Tutti i libri che ci sono piaciuti nel 2023

Tutti i libri che ci sono piaciuti nel 2023

Anna Frattini · 2 mesi fa · Art, Design, Photography, Style

In questo articolo abbiamo raccolto tutti i libri che ci sono piaciuti nel 2023. I temi sono vari e c’è di tutto: dalla narrativa fino alla moda passando per il mondo della fotografia e per il design senza dimenticare la categoria di arte. Di alcuni ne abbiamo già parlato, altri sono novità tutte da scoprire insieme a noi.

#1 Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow di Gabrielle Zevin

Lo so, ne abbiamo già parlato molto ma non potevamo non parlarne anche qui, mettendolo insieme ai libri che ci sono piaciuti di più quest’anno. Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow di Gabrielle Zevin è uno dei libri dell’anno. Il fenomeno di TTT è esploso grazie a BookTok e, ad oggi, su Good Reads, le recensioni sono oltre 580,000 mila. Zevin affronta temi diversi sposando amore, amicizia e gaming riuscendo ad appassionare e riunire milioni di lettori. L’autrice non solo è in grado di far dialogare temi lontanissimi gli uni dagli altri ma fa leva anche sul successo che il gaming ha ottenuto nella pop culture negli ultimi anni.

#2 Another online pervert di Brea Souders

Ci siamo imbattuti in questo libro quando siamo stati da PhotoVogue e ci ha subito conquistati, fin dalla copertina. Si tratta di una serie di conversazioni tra l’autrice, Brea Souders e un chatbot femminile. Un libro provocatorio e personalissimo che ci porta con sé nel viaggio alla scoperta dell’interazione fra umano e macchina in una storia condivisa a partire dai frammenti della propria identità. Si parla di tutto: di amore, di sesso, di morte ma anche di sensazioni tristi o ansiogene.

#3 Una donna in carriera di Sophia Giovannitti

Di Sophia Giovannitti ne abbiamo già parlato qui, in occasione dell’uscita del suo libro in America. Da poco é uscito anche in lingua italiana per Johan & Levi. Il titolo originale é Working Girl: on selling art and selling sex, e il libro che racconta delle sue esperienze nel mondo dell’arte e del sex working spiegando come questi due mondi – apparentemente lontanissimi – siano in realtà molto vicini. 

#4 1000 Sneakers Deadstock – La collezione ideale di Larry Deadstock

L’Ippocampo ha fatto uscire in Italia questo libro sulle sneakers, una vera e e propria bibbia per gli appassionati. Larry Deadstock è uno dei collezionisti e reseller più famosi in Europa e in questo decalogo ha raccontato storie, momenti e luoghi legati ad avventimenti legati al mondo della sneaker culture.

#5 Golfi verdi e parquet Panga Panga, Milano San Felice di Elisa Di Nofa e Francesco Paleari

Anche di questo libro ne abbiamo già parlato, precisamente nella nostra sezione Design. Quest’anno, il quartiere di Milano San Felice, è tornato sotto i riflettori grazie all’uscita di questo libro curato da Elisa Di Nofa e Francesco Paleari. Dalle meravigliose fotografie, ciò che salta subito all’occhio sono gli interni, curati con attenzione e disegnati appositamente per San Felice. Dai bellissimi pezzi di design, tra cui i lampadari Lyndon disegnati da Magistretti in color lilla alle sedie di Cassina, o le cucine realizzate su misura in “rosso Caccia”.

#6 L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake

Quest’anno abbiamo visto funghi ovunque e questo libro scritto di Merlin Sheldrake ne racconta la vita segreta. In un mix di capacità narrativa e investigazione l’autore ci aiuta a cogliere il magico mondo dei funghi, inalando a pieni polmoni la meraviglia e l’importanza degli ecosistemi naturali che abitiamo.

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Cos’è una sedia zaisu?

Cos’è una sedia zaisu?

Anna Frattini · 2 mesi fa · Design

C’è un brand giapponese che mixa il concetto tradizionale di sedia zaisu con il mondo dei Pokémon, si chiama CELLUTANE e le loro sedie sembrano comodissime. L’ultima uscita in casa CELLUTANE riporta in vita Sizzlipede, un Pokémon simpaticissimo che sembra fatto apposta per questa poltroncina. Sul sito del brand giapponese – pieno di cose divertentissime e molto lontano dal design per come lo conosciamo noi – ha anche prodotto altre due sedute a tema Pokémon. Ma cos’è una sedia zaisu e perchè sembra essere così comoda?

