7 domande a Louis De Belle

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11 Giugno 2019

Abbiamo incontrato Louis De Belle, fotografo ed editore di Milano, per parlare del suo lavoro e del suo recente progetto Disappearing Objects.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Louis De Belle, fotografo ed editore di Milano, checi ha parlato del suo lavoro e del suo recente progetto Disappearing Objects. Scopri cosa ci ha detto qui sotto.

Louis De Belle | Collater.al

Louis, cosa significa per te disappearing?

Diciamo che se dovessi trovare una connessione tra i miei lavori, probabilmente prenderei in prestito la locuzione “estetica dell’invisibile”. In tre dei miei lavori tratto tre argomenti molto diversi tra loro – tassidermia in Failed Dioramas 2015, religione in Besides Faith 2017 e illusionismo in Disappearing Objects 2018 – ma condividono una terreno comune, fatto di ciò che ci è permesso vedere o meno. C’è infatti un limite morale che collega questi argomenti, ma ce n’è anche uno fisico.

Spiegaci meglio quest’ultimo concetto.

La collezione di tassidermia di Failed Dioramas è inaccessibile, così come la più grande fiera di paramenti liturgici e abbigliamento ecclesiastico documentata in Besides Faith. Con Disappearing Objects, invece, questo doppio limite si manifesta ancora di più: l’invisibile morale è dettato dalla prima legge dell’illusionismo (i trucchi non vanno svelati) ma è anche fisico, poiché gli oggetti ritratti sono progettati per non essere visti durante le performances.

Louis De Belle Besides Faith book | Collater.al

Ci racconti come è stato lavorare a Disappearing Objects?

Il processo dietro a ogni lavoro fotografico prevede una fase iniziale di studio e ricerca. Una volta scelto l’argomento e il modo in cui approcciarlo, la fase di fotografia tout court è molto breve, specialmente rispetto al tempo che intercorre tra lo scatto e la resa finale del progetto come libro o mostra. Per Disappearing Objects, nonostante si tratti di una tassonomia scattata in studio, ci sono voluti quasi due anni.

Come mai c’è voluto tutto questo tempo?

Reperire gli oggetti è stato laborioso ma ancora più tempo lo ha richiesto la produzione del libro edito da Bruno (Venezia). Quello che inizialmente doveva essere un piccolo libro fotografico è diventato un oggetto più articolato e complesso. In questo senso è stato prolifico l’incontro con i grafici Giacomo Covacich e Andrea Codolo, nonché la collaborazione con lo scrittore americano Jordan Hruska. Tutti hanno accettato di lavorare a un progetto il cui esito era incerto fino alle ultime prove di stampa alle Grafiche Veneziane, ma che alla fine è stato molto apprezzato in contesti importanti come Paris Photo o i D&AD Awards di Londra. 

Hai studiato e vissuto in Germania, poi sei tornato a Milano, la tua città. Come hanno influito sulla formazione?

Nella mia formazione, avvenuta principalmente all’Università Bauhaus di Weimar e negli anni successivi a Berlino, è stato molto utile conoscere persone e realtà diverse dalla mia città di origine (Milano). Sono riuscito a partecipare a importanti mostre, come una recente collettiva al KINDL Centre for Contemporary Art o la mia prima personale al museo di anatomia animale della Humboldt Universität di Berlino. Tuttavia sono tornato volentieri a Milano, dove c’è molto fervore nonostante mi sembri più complicato accedere a simili circuiti. Per questo motivo rimango molto attento a quello che succede fuori – come probabilmente gran parte della mia generazione.

Altri progetti recenti?

Da poco abbiamo invece celebrato una collaborazione con l’etichetta di musica elettronica AWRY, che mi coinvolge assieme a fotografi e artisti che stimo come Leonardo Scotti, Ronni Campana e Domenico Romeo. Allo stesso tempo affianco ai progetti personali lavori su commissione con studi di grafica (come TOMO TOMO o Matteo Gualandris di Mousse) e architettura (come Salottobuono, Ganko, Casatibuonsante o Raumplan), con i quali si instaurano rapporti di amicizia che generano a loro volta nuove iniziative – alcune delle quali vedranno luce a breve…

Allora aspettiamo novità. E progetti futuri che puoi anticipare?

Al momento sto lavorando con Claire Huss, designer di Parigi, a una pubblicazione di Cartographies, una serie di fotografie ravvicinate scattate a New York durante una residenza d’artista. È un lavoro che ritrae dettagli di corpi dei passanti, resi come grandi campi monocromatici in cui le uniche informazioni disponibili sono pieghe, sudore e drappeggi.

Louis De Belle Cartographies | Collater.al 1
Louis De Belle Cartographies | Collater.al 1

Articolo di Bianca Felicori.

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