità delle risorse per sostenere la sostenibilità e l’innovazione nel design e nella produzione.

Is One Life Enough? Yu Watanabe, Radiance of Nature with Urushi ©Shinji Yagi, Yoshihiro Ozaki, Yu Watanabe

Tra i progetti e gli studi di design partecipanti figurano: ARTL, 1×1 systems, Abar Studio, Albin Karlsson, Alexandre Delasalle, altered artifacts, arkitettoria, Atelier LVDW, Austeja Platukyte, BlueCycle, Censis Rubliss, Daniyar Uderbekov, Dario Erkelens, Design by nico, Eco – Plexis, Emma Johann, Etcetera, Eva Ausmann, Ihab Hafez El Riz, Interesting Times Gang, Katherine Lopez, Krill Design, LFL-ShanghaiTech Mariekke Jansen, Marjan Colletti, Michelle Ivankovic, MushLume Lighting, NANETTE DEKOOL, Natalie Pichler, Oiamo, Owalla, Piece of Cake, POLIMAIR, Prostor Studio, Sabrina Merayo Nuñez, Senzaquadro®, Shaghayegh Ranjbar, Siyu Liu, Studio Jean Louis Noël, Studio Samira Boon, Masterpieces by Studio8, Tatiana, Skorodumova, Teresa Lobelia D’arienzo, The True Green, Ulrike Jurklies, Wknd Lab, Yasmine Mahmoudieh.

Is One Life Enough, Shaghayegh Ranjbar, teCHxtile ©Shaghayegh Ranjbar

Non solo mostre

Oltre alle due mostre principali, Lampo Milano ospita l’Isola Design Store e il Media Corner di Isola, nonché uno spazio dedicato a Talk e Panel Discussion. Isola in collaborazione con L’Essenziale Studio e HeyCrates, ha creato l’Isola Design Store, dove i visitatori possono acquistare piccoli pezzi di design, riviste e molti altri prodotti della community di designer. All’interno del negozio, L’Essenziale Studio ha creato anche un Media Corner dove, in collaborazione con DesignWanted, è possibile captare qualche scoop su alcuni dei personaggi chiave dell’Isola Design Festival.

crates design | Collater.al

Nell’ambito della collaborazione con Isola, IAMMI ha progettato non solo uno sfondo per Talk e Panel Discussion, ma anche un’installazione intitolata LIKE A ROCK. Con l’impiego dei prodotti della collezione Tofu, sedute morbide ma dall’aspetto roccioso realizzate con gommapiuma riciclata, anche IAMMI pone l’accento sulla sostenibilità utilizzando materiali ecologici fusi con il design artigianale.

IAMMI

Courtesy Isola Design, all designers

Isola Design, da Lampo si parla di sostenibilità
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L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

Giorgia Massari · 7 giorni fa · Design

Non è facile sentir parlare di allestimento autoriale, anche tra gli addetti ai lavori non è un termine così diffuso. Forse la dicitura allestimento d’autore meglio spiega il concetto, ma rimane il fatto che non sia un pratica così radicata, per lo meno nel mondo dell’arte e del design. L’industria della moda al contrario sembra averne già carpito il potenziale, forse perché in termini di budget riesce a permetterselo e, d’altra parte, ha un gran bisogno di un effetto scenografico sia per gli shooting sia per le sfilate. Delle runway sceniche ne avevamo già parlato, soffermandoci sul lavoro dello studio Bureau Betak, che realizza i set delle sfilate di grandi maison tra cui Gucci, Bottega Veneta e Jacquemus, trasformandole in veri e propri show dal sapore artistico.

In ogni caso qualsiasi show – che si tratti di moda, arte o design – ha bisogno di una produzione o meglio, di servizi ben specifici che rendano il tutto possibile. Dai trasporti al packaging, dalla progettazione espositiva all’allestimento vero e proprio. Ma chi se ne occupa? Chi sono questi attori? Non è facile individuare realtà ben definite che si occupano di questi servizi dalla A alla Z, anche se negli ultimi anni stanno nascendo dei veri e propri brand – o studi di progettazione – che si propongono di rispondere a queste richieste in toto, inserendosi in un processo complesso, non solo da un punto di vista logistico ma portando un vero e proprio contributo creativo con una linea estetica solida. La loro posizione dietro le quinte rende difficile tracciarne un identikit, per questo lo abbiamo chiesto a Matteo De Nando, fondatore di HeyCrates, un brand emergente che rappresenta uno dei pochi esempi italiani di allestimento autoriale.

 
 
 
 
 
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Abbiamo conosciuto HeyCrates in occasione della Milano Design Week, precisamente da Lampo, il nuovo hub principale di Isola Design. L’allestimento che HeyCrates presenterà settimana prossima nella location di Scalo Farini ben rappresenta la direzione che il brand sta prendendo nell’ultimo periodo, concretizzandosi come punto di partenza di una seconda fase importante per il brand. Scopriamo qualcosa di più e addentriamoci dietro le quinte di una mostra.

Partiamo dalla definizione “allestimento autoriale” o “allestimento d’autore”. Negli ultimi anni è sempre più richiesto da varie industrie, pensiamo alla moda, ma anche al design e all’arte. In passato l’aspetto di produzione si riduceva a un semplice servizio anonimo. Perché oggi abbiamo bisogno di un allestimento che sia creativo e che abbia un’identità consolidata? Cos’è cambiato secondo te? 