La sedia zaisu (座椅子)

La sedia zaisu, essenzialmente, è una sedia senza gambe. Si può trovare nelle stanze giapponesi tradizionali insieme al classico tatami. Su questa sedia ci si siede in una posizione specifica, la seiza, che consiste nell’inginocchiarsi con tutto il peso da tenere sulla parte inferiore delle gambe, piegate sotto il corpo. Solitamente, questa seduta si accompagna a tavoli kotatsu e possiamo trovarla accompagnata da un cuscino – lo zabuton – o senza.

Nel caso della zaisu realizzata in collaborazione con Pokémon, questa sembra essere la prima seduta di questo tipo realizzata da CELLUTANE. Una zaisu che può essere sistemata in tre punti, nel primo caso piegata a 42 gradi per una comoda seduta, a 14 gradi per appoggiare comodamente la testa e a 11 per i piedi. Insomma, anche se CELLUTANE non consegna fuori dal Giappone, questa divertentissima seduta ci ispira a mettere in discussione il modo in cui pensiamo al concetto di sedia. Sopratutto per bambini.

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Calvin Seibert porta il brutalismo in spiaggia

Calvin Seibert porta il brutalismo in spiaggia

Giorgia Massari · 2 mesi fa · Art, Design

Arte, architettura o scultura? I castelli di sabbia di Calvin Seibert sono sculture architettoniche effimere, destinate a svanire tra le onde del mare. Lo stesso Seibert descrive le sue opere utilizzando il termine “moderne” ma senz’altro, se fossero veri e propri edifici, noi li chiameremmo brutalisti per via delle forme rigide e per il colore della sabbia, che rimanda al cemento. Abbiamo scoperto il suo lavoro recentemente, quando il 1 gennaio ha postato sul suo account Instagram una delle sue sculture di sabbia, datata 1 giugno 2017. Approfondendo il suo lavoro, ci siamo immersi nel suo vasto immaginario architettonico. Le menti geniali di architetti come Ludwig Mies van der Rohe, Louis Kahn, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, sembrano dialogare nelle sue opere, tanto laboriose quanto sfuggenti. Ma cosa spinge un artista a realizzare un’opera destinata a scomparire in poco tempo?

Nel caso di Calvin Seibert, la risposta sta nel suo modus operandi. Come ha dichiarato in un’intervista per il GreyScape, « Di solito mi piace realizzare cose che possano completarsi in un giorno, se possibile, o almeno mostrare da subito progressi reali». La sabbia è senza dubbio un medium malleabile, che necessita di essere lavorata nell’arco di una sola giornata. Per questo Seibert inizia le sue opere al mattino presto, quando la spiaggia è libera e silenziosa, per terminarle poi a giornata inoltrata sotto gli occhi curiosi dei bagnanti, l’unico pubblico a vederle dal vivo.

Calvin Seibert | Collater.al
Sandcastle sculptor Calvin Seibert at work on Rockaway Beach, Queens. Photo by Jeremy Cohen.

Cercando sul web, abbiamo trovato moltissime foto dei castelli di sabbia di Seibert, lui stesso ha dichiarato di averne realizzati a centinaia. Ma chi è Calvin Seibert? Calvin nasce in Colorado in una famiglia in cui tutto gira intorno alla neve, piuttosto che alla sabbia. Il padre di Calvin era un rinomato sciatore e co-fondatore della stazione sciistica di Vail. Fin da sempre Calvin ha coltivato una fascinazione per l’arte e per i lavori manuali. Dalla ceramica alla serigrafia, fino alla creazione della sua rivista. Studia arte alla School of Visual Arts di New York e mentre i suoi compagni di studi, tra cui Keith Haring, erano attirati dalla strada, lui era attratto dagli schemi di ingegneria e dall’architettura. Artisti come Alice Aycock e Will Insley, lo hanno ispirato per il loro linguaggio architettonico e per i loro mondi immaginari. Su questa scia, Seibert si avvicina alla scultura e inizia a realizzare opere per altri, poi sperimenta con la sabbia e l’avvento del digitale gli permette di condividere le sue creazioni sui social, fino a spopolare. Sono in molti a chiedere le sue creazioni, dalle gallerie alle case di moda, che vogliono i suoi castelli per realizzare servizi fotografici, come Hermés per esempio. Adesso Seibert è sempre in cerca di nuove spiagge sulle quali costruire le sue opere, destinate al mare.

Calvin Seibert | Collater.al

Courtesy Calvin Seibert

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Mickey Mouse, il decadimento dei diritti d’autore e le conseguenze creative

Mickey Mouse, il decadimento dei diritti d’autore e le conseguenze creative

Giulia Guido · 2 mesi fa · Art

Il 1° gennaio 2024 non ha semplicemente segnato l’inizio di un nuovo anno, ma da tempo era una data attesa da molti. Perché? Dobbiamo fare un piccolo – o grande – salto indietro nel tempo per rispondere a questa domanda.

Steamboat Willie (1928)

Era il 18 novembre 1928 quando andò in onda per la prima volta l’episodio Steamboat Willie della serie Mickey Mouse. Questa non fu la prima apparizione di quello che noi conosciamo come Topolino. Il personaggio creato da Walt Disney e Ub Iwerks aveva fatto il suo debutto il 15 maggio dello stesso anno con Plane Crazy (L’aereo impazzito) ed era tornato un’altra volta il 28 agosto con The Gallopin’ Gaucho (Topolino gaucho), ma i primi due corti non riscossero il successo che ebbe Steamboat Willie che rese Topolino il vero simbolo della Disney
Da allora – e grazie al successo ottenuto – è cominciato il conto alla rovescia per la scadenza del copyright, che sembrava non finire più. 

Mickey Mouse e i diritti d’autore

Infatti, fino al 1998, in America qualsiasi opera diventava di dominio pubblico dopo 75 anni dalla sua pubblicazione, quindi secondo la legge i diritti su Steamboat Willie sarebbero dovuti scadere il 31 dicembre del 2003. Però, proprio nel 1998, venne firmato e approvato il Copyright Term Extension Act estendendo i termini della legge sul copyright a 95 anni. A fare particolare pressione per l’approvazione di questa legge fu proprio la Disney, motivo per cui venne rinominato “Mickey Mouse Protection Act”. 

Arriviamo così al 1° gennaio 2024, giorno in cui – finalmente, direbbe qualcuno – il Topolino di Streamboat Willie (e anche quello di Plane Crazy e The Gallopin’ Gaucho) è diventato di pubblico dominio negli Stati Uniti. 

Topolino diventa di pubblico dominio

Ma questo cosa significa? Significa che chiunque può utilizzare liberamente e gratuitamente l’immagine del Mickey Mouse del 1928 per realizzare nuove opere ed era proprio quello che molti stavano aspettando. Sono bastate poche ore per vedere il web riempirsi di trailer di film con protagonista Topolino o immagini realizzate con l’AI in cui il famoso personaggio dei cartoni si dà a qualsiasi tipo di comportamento. 

Uno dei primi è stato il regista e Producer americano Steven LaMorte che non ha perso neanche un secondo e ha annunciato sul suo profilo Instagram l’arrivo di una versione horror di Streamboat Willie accompagnato da una sinossi: «Un tranquillo giro in barca di notte si trasforma in una disperata lotta per la sopravvivenza a New York City quando un topolino birichino diventa una mostruosa realtà. Un equipaggio variopinto riuscirà a sopravvivere a una creatura assassina con un debole per i turisti?».

Non è però l’unico caso. Proprio il 1° gennaio, su YouTube è apparso anche il trailer di Mickey’s Mouse Trap, con la regia firmata da Jamie Bailey, regista e direttore della fotografia americano. Anche in questo caso si tratta di un film horror, ma ambientato in un Luna Park. 

Non è neanche la prima volta che succede una cosa del genere. Il 1° gennaio del 2022 segnò la scadenza dei diritti su Winnie the Pooh, e anche in quel caso passarono poche ore prima di vedere ovunque il trailer di Winnie The Pooh: Blood and Honey, un film slasher che rivisitava completamente il personaggio di A.A. Milne. 

In questo caso, però, non parliamo solo di film. Sempre il primo dell’anno, la casa sviluppatrice di videogiochi Nightmare Forge Games ha rilasciato il trailer di Infestation 88, un nuovo gioco horror che mira a mescolare terrore e nostalgia trasformando il Steamboat Willie in qualcosa di molto più spaventoso.

Non parliamo poi delle centinaia di immagini realizzate con AI in cui Topolino è raffigurato mentre fa cose non propriamente adatte ai bambini, fumando una canna, sventolando una bandiera comunista o crocifisso e potremmo continuare all’infinito. C’è addirittura qualcuno che ha deciso di non divertirsi da solo e ha creato un modello di intelligenza artificiale che realizza immagini solo con Mickey Mouse

Quanto siamo liberi di creare?

Ma si può davvero fare tutto? La risposta è no. Stando alla legge, ad oggi si può fare tutto usando solo le versioni di Topolino e Minnie del 1928 e soprattutto dichiarando attraverso appositi disclaimer che ciò che si sta facendo non è in alcun modo prodotto, concesso, approvato o sponsorizzato dalla Disney.