Matteo De Nando: HeyCrates nasce in un ambito, quello dell’arte, che fa perno proprio sull’autorialità, la quale è spesso frutto di una sinergia di varie professioni, dalla progettazione di un’opera d’arte alla sua conservazione, passando per l’allestimento. Quello che ho potuto osservare in prima persona è che quest’ultimo decennio è contraddistinto da una sempre maggior quantità di eventi effimeri che costellano il calendario di tutte le grandi città. Di conseguenza penso che la richiesta di una progettazione originale, così come una logistica reattiva e “su misura”, sia cresciuta di pari passo.

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HeyCrates x L’Essenziale Studio vol. 05 – artwork by Jacopo Benassi – ph Matteo De Nando
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HeyCrates x Fondazione Stelline – Drifting Sides curated by Giacomo Zaza – ph Matteo De Nando

Qui si inserisce il tuo brand. Come nasce l’idea di HeyCrates? Qual è stata la tua intuizione? Pensi di esserti inserito e di aver successivamente riempito un vuoto che mancava soprattutto nel mondo dell’arte?

Matteo De Nando: Si può dire che HeyCrates sia nato sia da una forte necessità che da una grande curiosità e interesse verso il mondo dietro le quinte. Un Interesse anche estetico rispetto al sistema arte e i suoi meccanismi, declinato in una forma che possa valorizzare il progettista così come l’artigiano.

Quando penso all’allestimento di una mostra mi viene in mente il tanto amato modello alla “white cube” anche se negli ultimi anni sembra essere diventato obsoleto. Pensi che sia questo il motivo del successo dell’allestimento autoriale anche nel mondo dell’arte? Le gallerie, o più in generale gli spazi, hanno bisogno di allestimenti dall’effetto “wow” per adeguarsi a un nuovo linguaggio influenzato soprattutto dai social?

Matteo De Nando: Sicuramente i social, configurandosi come “archivio di novità”, influenzano incessantemente il modo di narrare al proprio pubblico. L’allestimento autoriale è sempre stato legato alla curatela, è tempo di valorizzare anche la produzione

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HeyCrates, family products picture 2024 | ph Michele Foti

Chi sono i vostri clienti ideali? Cosa bisogna aspettarsi quando si chiama HeyCrates?

Matteo De Nando: I miei clienti preferiti sono quelli con cui si parla di progetto e non di risoluzione di problemi. A HeyCrates piace progettare!

Parlando con te una parola che mi risuona in mente è ibrido. Un termine forse ampiamente utilizzato per dare una definizione a qualcosa che è difficile da spiegare in poche parole. Questo perché, oltre alla produzione, HeyCrates sviluppa in parallelo i suoi prodotti realizzati da designer italiani e non. Penso in particolare all’allestimento che presenterete a Isola – Storages -, spiegaci meglio di cosa si tratta. Sono prodotti su larga scala o a tiratura limitata? Strizzano l’occhio al collectible design?

Matteo De Nando: Per l’area shop di Isola ho pensato fosse il caso di riproporre il salottino Storages disegnato da Federico Fontanella in quanto assolve pienamente la funzione dello spazio regalando qualche spunto di riflessione in più sulle possibilità dell’imballaggio come mobilio, arredamento. Ad oggi abbiamo una famiglia di prodotti che si potrebbe dire di prima generazione, per cui sono sicuramente riconducibili al collectible nonostante puntino ad una produzione più vasta. 

Come scegli i designer con cui collaborare? Devono rispecchiare la tua visione? Sono collaboratori costanti o preferisci affidarti ai designer a seconda del progetto?

Matteo De Nando: Ad oggi sono sempre state persone con cui inizio spontaneamente dei dialoghi, ma che vanno oltre. Mi trovo quindi a fornire degli input e se questi vengono raccolti ed elaborati allora si parte.

Chiudiamo con una domanda sul futuro. Come ti immagini HeyCrates nel futuro prossimo? 

Matteo De Nando: Come una bottega del Quattrocento.

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ph Michele Foti
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HeyCrates x Mali weil | ph Matteo De Nando
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wood crate | ph Matteo De Nando

Courtesy HeyCrates
Cover: HeyCrates x Luertìs – furniture_ Mini by Riccardo Gianduzzo x HeyCrates_ph Cesare Lopopolo e Anna Vezzosi

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Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Anna Frattini · 2 settimane fa · Design

In Belgio c’è uno studio di design – Home Studyo – che realizza vasi e specchi che a un primo sguardo sembrano gonfiabili. D’altronde, l’inflatable design ha già fatto presa su di noi in passato. In questo caso, però, si tratta di prodotti in ceramica utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Si tratterebbe di un escamotage per rendere durevole il look inflatable. Insomma, probabilmente i pezzi di Home Studyo vogliono assumere questo aspetto straniante di proposito. Quel che è certo è che questi oggetti riescono ad attirare l’attenzione.

L’approccio di Home Studyo

Sul sito di Home Studyo si legge che la filosofia di questo studio di design vede gli oggetti che scegliamo per le nostre case come parte di una collezione personale che definisce chi siamo, la nostra zona di comfort e la nostra identità. Un punto di vista sicuramente condivisibile che rivediamo anche nell’unicità dei loro pezzi. Sul loro profilo Instagram si può anche dare uno sguardo a una parte del processo produttivo dove la ceramica incontra quello che loro stessi chiamano playful design.

Home Studyo è nato poche settimane fa ma è uno degli studio di design da tenere sicuramente d’occhio non solo per l’unicità degli oggetti che propone ma anche per la forza comunicativa di questo brand. Il punto forte di questo progetto, forse, sta tutto nell’effetto straniante di cui abbiamo parlato prima e quello che ci aspettiamo sono altri prodotti realizzati con lo stesso concept in mente.

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