È giusto? È sbagliato?

Il mondo si è diviso in due fazioni. Da un lato c’è chi si schiererà sempre contro questo modo di rivisitare e utilizzare personaggi e opere conosciute. Dall’altro c’è chi è convinto che rendere alcune opere di dominio pubblico possa essere un’eccezionale fonte di stimoli per la creatività. Non ne siete convinti? Pensate solo che se Romeo e Giulietta non fosse stato di dominio pubblico non saremmo mai andati al cinema a vedere West Side Story o se le opere di Arthur Conan Doyle non fossero state libere da diritti non avremmo mai visto Robert Downey Jr e Benedict Cumberbatch nei panni di Sherlock Holmes.

Forse noi spettatori potremmo un po’ storcere il naso, ma sicuramente non può farlo la Disney, in fondo se esistesse una legge del diritto d’autore che dura per sempre non avremmo mai avuto i film animati di Alice nel Paese delle Meraviglie, Biancaneve, Il gobbo di Notre Dame, La Sirenetta, Pinocchio, Robin Hood, A Christmas Carol e decine di altri cartoni, Mickey Mouse non sarebbe mai diventato un’icona e nessuno oggi vorrebbe trasformarlo nel protagonista della propria opera. 

Mickey Mouse
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Le opere grottesche di Beryl Cook aprono un dibattito

Le opere grottesche di Beryl Cook aprono un dibattito

Giorgia Massari · 2 mesi fa · Art

Oggi vogliamo parlarvi di una delle artiste inglesi più controverse, Beryl Cook (1926-2008) che con il suo stile comico e inconfondibile è ancora incredibilmente attuale. Anche artnet la inserisce nella lista degli otto artisti da tenere d’occhio nel 2024, insieme alla giovane Adelisa Selimbašić, di cui vi abbiamo già parlato qui. Gli scenari di Cook sono tutti reali, pescati dalla sua sorprendente memoria fotografica. Ogni dipinto ricalca situazioni da lei vissute, portando all’estremo dinamiche quotidiane e sociali intorno a lei. Tutto è restituito attraverso il suo sguardo esuberante, seppur Cook fosse molto introversa e timida. I suoi personaggi sono infatti l’esatto opposto di ciò che l’artista era. Grotteschi, dirompenti e maliziosi, sembrano guardare da un lato ai protagonisti drammatici di Otto Dix, dall’altro alle figure formose di Fernando Botero con una dose di comicità perfetta «per il set di Blackpool», si legge in un articolo sul The New York Times.

Beryl Cook | Collater.al

È in occasione della mostra dell’anno scorso, nella galleria di Manhattan A hug from the art world, che il New York Times consiglia ai suoi lettori di visitare l’esposizione Beryl Cook Takes New York, sottolineando: «Beryl Cook è straordinariamente popolare nella sua nativa Gran Bretagna […] ma qui è per lo più sconosciuta». Correggendo la svista, il pubblico newyorkese viene a contatto con una delle rappresentazioni pittoriche più audaci della città. New York era infatti uno degli scenari preferiti di Cook, che la ritrae attraverso i suoi abitanti più stravaganti, dediti al piacere e alle stranezze della quotidianità. Con il suo linguaggio contemporaneo che si rifà alle caricature del tedesco George Grosz, Beryl Cook è stata in grado di toccare le fragilità della vita adulta nascondendole sotto il velo della comicità e, forse, ha dovuto attendere qualche decennio prima di essere davvero capita. Per lo meno dal pubblico, gli ambienti accademici tendono infatti a liquidarla, come si legge in un pezzo del The Telegraph o in una critica spietata di qualche anno fa scritta sul The Guardian da Andrian Searle. Quest’ultimo l’ha infatti definita una pittura “nauseante e compiacente“. Anche il critico Brian Sewell non si è risparmiato, affermando che Cook «ha sviluppato una formula di grande successo che molti sciocchi sono disposti a comprare, ma che a mio avviso è anti-arte. Ha una sorta di vena volgare che non ha nulla a che fare con l’arte». Nonostante la sua popolarità nel panorama inglese, anche la Tate di Londra ha respinto la richiesta di ammettere il lavoro di Cook alla sua collezione. Ciò che è certo è che Beryl Cook è in grado di suscitare emozioni, a noi piace e a voi?

Beryl Cook | Collater.al
Beryl Cook | Collater.al

Courtesy Beryl Cook

Le opere grottesche di Beryl Cook aprono un dibattito
Art
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